Aiutare altri: il piacere di donarsi – Le vie verso l’Essere Amore – Beatitudine.

         Un passaggio fondamentale dell’Elevazione del Sentire è passare dal desiderio di voler ottenere piacere al desiderio di voler donare piacere, anche perché si è compreso che donare piacere offre maggior piacere che ricevere. L’elevazione del desiderio è generalmente un processo graduale, ma il momento in cui si decide, anche senza formulare intenzionalmente tale decisione, di donarsi sempre più, è un momento fondamentale di se stessi in quanto percorso spirituale.

         Il concetto di donare piacere va inteso come: aiutare altri a stare meglio, cioè a sentirsi meglio. È però bene considerare cosa significa effettivamente sentirsi meglio. Idee sbagliate sul sentirsi meglio, possono facilmente favorire dinamiche malate, perché ciò che facciamo nutre le negatività altrui. Piacevole non è sinonimo di positivo, spiacevole non significa necessariamente negativo.

         Aiutare altri a soddisfare un meccanismo negativo, cioè un’abitudine insana, può farli sentire meglio in modo negativo. Non significa certo aiutarli a sentirsi veramente meglio. Aiutare qualcuno a realizzare il suo ruolo di carnefice, può farlo sentire meglio, così come una dose di eroina, fa sentire meglio chi è posseduto da una crisi di astinenza; in verità si tratta di nutrire il suo demone interiore psicochimico, che non è certamente un’azione veramente risolutiva. In alcuni casi, realizzare il proprio ruolo di vittima può anche far piacere, magari perché mitiga il senso di colpa, oppure perché aiuta a realizzare idee sbagliate sul sacrificio. Il rapporto carnefice-vittima è sempre malattia derivante da due malattie, il carnefice e la vittima. Il ruolo di vittima non è mai interpretato, ma sempre subito, così come il ruolo di carnefice. Soltanto la Spontaneità è senza costrizioni. L’inconsapevolezza è sempre meccanicità: la Spontaneità esige la Coscienza Integrale, la Coscienza Integrale è Spontaneità.

         Aiutare veramente gli altri significa favorire la loro spiritualizzazione. Aiutando altri, consapevolmente, maturiamo spiritualmente, ci creiamo come percorso sempre migliore verso la Coscienza Integrale. Significa anche che aiutando gli altri a stare veramente meglio, ci affranchiamo dalla dicotomia dare-ricevere, perché la Coscienza Integrale è uno stato di non dualità, cioè di Soggetto senza oggetto, caratterizzato da Beatitudine e Amore, che sono il Massimo Piacere-Sentire Immanifesto (Beatitudine) e Manifesto (Amore).

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Liberarsi dal culto del sacrificio: cosa significa sacrificarsi? Il sacrificio è un elemento spirituale?

Sacrificarsi significa rendersi sacri (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”). Si tratta di una definizione diversa di ciò che generalmente si ritiene essere il sacrificio, ma da prendere seriamente in considerazione.

È veramente sacrificio quello che mi hanno insegnato essere il sacrificio?

         Le idee inappropriate sul sacrificio concorrono in modo importante alla formazione di codici comportamentali fuorvianti. I concetti sono interpretazioni da interpretare giustamente, altrimenti concorrono a rendere noi stessi significato falsato.

         Dando valore inappropriato alla parola sacrificio, significa privarla del suo vero significato, come è ovvio per ogni fraintendimento, privandoci così anche di parte del suo potenziale positivo. Dare significati sbagliati alla vita significa rubarle parte del significato, derubarsi, limitare l’espressione dei propri potenziali.

         In quanto percorso verso il Bene, il sacrificio è anche via verso la Verità, attraverso le verità su noi stessi e sulla Totalità. È pertanto particolarmente assurdo “sacrificarsi falsamente”, più precisamente intendere falsamente l’idea di sacrificio. Non possiamo sacrificarci falsamente. Il sacrificio è questione di verità e Verità, non esiste Sacralità falsata, ma può essere definito Sacro ciò che non lo è.

