La Libertà è libera dal bisogno di esprimersi bassamente, che è indice di schiavitù. La Liberazione esige l’Elevazione.

È giusto fare ciò che si sente, a patto di sentire qualitativamente. Il primo passo che si dovrebbe fare seguendo il concetto di fai ciò che senti, dovrebbe essere sentire di dover migliorare il proprio sentire, spiritualizzandolo. Per chi è posseduto da contenuti inferiorizzanti, l’idea di fare ciò che sente, può facilmente diventare una falsa giustificazione per sfogarli, pensando si tratti della strada della liberazione, verso la libertà. In effetti, si tratta di una liberazione, ma di demoni interiori, che attirano demoni esteriori. La liberazione dai demoni è cosa ben diversa dalla liberazione dei demoni. La vera libertà è libera dal bisogno di esprimersi bassamente. Il bisogno di dover esprimersi bassamente è indice di schiavitù, la Liberazione esige l’Elevazione.

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Seguire il cuore – cosa fare per esprimerci pienamente, per Essere Se Stessi?

L’intenzione di seguire il cuore, indica anche di desiderio di esprimersi esprimere maggiormente, per non dire pienamente.

La qualità dell’idea, intenzione, di voler esprimersi pienamente, dipende soprattutto da ciò che vogliamo, più precisamente possiamo, esprimere. Voler può essere un passaggio del poter, ma volere sicuramente non significa automaticamente potere: frustrazioni e insoddisfazioni, sono anche sintomi netti di volere non maturato in potere.

Aver l’intenzione di esprimersi pienamente, senza discernimento, significa voler esprimere i propri contenuti, anche quelli negativi per noi stessi ed altri. È perciò molto utile sostituirla con l’intenzione di esprimersi qualitativamente, che significa voler realizzare le Tre Qualità della Monade: Volontà – Amore – Sapere. L’intenzione di dare totalmente se stessi può apparire molto positiva, perché esprimente desiderio di abnegazione. In verità, tranne quando intesa in senso Superiore, è una negazione dell’abnegazione, intesa come rinuncia all’inferiore in favore del Superiore. Per qualificarci superiormente dobbiamo squalificare le tendenze inferiori. Certamente non negandole, ma trascendendole.

Essere pienamente è ben altra cosa di ciò che l’individuo mediamente (in)consapevole immagina. L’Essere pienamente implica la Coscienza Integrale, riguarda cioè Dio (Origine) e Divino (Volontà – Amore – Sapere), Stati sconosciuti all’individuo mediamente (in)consapevole.

L’idea di voler esprimersi pienamente, può pertanto essere un modo per giustificare il bisogno di inferiorità, perché come esprimersi pienamente si intende la realizzazione di impulsi inferiori, pertanto inferiorizzanti. Realizzare l’inferiore significa limitarsi, non certo realizzarsi pienamente. Tra l’altro le realizzazioni inferiori, che in verità sono irrealizzazioni, nutrono il bisogno di altre (ir)realizzazioni inferiori: creano la classica mancanza conseguente a ogni forma di appagamento inferiore.

Le realizzazioni superiori, invece, liberano dal vuoto esistenziale, soprattutto se sono orientate direttamente a far emergere la Pienezza Esistenziale Coscienza Integrale.

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Uno senza secondo – gli altri sono veramente nostre proiezioni? Riflessioni sulla non dualità

Affermare che ciò che sperimentiamo come altri e loro emozioni e concetti, non sono gli altri di per sé, perché si tratta di concetti, emozioni e forme, prodotte da noi stessi in noi stessi, è ben diverso dall’asserire che tutti sono nostre proiezioni, che esistono soltanto nella nostra mente, come viene talvolta affermato, sottintendendo la percezione come aspetto della mente.

La prima affermazione corrisponde a verità, la seconda no: la percezione non andrebbe confusa con l’oggetto su cui si basa. Dire che tutto ciò che sperimentiamo avviene in noi, perché la nostra sperimentazione non può essere esteriore a noi, non significa affermare che non esiste un mondo esteriore, cioè altro da noi stessi.

