Cosa significa Elevarsi spiritualmente? Perché il Radicamento è sinonimo di Elevazione?

Elevarsi significa radicarsi

Le nostre risposte all’esistenza in forma di pensieri, emozioni ed azioni fisiche sono certamente importanti, nel bene e nel male, ma dobbiamo considerare che la struttura psicofisica rappresenta soltanto alcuni aspetti dell’esistenza che Siamo.

Responsabilizzarsi significa anche aumentare le capacità responsive Superiori alla struttura psicofisica, non soltanto migliorare la qualità di concetti, emozioni, desideri, azioni fisiche. Il miglioramento della struttura psicofisica influisce però, comunque, positivamente sullo sviluppo di funzioni superiori.

È bene tener presente che siamo esseri multidimensionali. La struttura psicofisica è sì un elemento fondamentale per l’individualizzazione, ma rappresenta comunque un aspetto esiguo della nostra struttura esistenziale. Considerare la propria multidimensionalità aiuta a liberarsi dall’identificazione con la struttura psicofisica, ovvero con l’attività mentale inferiore, emozionale e fisica.

La struttura psicofisica fisica è un elemento fondamentale per l’individualizzazione, perché permette la realizzazione del Superiore attraverso l’inferiore, in due sensi.

L’utilizzo consapevole della struttura psicofisica favorisce:

  • la maturazione dei corpi superiori, cioè l’individualizzazione della continuità di coscienza su piani esistenziali superiori: realizzazione nei Regni Superiori all’animalumano.
  • la realizzazione qualitativa delle Idee Divine nel piano fisico. Si tratta della Realizzazione del Regno dei Cieli in Terra.

Elevazione spirituale è, infatti, sinonimo di Radicamento Materiale; Materia intesa come Natura. Il punto di contatto tra lo Spirito e la Natura è la Natura più Sottile. Elevarsi spiritualmente significa trascendere piani sempre più sottili della Natura (Materia), per Trascendere la Natura Stessa, perché realizzata l’individualizzazione della Coscienza Sé e di Sé a prescindere dalla Natura. Per trascendere la Materia bisogna riconoscere direttamente la Materia più sottile, il che implica Elevazione verso la Profondità Materiale su cui si basa il Cosmo Intero.

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La responsabilizzazione è il percorso dall’apparenza all’essenza. Dal proiettare il mondo, a scoprirsi Origine del Cosmo intero

Essenza e apparenza

            Se non ci conosciamo, la responsabilità è una questione legata all’apparenza, non all’essenza. La meccanicità fa parte del mondo oggettivo, la consapevolezza del mondo soggettivo, mentre la Coscienza Integrale è Obiettività, perché Soggetto senza oggetto.

Senza conoscerci, possiamo lecitamente affermare: mia responsabilità? Mia? Di chi? Chi sono io? Chi Sono in Realtà?

            La responsabilizzazione è il percorso dall’apparenza all’essenza. Dal proiettare il mondo, a scoprirsi Origine del Cosmo intero.

            Essere responsabili in modo convenzionale, è possibile anche senza conoscersi, ma la responsabilità esistenziale, cioè la nobilitazione di noi stessi in quanto vita terrena, non può prescindere dalla ricerca qualitativa del responso giusto a Chi sono?

Senza ConoscerCi possiamo soltanto immaginare la responsabilità, di essere o meno responsabili. L’ignoranza di Sé implica l’immaginazione del sé, pertanto l’immaginazione di qualcuno che è responsabile o meno. Per offrire risposte Vere dobbiamo Essere Noi Stessi. La domanda da farsi allora è, cosa significa Essere Veramente Se Stessi?

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Corrispondere a Se Stessi Verità – Pura Coscienza – Beatitudine

Responsabilizzarsi è elaborarsi bene

Tutto ciò che sperimentiamo  fa parte di noi stessi, è una nostra elaborazione. In questo senso, noi reagiamo sempre a noi stessi, anche quando si tratta dell’elaborazione di influssi esteriori a noi stessi.  Ciò che sperimentiamo come altri sono esperienze interiori, il rapportarsi con altri è quindi essenzialmente questione di interiorità.

La vita è perciò autoelaborazione che risponde a se stessa e all’ambiente. Scopo della vita umana è divenire autoelaborazione di sempre maggior qualità e ampiezza. La maturazione spirituale è autoelaborazione positiva, che porta ad aumentare la qualità esistenziale e ad ampliare i confini esistenziali, fino a essere tutto, perché Coscienza Integrale.