 Liberarsi dall’inferiore è un elemento fondamentale del sacrificarsi: sacrificarsi è Elevarsi. Liberarsi dall’inferiore significa anche fruirne qualitativamente, come base evolutiva, anche perché per renderci Superiori dobbiamo per forza iniziare da ciò che siamo, che è sempre inferiore a ciò che saremo Umanizzandoci. Concetti, emozioni e desideri, sono potenziali evolutivi, sacrificarsi significa anche illuminarli, renderli illuminanti.

         Sacrificarsi significa rendersi Sacri.

Sacrificarsi è liberarsi dall’inferiore in favore del Superiore.

         Sacrificarsi significa tendere a trascendere la dualità.

         Sacrificarsi significa cercare Se Stessi.

Sacrificarsi significa Umanizzarsi.

         Sacrificarsi significa sostituire l’immaginarsi con il conoscerSi.

         Sacrificarsi significa dedicarsi a favorire l’espressione del Bene.

         Sacrificarsi significa aiutare aiutandosi.

         Sacrificarsi significa tendere a passare dalla consapevolezza duale alla consapevolezza non duale.

         Sacrificarsi significa liberarsi dall’egoismo in favore dell’altruismo.

         Sacrificarsi significa percorrersi come via che dalla dipendenza del voler ricevere, porta all’indipendenza del Saper Donare.

         Sacrificarsi significa liberarsi dal superfluo in favore dell’essenziale.

         Sacrificarsi significa liberarsi dal peggio in favore del Meglio.

         Sacrificarsi significa trascendere l’animalumano in favore del DivinUmano.

         Sacrificarsi significa liberarsi dall’ambizione limitante in favore dell’Elevazione.

         Sacrificarsi significa liberarsi da attaccamenti.

Sacrificarsi significa liberarsi dall’afflizione degenerativa in favore della Beatitudine.

Sacrificarsi significa esprimere la Volontà Divina attraverso noi stessi, divenendo sempre più simili alla Volontà Divina Stessa.

Sacrificarsi significa desiderare la Verità, fino a non desiderarla più, riconosciuta come aspetto di Se Stessi Origine: Verità – Coscienza Originale – Beatitudine.

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Quali sono le differenze tra realizzazione emozionale e realizzazione spirituale?

La Coscienza Integrale andrebbe intesa come Pieno Esistenziale. In questo senso, ogni emozione e sentimento fa parte del vuoto esistenziale. La Beatitudine è pienezza esistenziale immanifesta. L’Amore, invece, pienezza esistenziale manifesta.  Il Pensare Divino, terzo aspetto della Coscienza Integrale, è il Pieno Pensiero Illuminato direttamente dalla Pienezza Amore – Beatitudine: due sono i Sentieri che lo Illuminano.

Chi non si è riconosciuto come Beatitudine e Amore, potrebbe reputare pretestuosa l’idea che rispetto a Beatitudine e Amore, ogni altro sentire fa parte del vuoto esistenziale. Chi, invece, ha riconosciuto Se Stesso in quanto Beatitudine e Amore, sa che gli stati diversi da Beatitudine e Amore, sono veramente aspetti del vuoto esistenziale.

Da questa, giusta, prospettiva, voler riempiere la vita di emozioni e sentimenti, significa voler affamarsi nutrendo il culto del vuoto esistenziale. Bastano pochi attimi di Essere Beatitudine e di Essere Amore, per far scoprire direttamente questa verità, che non è certamente una negazione dell’importanza dell’attività emozionale, bensì un esortazione a fruirne consapevolmente, come strumento in funzione dell’Essere Beatitudine e Amore.

Voler realizzarsi emotivamente può essere un’intenzione molto positiva, ma anche potentemente negativa. Se la realizzazione emotiva è intesa come voler provare, pertanto necessariamente generare, emozioni di bassa qualità, la realizzazione emotiva è certamente un torto che si fa a se stessi e altri, che non sono certamente immuni alle patologie emozionali altrui.