Gli altri esistono, chiaramente, a prescindere dal nostro sperimentarli, nel senso di creare in noi stessi l’esperienza definita altri. Tra l’altro, ogni l’altro rappresenta un aspetto del mondo esteriore a noi stessi: soltanto Colui che è senza l’Altro è senza esteriorità – l’Uno è senza secondo.

Uno senza secondo, atto primo. L’Origine senza Manifestazione è la Totalità Indifferenziata: Unicamente Esistenza Originale – Luce Originale – Verità – Coscienza Originale – Beatitudine.

Uno senza secondo, atto secondo: la differenziazione della Totalità. L’Origine fa spazio in “parte” di Sé per la Manifestazione. Rende “parte” di Sé Manifestazione: Esistenza privazione di Luce Originale – Verità – Coscienza Originale – Beatitudine. Essendo l’Origine inizialmente Tutto, la Manifestazione non può essere fuori dall’Origine. La Manifestazione è la “parte” dell’Origine, che ha occultato Luce Originale – Verità – Coscienza Originale – Beatitudine.

Uno senza secondo, atto terzo. Esprimendo l’Intenzione Creativa, attraverso la Propria Volontà, l’Origine (Verità – Coscienza Originale – Beatitudine) rende possibile la Creazione nell’ambito della Manifestazione: incessante creazione di singoli Sistemi Solari, Universi componenti il Cosmo.

L’idea che gli altri sono tutti nostre proiezioni denota un certo grado di delirio di onnipotenza, oltre che di incomprensione. Se gli altri fossero veramente soltanto nostre proiezioni, con la morte del nostro corpo fisico, quindi delle capacità di generare concetti ed esperienze percettive ed emozionali,  tutta l’umanità cesserebbe di esistere, in quanto nostra proiezione, percezione. Certo, non siamo soltanto corpo fisico, ma lo stesso discorso vale anche se consideriamo i nostri aspetti: superumano (Io Superiore) e sovrumano (Monade). Essi fanno parte della Manifestazione, cioè della differenziazione. La Manifestazione è il Proiettato per negazione, mentre il Proiettore è l’Origine (Verità – Coscienza Originale – Beatitudine).

La cosa interessante, riguardo all’idea che gli altri sono tutti nostre proiezioni, è che sono in molti a pensare che gli altri sono soltanto proprie loro proiezioni. Se fosse vero che l’altro è soltanto una proiezione di qualcuno, ci potrebbe essere soltanto un unico proiettore, mentre tutti gli altri sarebbero proiettati. Pertanto, nessun’altro, tranne uno, potrebbe proiettare.

In verità, esiste un unico proiettore, che però non è un essere umano, ma è l’Origine. Tutti gli esseri umani, inclusi noi stessi, sono una Nostra Proiezione unicamente se Identifichiamo Noi Stessi come Origine, Identità Reale: Verità – Coscienza Originale – Beatitudine. Nozionisticamente si può anche afferrare l’idea: l’umanità è una proiezione di Me Origine, ma Essere questa prospettiva è ben diverso. Esige la Coscienza Integrale.

Quando diciamo di noi stessi, utilizzando il concetto di io, è importante sapere giustamente a chi ci riferiamo. Chi Sono?, Chi Sono in Verità? Chi Sono in Realtà?, sono domande essenziali, a cui dobbiamo risponderci, se vogliamo liberarci dall’immaginarci, cioè dall’identità immaginata, che non è null’altro che assenza di Coscienza Integrale.

 

 

 

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Non dualità – Tutto è un noi? Il Tutto è Tutto, non può essere in qualcosa

Tutto è in me? 

            Affermare: Tutto è in me, è errato, semplicemente perché il Tutto è Tutto, pertanto non può essere in qualcosa, far parte di qualcosa: nemmeno del Tutto; il Tutto è Sé, non può far parte di Sé.

            Affermare, l’intera Manifestazione è in Me, è, invece, coretto nozionisticamente, mentre Esistenzialmente è corretto nella misura nella quale il Me è Veramente (non solo concettualmente) Conosciuto  come Origine.

 

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Non dualità – La vita è irReale? La Vita Reale è Verità – Coscienza Originale – Beatitudine

Il concetto: la vita è reale soltanto quando io sono, è potenzialmente fuorviante. L’io sono riguarda il senso dell’io, che è irReale. La Coscienza Integrale è senza senso dell’io. L’Origine – Realtà è, invece, oltre la stessa Coscienza Integrale[1].

