Generare Autenticità

La paura di essere diversi dagli altri, perché si teme di venire isolati, di non trovare sostegno in altri, di non essere riconosciuti, non è il motivo principale per cui non si è Autentici. La vera ragione è l’incapacità di di generare Autenticità: Vera Identità.

 

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Vivere Veramente, Essere Vera Vita

Non è solo questione di vivere più lungamente o meglio secondo i dettami del delirio collettivo, è importante soprattutto Vivere Veramente, Essere Vera Vita.

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Dobbiamo far valere il diritto alla Felicità, altrimenti, la vita è un obbligo alla sofferenza, proprietà della vita impropria.

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         Molti parlano di pace e quasi nessuno conosce la Pace. Parlano di guerre nel mondo, ignorando in gran parte il conflitto atomico in loro stessi.

 

 

 

 

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La via verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni

La massima: la via verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni, ha perlomeno due chiavi di lettura. Ci possiamo illudere che le nostre intenzioni siano buone. Oppure, possiamo avere intenzioni effettivamente buone, qualitative, ma se ci mancano le capacità necessarie, il percorso per realizzarle può arrestarsi oppure portare in direzione ben diversa da quella designata. È perciò necessario aumentare sia la capacità di realizzare  le buone intenzioni, sia la capacità di generare intenzioni sempre più positive, correlandole al Valore Umanizzazione.

 

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Desiderare il Bene

         Desiderare il bene

I desideri sono una risorsa fondamentale, da nobilitare aumentando la qualità dei desideri, soprattutto aumentando il desiderare il Bene.

La maturazione spirituale non è questione di negazione di desideri a prescindere. Maturare spiritualmente è anche sostituzione di desideri non evolutivi, con desideri Evolutivi, per liberarsi dalla dipendenza del desiderare, che non significa non desiderare a prescindere.

Il desiderio di non desiderare, può produrre forti conflitti non evolutivi: è assurdo negare il proprio bisogno di Felicità Integrale. Ci incarniamo per evolverci, è sano desiderare potentemente l’Evoluzione, che essenzialmente è percorso di Riconoscimento del Bene Vero Io.

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Responsabilità e Umanizzazione

29542286_1452913441487599_7989060652880625664_nL’umanità è in gran parte sotto il giogo della meccanicità-reattività che l’umanità stessa contribuisce a produrre. Intesa nel suo significato essenziale, la responsabilità è, invece, questione di azione consapevole. Non dobbiamo però ritenere che l’umanità meccanica sia priva di responsabilità. Abbiamo difatti due tipi di responsabilità: consapevole e meccanica.
La meccanicità-reattività può essere caratterizzata da comportamenti responsabili, che possono essere positivi in ambito ristretto, pertanto restringente, ma possono anche risultare potentemente negativi. In questo senso, abbiamo quindi due categorie di responsabilità. Responsabilità del bene e responsabilità del male.
I meccanismi reattivi familiari che determinano il comportamento genitoriale, possono favorire l’inserimento dei figli entro i dettami di una logica familiare e sociale dettata dall’inconsapevolezza, rendendo i figli buoni ingranaggi di un cattivo sistema, perché non basato sulla realizzazione delle vere esigenze, inscindibili dall’Umanizzazione. Siamo o non siamo esseri umani? In questo caso, i genitori realizzano un bene parziale, perché aiutano i figli a sopravvivere oppure a vivere bene, adattandoli ai limiti propri, familiari e sociali. Ma lo scopo della vita è vivere, sopravvivere? La vita è una forma che serve da fucina per sviluppare il fuoco della Rinascita, cioè della Resurrezione. Per questo la responsabilità andrebbe intesa in senso Umanizzante, altrimenti può favorire soluzioni esistenziali ostacolanti le Esigenze Esistenziali. Come dire: spingere a esistere in modo prevalentemente inEsistente.
Caso più estremo: chi si sente responsabile di dover eseguire gli ordini disumani di un dittatore, o peggio ancora di un genocida, favorisce il male nella misura in cui realizza bene le intenzioni del male. Il concetto di responsabilità deve essere correlato al concetto di bene. Associandolo al concetto di male possiamo esprimerci soltanto di responsabilità demoniaca, non certamente umana.

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Sensi di colpa e Felicità

 

L’Umanizzazione è anche via verso la Felicità integrale.

Considerando l’enorme quantità di sofferenza degenerativa viziosamente in circolo a livello collettivo, la vita ordinaria può essere molto lecitamente considerata come caratterizzata dal divieto a essere Felici. Così, alcuni si sentono in colpa perché provano felicità, che in genere è, comunque, soltanto diminuzione dell’afflizione, non la Felicità vera e propria: Integrale.

Più precisamente, più che un divieto a essere Felici(tà), la vita ordinariamente (in)consapevole è un obbligo a generare inFelicità. Rispettare le regole del culto della sofferenza obbliga semplicemente ad armonizzarsi con l’afflizione collettiva, aspetto dell’inconsapevolezza generale. Per essere compreso, il divieto alla Felicità esige, invece, grande consapevolezza e l’aver sperimentato, perlomeno una volta, la Felicità integrale.

Vietare ciò che chi subisce il divieto ignora conosce significa anche obbligarlo a idealizzare, immaginare, il divieto in questione. Vietare veramente qualcosa implica la conoscenza di ciò che è vietato. Altrimenti il divieto riguarda l’imposizione di una regola comportamentale, per impedire di fare qualcosa che non si conosce.

Il divieto di fumare può essere compreso anche dai mai stati fumatori, che hanno visto fumare qualcuno e hanno odorato l’odore del fumo. Il fumatore, soprattutto se accanito, può però sentire, comprendere, molto meglio, sulla propria pelle, cosa significhi non fumare. Per l’individuo completamente ignorante cosa è il fumare, il divieto di fumare è una questione soltanto simbolica. Dettata magari unicamente dal simbolo del divieto di fumo, in questo caso simbolo astratto necessario per concretizzare l’astrazione divieto.

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Migliorarsi per meglio donare

Molti genitori darebbero tutto per i propri figli. Molti danno il meglio di se stessi, ma il meglio di qualcuno non significa che sia necessariamente sufficientemente qualitativo per altri.
Avere la buona intenzione di dare il meglio di se stessi per qualcuno, senza però liberarsi dai propri contenuti negativi e limiti, significa offrire anche il peggio di se stessi. Se desidero offrire tutto me stesso a qualcuno, ma contengo molte negatività, incomprensione, conflitti, allora il voler donare tutto me stesso è un elemento negativo, di oppressione. Le buone intenzioni andrebbero valorizzate con la nobilitazione di se stessi, basilarmente Umanizzandosi.
Il cosiddetto sacrificarsi per i figli, che impedisce l’aumento della sacralità dei genitori, esprime comunque il voler bene, ma inadeguatamente, anche perché la struttura psicofisica è corrotta da idee ingiuste sul sacrificio e l’ingiustizia non può produrre direttamente giustizia. andreapangos.it

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