Meditazione per Amare, Amarsi e AmarSi

Sequenza meditativa (ogni richiesta da 2 a 5 minuti, a scelta)

1. Chiedo al Bene Assoluto l’aumento infinito dell’Amore verso me stesso/a.

2. Chiedo al Bene Assoluto l’aumento infinito dell’Amore verso il prossimo.

3. Chiedo al Bene Assoluto l’aumento infinito dell’Amore verso l’Universo.

4. Chiedo al Bene Assoluto l’aumento infinito dell’Amore verso l’aspetto femminile di Dio.

5. Chiedo al Bene Assoluto l’aumento infinito dell’Amore verso l’aspetto maschile di Dio.

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Essere Creatori è ben diverso dall’essere creatura e soltanto trascendendoci come creatura possiamo scoprire cosa significa Essere Creatore.

L’arbitrio implica l’azione consapevole, più precisamente sufficientemente consapevole, perché l’inconsapevolezza totale non esiste. Le reazioni sono inconsapevoli, più precisamente mancanti della necessaria consapevolezza. Comprendere la differenza tra azione e reazione è molto importante, anche perché altrimenti si confonde la reazione con l’azione, destinandosi così all’essere mero reagente, negandosi così la realizzazione dell’esigenza fondamentale di divenire sempre miglior agente. Essere Creatori è ben diverso dall’essere creatura e soltanto trascendendoci come creatura possiamo scoprire cosa significa Essere Creatore.

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Conoscere le cause che ci determinano, fino a scoprirci come causa stessa che determina il nostro esprimerci, è un processo fondamentale della nobilitazione dell’arbitrio.

Conoscere le cause che ci determinano, fino a scoprirci come causa stessa che determina il nostro esprimerci, è un processo fondamentale della nobilitazione dell’arbitrio. Certo, esiste una causa superiore a Noi Stessi, cioè Dio. In quanto Volontà (aspetto primo dell’Anima manifesta) siamo però la causa che determina, appunto, la nostra volontà di fare esperienze e comprenderle, in modo da realizzare i principi Sentire e Sapere. Sentendo giustamente e conoscendoci meglio, possiamo cioè comprendere che colui che cercava la causa che ci muove è un’espressione della causa che noi stessi siamo, in quanto aspetto Volontà dell’Anima. In quanto Anime manifeste vogliamo sperimentare e comprendere cosa sperimentiamo, vogliamo cioè fare esperienze coscienti nel limitato per scoprire l’Illimitato. Riconoscere ciò concorre ad aumentare l’efficacia e la qualità del percorso spirituale che siamo, in quanto espressione di Noi Stessi. Mi apro a riconoscere direttamente la volontà di fare esperienze coscienti e comprenderle, è un’affermazione meditativa che può essere di grande aiuto nella Ricerca di Se Stessi, anche come aiuto a comprendere se stessi.

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Riconoscere le vere esigenze e decidere di realizzarle è una funzione fondamentale dell’arbitrio. Riconoscerle le vere esigenze significa comprendere quali sono le priorità, in modo da fare scelte qualitative. Un modo per riconoscere le priorità è porsi le seguenti domande: Di chi sono le priorità? Chi o cosa che ha le priorità?

Fantasticare le proprie vere esigenze è uno dei problemi fondamentali dell’uomo. L’antidoto al fantasticare è conoscere: per stare meglio dobbiamo necessariamente meglio conoscerci. Le esigenze immaginate derivano da insufficiente grado di consapevolezza, che come conseguenza ha l’acquisizione di valori proposti da chi ignora le vere esigenze, come anche da chi le conosce, ma ha convenienza a proporre esigenze artificiali. Riconoscere le vere esigenze e decidere di realizzarle è una funzione fondamentale dell’arbitrio. Riconoscerle le vere esigenze significa comprendere quali sono le priorità, in modo da fare scelte qualitative. Un modo per riconoscere le priorità è porsi le seguenti domande: Di chi sono le priorità? Chi o cosa che ha le priorità? Le priorità sono nostre, a prescindere dal fatto se sono effettive, oppure sono soltanto fantasticate. Chi o cosa siamo noi? Noi siamo essenzialmente evoluzione. In quanto evoluzione la nostra priorità è evolverci. L’evoluzione umana è primariamente evoluzione spirituale, perché il corpo fisico umano ha basilarmente tutto ciò che rende possibile l’evoluzione spirituale. Primariamente si tratta della struttura cerebrale che permette l’operare cosciente, cioè l’operare di un io, direttamente sul piano fisico, inteso essenzialmente come ambito atomico e molecolare. L’uomo ha bisogno di maturare la propria umanità: trascendere l’animalumano in favore del DivinUmano. Per farlo deve sempre meglio conoscere le vere esigenze, passando dall’immaginarsi a conoscersi. Finché siamo succubi di idee sbagliate su noi stessi e sulle vere esigenze, è molto difficile comprendere veramente, anche sentendole, non soltanto pensandole, quali sono le vere esigenze. Per sentire – comprendere le vere esigenze bisogna sentirsi giustamente. Riconoscere veramente le vere esigenze implica l’aumento del grado di consapevolezza, che, a sua volta, è l’esigenza fondamentale. Nutrire le esigenze artificiali impedisce di aumentare il grado di consapevolezza, pertanto di conoscere le vere esigenze. Per superare questo circolo vizioso possono risultare molto utili le seguenti richieste e affermazioni meditative:Chiedo al Bene Assoluto di riconoscere direttamente le vere esigenze.Abbandono al Bene Assoluto le esigenze artificiali.Mi apro a tutto ciò di cui ho Veramente bisogno.