Essendo le emozioni esperienze parziali, tendere soltanto alla realizzazione emotiva, senza inquadrarla in un contesto più ampio, significa volersi parzializzare, più precisamente: diversificare la propria parzializzazione. Il concetto di realizzarsi emotivamente andrebbe visto come elevare la qualità emozionale, in funzione della realizzazione del sentire, intesa come capacità continuità di Coscienza sul piano di Amore e Beatitudine.

L’arcobaleno del sentire è necessario a chi non può vedere le Luci Amore e Beatitudine. Unicamente chi Le Vede-Sente, EssendoLe, può però servirsi Divinamente dell’arcobaleno come propria espressione, generando vibrazionalità evolutive e terapeutiche espressione diretta di Beatitudine – Amore – Pensare. Seguire veramente il richiamo del Cuore significa utilizzare l’arcobaleno del sentire per riconoscerSi Amore e Beatitudine. L’espressione seguire il richiamo del Cuore Amore-Beatitudine, è più veritiera di: seguire il Cuore, perché il Cuore non si può seguire, semplicemente perché Onnipresenza Immanifesta e Manifesta.

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Seguire il Cuore – l’importanza di passare dalla gioia all’Amore e alla Beatitudine

Le emozioni e i sentimenti sono limiti esperienziali da utilizzare come trampolino di lancio per superare i limiti stessi. Lo scopo finale dell’apparato emotivo-sentimentale non è produrre, sperimentare, emozioni e sentimenti. La sua finalità essenziale è essere strumento per il superamento di se stesso.

Lo scopo dell’apparato emotivo-sentimentale è rendere possibile l’aspetto emozionale della consapevolezza di sé, per rendere possibile parte del tragitto da animalumano a DivinUmano.

La funzione emotiva-sentimentale è un’indicazione sul percorso spirituale, la cui freccia dovrebbe essere orientata in modo da indicare la continuazione del cammino verso il Superiore. È perciò saggio mettere la freccia per sorpassare la regione emozionale e sentimentale, cioè per maturare la capacità di generare autoconsapevolezza-coscienza a prescindere da emozioni e sentimenti, come anche da tutti gli stati diversi dalla Coscienza Integrale.

Espresso diversamente: le emozioni sono veli necessari per carpire la consapevolezza di sé, finché si è incapaci di generare autoconsapevolezza-coscienza, senza il bisogno del supporto emozionale e sentimentale. La funzione emozionale-sentimentale è cioè rendere possibile il velo esperenzialità emozionale-sentimentale, come rampa di lancio per maturare continuità di consapevolezza-coscienza in ambiti superiori. Consideriamo che dalla prospettiva della Coscienza Integrale, ogni stato diverso da Essa è mancanza di sensibilità esistenziale.

Esempio molto concreto: possiamo seguire il flusso della gioia, oppure possiamo osservarlo consapevolmente, facendo in modo che il flusso segua Noi, finché si quieta per far spazio all’Amore e alla Beatitudine. Provare, generare, gioia può essere un modo per girovagare piacevolmente sulla soglia di esperienzialità superiori. Possiamo però fruire della soglia gioia per entrare a Casa dove ad attenderci c’è la Coscienza di Sé Beatitudine.

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La Libertà è libera dal bisogno di esprimersi bassamente, che è indice di schiavitù. La Liberazione esige l’Elevazione.

È giusto fare ciò che si sente, a patto di sentire qualitativamente. Il primo passo che si dovrebbe fare seguendo il concetto di fai ciò che senti, dovrebbe essere sentire di dover migliorare il proprio sentire, spiritualizzandolo. Per chi è posseduto da contenuti inferiorizzanti, l’idea di fare ciò che sente, può facilmente diventare una falsa giustificazione per sfogarli, pensando si tratti della strada della liberazione, verso la libertà. In effetti, si tratta di una liberazione, ma di demoni interiori, che attirano demoni esteriori. La liberazione dai demoni è cosa ben diversa dalla liberazione dei demoni. La vera libertà è libera dal bisogno di esprimersi bassamente. Il bisogno di dover esprimersi bassamente è indice di schiavitù, la Liberazione esige l’Elevazione.

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Seguire il Cuore – Come liberarsi dai desideri negativi?Come realizzare i desideri giusti?