L’espressione: vita reale, andrebbe utilizzata soltanto riferita all’Origine. Origine, Identità Reale: Verità – Coscienza Originale – Beatitudine. Origine, Identità Reale perché Unica dotata di continuità.

Se associata alla vita manifesta, l’espressione: vita reale, è uno dei tanti modi per fomentare l’abbaglio che il mondo sia Reale. Andrebbe quindi evitata, come l’espressione: realtà quotidiana.

La quotidianità avviene sempre effettivamente, mai Realmente: gli avvenimenti accadono per davvero, non in Realtà: la Realtà Origine è “Accadimento” senza distinzione in Spirito e Natura; distinzione che riguarda la Manifestazione.

Ciò non significa che la sofferenza e i problemi vadano negati perché irReali. Anzi! Negarli è un approccio errato dell’irRealtà a se stessa, che nega parti di sé. Bisogna rendere l’irRealtà Vera, realizzando la Coscienza Integrale. Altrimenti si tratta di fatalismo, lasciarsi affossare sempre più dal sonno individuale nell’ambito del sonno collettivo.

La verità che la vita è irReale, non deve essere uno slogan per fuggire dalle esigenze della quotidianità o per cercare di giustificare la propria depressione, pigrizia, accidia, ottusità, paura… I problemi vanno risolti e più si è consapevoli dell’illusorietà del mondo, meno le circostanze turbano e meglio si possono affrontare. Gli ostacoli vanno affrontati con decisione e lucidità, anche affidandosi alla preghiera, occupandosi della soluzione e non preoccupandosi dei problemi: chi conosce le soluzioni si occupa, non preoccupa.

L’irRealtà del mondo va consapevolizzata, non solo concettualizzata. La disidentificazione dal mondo implica la Coscienza Integrale, pertanto anche la piena coscienza che l’Origine è l’Unica Realtà. Parlare di irRealtà del mondo è facile, basta imparare i concetti necessari. Ben altra cosa è consapevolizzarsi e veramente sperimentare-interpretare il mondo come elemento irReale della Totalità. Il nichilismo consapevole porta a trascendere i concetti e favorisce la scoperta di Verità e Beatitudine, intese come aspetti dell’Origine (Identità Reale), facendoLe scoprire come Immenso Valore antecedente ogni valore concettuale. Il nichilismo meramente concettuale porta, invece, a mentirsi diversamente e ad affliggersi in modo diverso, forse più intellettuale. Pensare che i concetti sono soltanto meri concetti, senza aver però trasceso il mondo concettuale, è un modo per diversificare la propria prigionia.

Ricordarsi di non associare alla Manifestazione i termini: in Realtà o Realmente, è un buon modo per rammentarsi che la Manifestazione è irReale. Aiuta a maturare la facoltà di discernere il Reale (Origine) dall’irReale (Manifestazione). Non basta essere ben dotati di verità come: l’Assoluto è l’Unica Realtà, il mondo è irReale. Bisogna Essere Verità riconosciuta come Se Stessi, grazie alla Coscienza Integrale.

[1] La Coscienza Integrale ha tre aspetti, nell’ordine: Estinzione, Vuoto Mentale, Pensare Divino. Soltanto l’Estinzione, aspetto più elevato della Coscienza Integrale, riguarda l’Origine. Vuoto Mentale e Pensare Divino concernono la Manifestazione.

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Amore e paura – lo scopo è Vivere: Essere Vita Vera, non sopravvivere.

Il concetto di Autenticità dovrebbe avere valenze positive e le emozioni negative non dovrebbero essere viste come positive, anche se in alcuni casi possono aiutare. Le emozioni positive sono, chiaramente, meglio di quelle negative, ma sono anch’essa distanza dalla Salute Amore-Beatitudine.

Certo, la paura può essere vista come risposta adeguata, perché in certi casi necessaria per sopravvivere. La paura come reazione istintiva può salvare la vita, ma può anche peggiorare la situazione. Gli istinti fanno parte della natura animale dell’uomo, che è ciò che lo stesso deve trascendere. Lo scopo è Vivere: Essere Vita Vera, non sopravvivere.