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In verità non trascendiamo la Materia, semplicemente perché Essenzialmente, siamo già oltre la Materia. Non possiamo diventare ciò che non siamo. Possiamo soltanto esprimere i potenziali di Se Stessi attraverso piani esistenziali espressivi inferiori, realizzando la propria presenza, più precisamente l’esprimersi della Presenza che siamo, su tali piani.

La vita umana è un rapportarsi tra l’opportunità di libertà data dallo spirito, perché lo Spirito è Libertà, e le limitazioni della Materia, che è comunque prigionia rispetto allo Spirito; anche in carcere possiamo comunque fruire bene del tempo, per esempio studiando. Materia non intesa solamente come ambito atomico e molecolare. La Materia Basilare è l’inerzia primaria, vale a dire il fenomeno che deriva dallo Spirito, rendendo possibile la distinzione in Spirito e Materia. Limitazioni che possono essere intese come coercizione oppure come opportunità espressiva. L’elemento spirituale dona cioè la possibilità di trascendere la materia. L’elemento spirituale umano esiste su un piano superiore rispetto alla materialità, altrimenti non ci potrebbe essere trascendimento della materia. In verità non trascendiamo la Materia, semplicemente perché Essenzialmente, siamo già oltre la Materia. Non possiamo diventare ciò che non siamo. Possiamo soltanto esprimere i potenziali di Se Stessi attraverso piani esistenziali espressivi inferiori, realizzando la propria presenza, più precisamente l’esprimersi della Presenza che siamo, su tali piani. Si tratta anche della base del processo di trascendimento: aver trasceso un livello significa, primariamente, essere continuità di consapevolezza su un piano esistenziale superiore. Primariamente, perché possiamo essere continuità di consapevolezza su un dato piano esistenziale senza necessariamente essere particolarmente attivi su piani esistenziali inferiori. Il passaggio successivo, non indispensabile ad alcuni, ma di fondamentale importanza per altri, è partecipare attivamente alla vita dei piani esistenziali inferiori, portandovi la consapevolezza del piano esistenziale-coscienziale “raggiunto”, rendendoli così’ piani esistenziali superiori: dove c’è luce è luce, a prescindere si tratti del giardino, della camera da letto, dell’ufficio oppure del garage. Il trascendimento secondario, integrale, può essere inteso come illuminazione dei piani esistenziali su cui prima si operava come ombra nell’ombra, in modo che si possa operare sugli stessi piani come Luce. Così come l’elemento spirituale dona la possibilità di trascendere la materia, la materia dona allo Spirito la possibilità di diversificare la propria presenza sui vari piani esistenziali, in modo che lo Spirito, più precisamente il Suo esprimersi, possa governare la materialità di un determinato piano esistenziale. Riflettiamo su questo quando fantastichiamo che il corpo fisico e l’intera Manifestazione – Materialità, siano un peso da sopportare: la gravità va superata consapevolmente, in modo che ogni aspetto della vita sia Luce – Beatitudine.

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Il condizionamento massimo, più sottile, è l’Incondizionato (Dio, Origine), anche perché esiste a prescindere da tutto il resto, che è una sua espressione. Inoltre, l’Incondizionato detta le condizioni per tutto il resto dell’esistenza: determina cioè il proprio esprimersi.