Fare ciò che si desidera non significa necessariamente farsi bene e fare del bene, anzi. Eseguire ciò che si desidera significa seguire i desideri. Nel caso di desideri di bassa levatura significa venire eseguiti dai desideri, nel senso che mancando il Perno Esistenziale, si viene giocati, invece di giocare consapevolmente con la Manifestazione.

I desideri negativi, ostacolanti l’Umanizzazione, non fanno certo parte del meglio, ma, eventualmente, indicano verso ciò che solo immaginiamo essere il meglio. Se fare ciò che si desidera significasse sempre anche fare e farsi del bene, la qualità della vita di chi fa, perlomeno in buona parte, ciò che desidera sarebbe migliore. Sicuramente migliora, invece, la vita di chi realizza i desideri giusti, Umanizzanti, anche perché migliora lui stesso in quanto vita. Enorme è la differenza tra il realizzare consapevolmente desideri evolutivi e l’essere fagocitati meccanicamente da desideri negativi.

La capacità di realizzare desideri deleteri potrebbe anche sembrare positiva, perché permette di ottenere il voluto, ma in verità permette di degradarsi e degradare, denigrare denigrandosi. In questo senso, il concetto di alta biodegradibilità non ha certamente un valore positivo, perché l’agente degradante è il male ignoranza esistenziale. Desiderare bene significa anche desiderare il Bene per tutti, consapevoli del fatto che il bene fa male al male: il bene può essere riconosciuto anche dal fatto che indebolisce il male.

Per migliorare la vita è necessario migliorarsi, siamo anche la vita stessa. Se vogliamo divenire veramente migliori, basandoci su parametri Umanizzanti, dobbiamo desiderare potentemente il bene sempre maggiore, per realizzarci come sempre maggior bene.

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Seguire il cuore – cosa fare per esprimerci pienamente, per Essere Se Stessi?

L’intenzione di seguire il cuore, indica anche di desiderio di esprimersi esprimere maggiormente, per non dire pienamente.

La qualità dell’idea, intenzione, di voler esprimersi pienamente, dipende soprattutto da ciò che vogliamo, più precisamente possiamo, esprimere. Voler può essere un passaggio del poter, ma volere sicuramente non significa automaticamente potere: frustrazioni e insoddisfazioni, sono anche sintomi netti di volere non maturato in potere.

Aver l’intenzione di esprimersi pienamente, senza discernimento, significa voler esprimere i propri contenuti, anche quelli negativi per noi stessi ed altri. È perciò molto utile sostituirla con l’intenzione di esprimersi qualitativamente, che significa voler realizzare le Tre Qualità della Monade: Volontà – Amore – Sapere. L’intenzione di dare totalmente se stessi può apparire molto positiva, perché esprimente desiderio di abnegazione. In verità, tranne quando intesa in senso Superiore, è una negazione dell’abnegazione, intesa come rinuncia all’inferiore in favore del Superiore. Per qualificarci superiormente dobbiamo squalificare le tendenze inferiori. Certamente non negandole, ma trascendendole.

Essere pienamente è ben altra cosa di ciò che l’individuo mediamente (in)consapevole immagina. L’Essere pienamente implica la Coscienza Integrale, riguarda cioè Dio (Origine) e Divino (Volontà – Amore – Sapere), Stati sconosciuti all’individuo mediamente (in)consapevole.

L’idea di voler esprimersi pienamente, può pertanto essere un modo per giustificare il bisogno di inferiorità, perché come esprimersi pienamente si intende la realizzazione di impulsi inferiori, pertanto inferiorizzanti. Realizzare l’inferiore significa limitarsi, non certo realizzarsi pienamente. Tra l’altro le realizzazioni inferiori, che in verità sono irrealizzazioni, nutrono il bisogno di altre (ir)realizzazioni inferiori: creano la classica mancanza conseguente a ogni forma di appagamento inferiore.

Le realizzazioni superiori, invece, liberano dal vuoto esistenziale, soprattutto se sono orientate direttamente a far emergere la Pienezza Esistenziale Coscienza Integrale.

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