Aumentare la qualità di autoelaborazione significa responsabilizzarsi, corrispondere sempre meglio a Se Stessi Origine (Verità – Pura Coscienza – Beatitudine) e Anima (Volontà – Amore – Sapere): responsabilizzarsi è Umanizzarsi. Siamo responsabili soprattutto in base a quanto corrispondiamo al Superiore che Siamo.

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Perché responsabilizzarsi significa sentirsi sempre meglio?

Maturare il senso di responsabilità significa sentirsi sempre meglio

Maturare il senso di responsabilità significa sentirsi sempre meglio, in due sensi, basati ambedue sul senso profondo della vita in quanto via spirituale.

Sentirsi sempre meglio, perché responsabilizzarsi veramente significa maturare spiritualmente, avvicinarsi cioè a Essere Amore e Beatitudine, che sono i due stati esistenziali in cui ci sentiamo veramente, direttamente, senza intermediari.

Sentirsi sempre meglio, perché responsabilizzandoci, maturando la consapevolezza, possiamo sempre meglio sentire le nostre vere esigenze, anche perché sempre più liberi da esigenze imposte esteriormente, dal culto dell’inconsapevolezza familiare e collettiva.

Tutto ciò porta automaticamente a sapere le vere esigenze altrui, nel senso che siamo consapevoli del loro bisogno primario: evolversi. Certo ci possono essere esigenze più impellenti, per esempio guarire, ma non dimentichiamo che le malattie sono causate dal modo di vivere patologico, interiormente ed esteriormente, nostro e della collettività.

Responsabilizzandoci maturiamo il senso di ciò che è veramente bene, anche perché scopriamo sempre più profondamento il senso del bene, pertanto perché è molto sensato agire in nome del bene.

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Come aiutare veramente, senza farsi carico del peso del problema?

Assumersi la responsabilità non dovrebbe essere inteso come farsi carico dei problemi, propri o altrui. Assumersi la responsabilità significa consapevolizzarsi maggiormente, incamminarsi meglio verso la Leggerezza Esistenziale Amore-Beatitudine.

Il carico, la pesantezza, è un problema di per sé. L’idea: mi farò carico di questo suo problema, implica anche apre le porte all’assumersi anche la pesantezza altrui, le sue preoccupazioni. Affrontare una situazione guidati, malamente, dall’idea di farsi carico del problema, significa aggiungere un ostacolo all’ostacolo, aumentando la propria pesantezza psichica e la gravità della situazione..

La pesantezza deriva dalla difficoltà di portare il carico, cioè dal fatto di non conoscere soluzioni appropriate. Invece di preoccuparsi dobbiamo occuparci, generare le migliori soluzioni possibili.

La Manifestazione è contemporaneamente una miniera di soluzioni e problemi, semplicemente perché la sua funzione è anche favorire la maturazione delle capacità esistenziali, primariamente la capacità di continuità di coscienza su piani sempre più elevati.

L’evoluzione spirituale esige l’orientamento verso il Superiore, a prescindere dalle difficoltà. Anzi, maggiori sono le difficoltà, più dovremmo orientarci verso il Superiore: più grave è la malattia, più efficace deve essere la terapia. La legge della gratitudine eleva, la legge del rammaricarsi fa sprofondare ulteriormente. Il perdono guarisce, il rancore è malattia ammalante.  La rabbia rende ciechi, maggior consapevolezza illumina.

Liberarsi dall’idea di farsi carico dei problemi altrui, può aiutare ad aiutare meglio. Tra l’altro, la nostra pesantezza potenzia la pesantezza altrui, indebolendo chi vogliamo aiutare. Un controsenso.

Il problema è un qualcosa di cui si vorrebbe fare a meno, come di un peso superfluo durante una camminata. Quando il peso è inevitabile, dovremmo concentrarsi sull’arrivo, sulla soluzione, non sul camminare gravoso. Il peso andrebbe inteso come opportunità di sviluppare maggiori capacità di camminata. Una soluzione generale ai pesi della vita, è decidere potentemente di voler imparare dalla carota, non più dal bastone: attirando conoscenza, non facendoci male con l’ignoranza; tendendo all’Amore, liberandosi dal culto della sofferenza.

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Non possiamo salvare il mondo, ma possiamo contribuire al suo miglioramento, primariamente salvando noi stessi dall’inconsapevolezza.

Aiutarsi per aiutare

Maturare la responsabilità è anche passare dal proiettare, fantasticare, a vedere sempre più chiaramente, direttamente.