La sensazione di libertà non è la Libertà (di per Sé): la Libertà è senza sensazione di libertà. La sensazione di libertà deriva dalla liberazione da limiti, si basa su limitazioni trascese. La Libertà, invece, è perennemente esente da limiti: in questo senso è Libertà senza alcuna sensazione di libertà, che in verità è una conseguenza della sensazione di liberazione. Il Soggetto senza oggetto non conosce oggetto: la Libertà non è maggior libertà da qualcosa, è Libertà senza diversità da Sé, è: Esistenza Totale, Conoscenza Totale, Beatitudine Immanifesta. La sensazione di libertà può derivare dall’inconsapevolezza riguardo la necessità derivante dalle leggi che ci governano. L’assuefazione a tali condizionamenti quasi li rende quasi impercettibili. In generale l’uomo è consapevole soltanto dei condizionamenti maggiori, mentre non nota quelli minori, più sottili. Quando aumentano le leggi a cui sottostiamo, scorgiamo di essere maggiormente schiavi, cioè meno liberi. D’altro canto, elevando il grado di consapevolezza, diminuiscono le leggi a cui sottostiamo e questo permette di essere consapevoli della limitatezza dei piani esistenziali inferiori. Limitatezza conosciuta prima soltanto molto parzialmente. L’aumento del grado di consapevolezza è cioè l’unica via per essere più liberi, ovvero per rappresentare un maggior grado di libertà, più precisamente un minor grado di coercizione. Bisogna infatti considerare che la Libertà è senza gradi. Il condizionamento massimo, più sottile, è l’Incondizionato (Dio, Origine), anche perché esiste a prescindere da tutto il resto, che è una sua espressione. Inoltre, l’Incondizionato detta le condizioni per tutto il resto dell’esistenza: determina cioè il proprio esprimersi.

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L’osservazione dei pensieri vera e propria esige il vuoto mentale, nel senso che si è consapevoli dei pensieri proprio dallo stato in cui essi si formano, che implica anche la consapevolezza dell’intervallo tra due pensieri.

L’osservazione di un pensiero avviene sempre con un ritardo rispetto alla formazione del pensiero stesso. Tale ritardo è determinato primariamente dal grado di consapevolezza in atto durante l’osservazione. L’osservazione dei pensieri vera e propria esige il vuoto mentale, nel senso che si è consapevoli dei pensieri proprio dallo stato in cui essi si formano, che implica anche la consapevolezza dell’intervallo tra due pensieri. Inteso come assenza di pensiero, il vuoto mentale indica l’assenza di pensieri, anche quando si tratta di un periodo breve di tale assenza. Esistono però vari gradi di consapevolezza oltre il vuoto mentale basilare. Di là del Pensatore ci sono cioè ulteriori gradi di consapevolezza. Un determinato ritardo nell’essere consapevoli di un determinato pensiero è fisiologico, perché osservare i pensieri significa esserne consapevoli, il che implica la constatazione riguardante un pensiero, la quale è una specie di micro pensiero. Così come soltanto attraverso la mano possiamo afferrare la mano altrui, e con questo percepirla i (più precisamente generare in noi l’esperienza: sto tenendo la mano altrui), così soltanto attraverso il pensiero possiamo “afferrare” un pensiero sia proprio che altrui. Non possiamo, per esempio, leggere un libro soltanto osservandolo, ma dobbiamo tradurre ciò che è scritto in pensieri nostri; questa è ciò che significa: leggere. Osservazione e pensare sono, ovviamente, due attività diverse. Non potendo avere due pensieri contemporaneamente, osservare-constatare un pensiero significa constatare la traccia del significato che abbiamo espresso, in pratica un significato già avvenuto. Essere consapevoli dei propri pensieri significa anche costatare i significati che stiamo producendo. In un certo senso, possiamo constatare un “quanto” di pensiero alla volta: in questo senso, osservare i pensieri significa constatare lo svolgersi della successione di quanti del pensiero. Se vogliamo ragionare in modo consapevole, dobbiamo necessariamente pensare a una velocità tale da poter osservare-constare i pensieri, riconoscendone il significato, ovvero i significati. Questo non riguarda chiaramente i pensieri meccanici, quando non c’è vero e proprio pensare, ma c’è mera produzione di concetti stampati da matrici concettuali esistenti. Tali matrici esistono anche per ciò che concerne il pensare consapevole, ma in questo caso si è consapevoli dei significati già acquisiti e come essi si esprimono attraverso il pensare in atto. Pensare consapevolmente significa anche tendere a far significare giustamente: dobbiamo tendere a rendere il nostro pensare il più significativo possibile, per dare il massimo valore possibile alla nostra vita, ovvero alla vita che, anche, siamo. Chi conosce vari stati di coscienza, sa che maggiore è lo stato di coscienza, più può essere veloce l’elaborazione dei pensieri. Tale maggior capacità di elaborazione concorre anche a poter decidere consapevolmente di interrompere il flusso dei pensieri, perché la velocità elaborativa permette di centrarsi sull’intervallo tra due pensieri e prolungare l’intervallo a piacimento. A un maggior grado di consapevolezza equivale quindi automaticamente un più elevato grado di elaborazione dei dati, quindi capacità di osservare i pensieri, ma anche il pensare. Questo si può spiegare anche nel modo seguente. Ciò che nell’ordinario stato di veglia avviene, diciamo così, generalizzando, in un giorno, in un determinato stato di consapevolezza, cioè su un piano esistenziale più elevato, avviene in un attimo, è l’attimo stesso. La continuità di coscienza su un determinato grado coscienziale-esistenziale implica la capacità di elaborare opportunamente il flusso di dati indispensabile affinché, appunto, sia possibile la continuità di coscienza sul piano esistenziale in questione; anche per questo è più facile mantenere un determinato di grado di consapevolezza meditando, piuttosto che durante le attività quotidiane.