La paura come strumento di sopravvivenza è funzionalità di livello inferiore, necessaria perché subiamo l’inferiore, causa mancanza del grado necessario di maturità spirituale.

La paura è la soluzione del peggio, non del meglio. Ciò che veramente aiuta, ciò che è veramente positivo, è un alto grado di consapevolezza. Essere consapevoli del pericolo è sicuramente meglio che subire la paura; la Soluzione vera è però la piena consapevolezza di essere sempre al di là di ogni pericolo, perché Origine esistente a prescindere dalla Manifestazione intera.

La paura è ottenebramento, la soluzione è maggior luce. La risposta giusta è il Superiore, non l’inferiore. La Coscienza Integrale è il Responso esistenziale fondamentale, semplicemente perché è Consapevolezza di Sé come Origine, Manifestazione, Totalità. La soluzione vera è l’Azione Illuminata, non la reattività animale.

La paura può essere considerata come lo stato più lontano dall’Amore, cioè di maggior lontananza da Se Stessi Amore. La paura blocca la vita, che è un fiume da dinamizzare, per giungere a Essere Pace – Amore.

Riguardo la paura, è bene liberarsi dall’idea fuorviante: ho paura. Non si ha paura, ma è la paura ad avere noi. Avere paura significa subire la paura e non possiamo disporre di ciò che subiamo. Non possiamo veramente avere ciò che dobbiamo. Altrimenti avere debiti significherebbe essere in utile. Nel debito siamo un soggetto passivo, cioè l’oggetto del creditore. Nell’azione, reazione, dettata dalla paura, si può immaginare di essere il soggetto agente. Invece, si è l’oggetto subente. L’uomo o la donna oggetto sono un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi generalmente. Siamo effettivi soggetti o oggetti, dipendentemente dal grado di consapevolezza, inconsapevolezza.

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L’Amore – Beatitudine è Salute esperienziale, ciò a cui tendere. In fin dei conti significa semplicemente tendere a Se Stessi Beatitudine e Amore, a Essere senza diversità da Sé.

            Quali sono le emozioni autentiche?

            In un certo senso, tutte le emozioni sono autentiche. Per esempio, la gioia non può essere falsamente gioia. Ci possono essere varie gradazioni, intensità, di gioia, ma riconducibili tutte nella categoria gioia. Falsa gioia è solo un concetto, non esiste falsa gioia. Falsa gioia è un concetto che indica un’esperienzialità diversa dalla gioia. Lo stesso ragionamento vale anche per tutte le altre emozioni, positive e negative.

            Le emozioni sono esperienze, pertanto se vogliamo discorrere di autenticità delle emozioni, è bene porre il discorso nell’ambito dell’Autenticità esperienziale.

Come abbiamo visto, ci sono due gradi di Autenticità esperienziale: Beatitudine e Amore. La Beatitudine è l’aspetto esperienziale della Coscienza Originale, che è la Coscienza Immanifesta: Verità – Pura Coscienza – Beatitudine. L’Amore è, invece, l’aspetto primario della Coscienza Manifesta.

Le emozioni sono espressioni su un’ottava inferiore del Principio Sentire, che è prima Beatitudine, poi Amore, che può essere definito Puro Sentire Manifesto. Considerando l’Amore come standard qualitativo dell’esperienzialità manifesta, il grado di autenticità delle emozioni dipende da quanto sono prossime alla Qualità Amore, che è Prima e Oltre ogni emozione. In questo senso, più le emozioni sono vicine alla Qualità Amore, maggiore è l’autenticità esperienziale.

            Come precedentemente scritto, tutte le emozioni possono essere considerate autentiche, nel senso che sono naturali conseguenze a determinate sollecitazioni, ma l’Autenticità non andrebbe confusa con la meccanicità. La naturalezza non è Naturalezza, la reattività non è Attività Illuminata. La stessa struttura psicofisica è naturale e tutto ciò che le avviene, è, è naturale. Esistono però vari gradi di salute-malattia psicofisica: la qualità della vita dovrebbe basarsi sulla Vera Salute, non sul grado medio di patologia collettiva. L’Amore – Beatitudine è la Salute esperienziale, ciò a cui tendere. In fin dei conti significa semplicemente tendere a Se Stessi Beatitudine e Amore, a Essere senza diversità da Sé.

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