Causa inconsapevolezza possiamo fantasticare di avere capacità che, invece, non abbiamo, oppure possiamo immaginare presunte responsabilità specifiche che, invece, non ci riguardano direttamente. Voler salvare il mondo, senza non aver fatto nulla di concreto per salvare se stessi dall’inconsapevolezza, è un esempio classico di profonda inconsapevolezza.

Non possiamo guarire l’umanità, intesa come intero genere umano. È però un atto di responsabilità iniziare a guarire noi stessi, maturando la nostra umanità.  Non possiamo salvare il mondo, ma possiamo contribuire al suo miglioramento, primariamente salvando noi stessi dall’inconsapevolezza, per irradiare sempre maggior consapevolezza, Luce indicante sostituente la luce abbagliante dell’ignoranza esistenziale.

L’elemento più vicino a noi stessi su cui possiamo influire siamo noi stessi, anche quando siamo lontani da se stessi, perché l’attenzione è persa nelle proiezioni. La vicinanza a se stessi è sempre a portata di mano, nel senso che l’attenzione è lo strumento primario per avvicinarsi a se stessi, come lo è per allontanarsi da se stessi, perché l’attenzione è volta verso l’oggetto, invece che verso il soggetto. Volgersi verso il Superiore interiormente, non soltanto volgendo lo sguardo al cielo esteriormente, è la via del ritorno casa.

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La vita ordinaria è fatta di equivoci, che inseriti in un contesto più ampio, danno vita a un equivoco ben organizzato, che sembra essere la verità

Responsabilità e identità

La responsabilità è la capacità di offrire risposte qualitative. Essere responsabili significa quindi rispondere giustamente alle situazioni, interiori ed esteriori. Assumersi la responsabilità significa, invece, iniziare a responsabilizzarsi.

Per comprendere qualitativamente il significato delle suddette affermazioni, è fondamentale comprendere chi è il soggetto. Senza chiarirci chi offre risposte qualitative non possiamo sapere chi è il responsabile. Inoltre, soltanto rispondendoci profondamente riguardo il soggetto, possiamo veramente comprendere quali sono le risposte qualitative e perché.

Espresso diversamente, soltanto sapendo meglio chi siamo possiamo meglio sapere quali sono le nostre vere esigenze. Immaginandoci, non possiamo che immaginare quali sono le nostre vere esigenze. Certo, potremmo anche passare accanto a informazioni molto accurate sulle nostre vere esigenze, ma non potremo riconoscerne l’importanza, semplicemente perché immagineremo che non ci riguardano, perché ignorandoci, saremmo destinati a immaginarci. La vita ordinaria è così fatta di equivoci, che inseriti in un contesto più ampio, danno vita a un equivoco ben organizzato, che sembra essere la verità, perlomeno fino al momento in cui l’equivoco, individuale inquadrato nell’equivoco generale, non inizia a dare segni di cedimento visibili.

Cedimento che potrebbe essere interpretato come negativo, perché si associa lo spiacevole con il negativo. Invece, il cedimento di equivoci è sicuramente un fatto positivo, la falla che offre l’opportunità di scorgere la verità. Il criceto potrebbe ritenere negativa la rottura del meccanismo ruotante su cui si muove. In verità, la rottura del meccanismo può rendere possibile la liberazione dal girare in circolo, immaginando di poter arrivare veramente in qualche luogo nuovo.

L’equivoco si costruisce soprattutto perché non intendendo il significato delle parole, perché apprese meccanicamente, siamo incapaci di intendere giustamente se stessi, perché veniamo programmati dall’ignoranza, che percepiamo ed esprimiamo. Il testo che segue è un modo di approfondire il significato della parola responsabilità, ragionando in modo più ampio di quello dettato dall’ordinario modo di intendere.

Per poter intendere le azioni, gli eventi, dobbiamo intendere soprattutto colui a cui accadono. Senza sapere a chi accadono, non possiamo comprendere l’effettivo significato degli eventi, inquadrandoli in una logica esistenziale integrale, trascendente la logica esistenziale parziale, che rende possibile il sopravvivere, ma impedisce il Vivere.

Rispondersi giustamente alla domanda: Chi sono?, è di fondamentale importanza. Non sapendoci non possiamo sapere a chi veramente accadono gli eventi, siamo obbligati a ignorare chi agisce. Certo possiamo dire io sono colui che parla, ma sappiamo veramente chi è colui che sta parlando? Inoltre, siamo veramente colui che sta parlando, oppure egli è soltanto parte di noi, ovvero una nostra espressione?

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