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Per comprendere di più, ma soprattutto meglio, bisogna aumentare l’obiettività, trascendendo il rapporto finito – infinito, trascendendosi per rapportarsi verso il finito come Soggetto infinito, anche perché superata la dualità soggetto – oggetto.

La comprensione è di per sé soggettiva: la qualità del soggetto determina necessariamente la qualità del comprendere. I simboli sono soltanto forme per chi non sa interpretarli, donargli significato: per far significare veramente la vita bisogna nutrirla con significati profondi, non con simboli per lo più incompresi. Per comprendere di più, ma soprattutto meglio, bisogna aumentare l’obiettività, trascendendo il rapporto finito – infinito, trascendendosi per rapportarsi verso il finito come Soggetto infinito, anche perché superata la dualità soggetto – oggetto: l’Oceano constata le onde come parti di sé. Comprendere di più significa contenere di più, ma anche, soprattutto, meglio: anche dando significati maggiori alla quantità nozionistica, consapevoli che non può in nessun caso sostituire la qualità, ma può essere funzionale a maggior qualità. La sintesi della quantità nozionistica è un passaggio fondamentale verso maggior comprensione. Per meglio comprendere dobbiamo aumentare le capacità conoscitive, anche liberandoci dai pregiudizi, trascendendo ciò che sappiamo, che è sempre meno e peggio di ciò che possiamo conoscere, conoscendo meglio, soprattutto meglio conoscendoci. Scoprire che meglio sentire è un fattore determinante per meglio comprendere, è un passaggio che dovrebbe essere obbligato per chi immagina di poter veramente comprendere senza veramente sentire; non soltanto nel senso di non udire le parole: sentire le parole significa donargli giusto significato, tra cui c’è il significarle come base per maggior-miglior comprendere. Sentirsi integralmente aiuta a liberare il pensare dalla propria parzialità. Sentire qualitativamente amplia la qualità dell’osservare, che è determinante per meglio definire, anche a parità di mezzi concettuali.

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Viva la creatività.Viva l’autenticità.Viva la Felicità.Viva la Vita Viva.

Più gli esseri umani sono uniformati interiormente più sono condizionati in modo uguale dalle stesse cause esterne, anche per questo il più delle volte la creatività è vista come problema per le istituzioni. Chi vuole condizionare gli esseri umani per farli a propria immagine e somiglianza, ha interesse a indottrinarli in modo che reagiscano in modo pressoché uguale agli stessi stimoli. Il mondo odierno offre molti esempi di ciò, che non sono certamente casuali, non soltanto perché il caso non esiste. Si tratta di una programmazione atta a valorizzare i valori artificiali proposti da chi ritiene conveniente sfruttare l’umanità, allontanandola dall’essere risorsa per se stessa e il cosmo intero. Si tratta di un processo disumanizzante presente sempre più prepotentemente. Favorire la disumanizzazione significa allontanare l’uomo da Dio, ovvero allontanare l’uomo da Se Stesso, nel senso che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Dio ha donato immensa potenzialità di diversificazione all’essere umano, in modo che ciascuno possa essere percorso individualizzante enorme all’essere umano. Orientare l’essere umano in direzione opposta, cioè verso l’uniformazione, è un’attività demoniaca. Il concetto di uniformazione può essere inteso anche come informazione unica. Viva la creatività.Viva l’autenticità.Viva la Felicità.Viva la Vita Viva.

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Riconoscere i propri desideri e le loro cause è una funzione fondamentale dell’arbitrio. Riconoscere le cause dei desideri fa parte del percorso che porta a riconoscere la causa prima del nostro esprimerci e di noi stessi.

Riconoscere i propri desideri e le loro cause è una funzione fondamentale dell’arbitrio. Riconoscere le cause dei desideri fa parte del percorso che porta a riconoscere la causa prima del nostro esprimerci e di noi stessi.

La causa prima di tutti i nostri desideri siamo noi stessi, nel senso che senza noi stessi non ci sarebbero nemmeno i nostri desideri. Va però considerato molto attentamente che i desideri evolutivi provengono direttamente da noi, sono cioè una conseguenza diretta della nostra esistenza in quanto Anima.

I desideri evolutivi stimolano il miglioramento della qualità del sentire, pensare e volere. I desideri non evolutivi sono, invece, derivazioni fuorvianti date dal fruire, non qualitativo, proprio e collettivo, dei Principi: sentire (sperimentare), desiderare, pensare e volere.  

Tra i desideri evolutivi ci può essere anche il desiderio di nobilitare le potenzialità della sessualità, anche per realizzare la sessualità consapevole.  Sessualità consapevole resa possibile anche dalla piena armonia interiore (nei due amanti) dei principi maschile e femminile, che rende possibile l’espressione sessuale dallo stato Unitario. La consapevolizzazione dei processi sessuali è un elemento fondamentale della maturazione spirituale. Tutto ciò che non viene illuminato è un impedimento per l’Illuminazione. Considerare ciò può aiutare a comprendere come le idee sbagliate possono ostacolare fortemente la maturazione spirituale. Il pregiudizio che la sessualità sia a prescindere un ostacolo evolutivo, è un ostacolo evolutivo di per sé. La questione è la qualità con cui approcciamo le nostre potenzialità. Tra l’altro: la quantità non potrai mai sostituire la qualità. Sintetizzando: la quantità è moltitudine, la qualità è Uno. Fruire qualitativamente della quantità significa fruire giustamente della molteplicità per scoprirci come Uno individualizzato, perché ha reso coesa la propria molteplicità purificata.  

La causa unica di noi stessi è invece Dio, che come noi stessi, è anche un Io. Dio è anche un Io Perfetto. In quanto Anima Immanifesta, invece, noi facciamo parte della Perfezione, ma non abbiamo sviluppati i nostri Principi, che sono latenti in noi. Per questo veniamo espressi e appariamo nella Totalità come Anime manifeste, per realizzarci perfettamente come Io, cioè come Io che può operare nel mondo Trascendente, esistente a prescindere dalla Manifestazione basata sulla Natura; quest’ultima espressione è anche un’indicazione molto utile per meglio comprendere cosa sono i desideri evolutivi.

Riconoscere veramente le cause dei desideri significa anche discernere le cause reali da quelle artificiali, cioè non evolutive. Ciò implica anche la capacità discernere la qualità dei desideri, determinata da quanti essi sono in funzione dell’Illuminazione, che intesa in senso ampio implica l’Umanizzazione.

Le cause artificiali sono create nell’ambito della manifestazione. Le cause reali dei desideri derivano, invece, direttamente da Dio e solo aspetti della sua volontà. Tra l’altro, Dio è caratterizzato da Appagamento totale. Più precisamente, in quanto Eternamente senza mancanze, Dio precede anche l’appagamento, che è superamento delle mancanze. Associare queste idee alla verità che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, può essere un grande aiuto per discernere i desideri reali da quelli artificiali e per comprendere la trascendenza come necessità basilare. Le cause reali dei desideri sono anche il punto di riferimento a cui dobbiamo tendere, per trascendere la Manifestazione ed Essere Eterni abitatori realizzati del Regno puramente spirituale, caratterizzato da: Esistenza Totale, Conoscenza Totale e Beatitudine Immanifesta, che sono anche i tre aspetti fondamentali dell’Identità Reale, di Ciò che Siamo Realmente.   

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