L’arbitrio non è un optional per nessuno, ma le scelte veramente qualitative sono un’opportunità che per troppi è soltanto un miraggio. Esigono la decisione di volgersi verso il Superiore.

Fare ciò che si vuole?

Dopo aver pensato: voglio fare… (cioè voglio fare ciò che voglio), può essere molto utile chiedersi:

  • –  posso non fare ciò che voglio?
  • –  posso fare ciò che non voglio?
  • –  quale parte di me vuole fare quella determinata cosa,pur essendo nociva, perché?
  • –  quale parte di me non vuole fare quella determinatacosa, pur essendo positiva, perché?
  • –  cosa significa fare qualcosa?
  • –  si può fare niente?
  • –  si può non fare niente?

La maturazione spirituale può essere intesa come passaggio dal diritto potenziale alla Libertà, al sentire molto concretamente il dovere di liberarsi, per il bene proprio e altrui, per Essere Libertà. L’arbitrio non è un optional per nessuno, ma le scelte veramente qualitative sono un’opportunità che per troppi è soltanto un miraggio. Esigono la decisione di volgersi verso il Superiore.

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Se i genitori Amano i figli perché li fanno sentire in colpa?

Amare, genitori-figli e sensi di colpa
Se i genitori Amano i figli perché li fanno sentire in colpa?

Consideriamo, innanzitutto che i genitori non fanno veramente sentire in colpa i figli: ognuno può sentire, sperimentare, unicamente se stesso. Il comportamento genitoriale può, però, favorire la produzione di sensi di colpa nei figli. Come già espresso, ogni esperienza è prodotta unicamente da chi ne fa esperienza: è esperita soltanto da chi la produce. Tutte le esperienze sono autoesperienze, è impossibile sperimentare l’esteriore.

Una risposta più diretta, e per molti meno piacevole, alla domanda: perché i genitori fanno sentire in colpa i figli?, è che soltanto rarissimi genitori Amano. I sensi di colpa escludono l’Amare, che a sua volta non favorisce la creazione di sensi di colpa. Eventualmente, chi stimola a sentirsi in colpa, in quel dato momento genera voler bene, caratterizzato però anche dal fare del male, perché favorisce, appunto, i sensi di colpa.

In quanto senza sensi di colpa, l’Amare libera dai sensi di colpa, non li favorisce. L’Amare può però far emergere sensi di colpa nell’amato, perché illuminando il suo spettro psicofisico, l’influsso dell’Amare lo aiuta a notare ciò che prima non scorgeva. Illuminando lo spazio delle menzogne, l’Amare favorisce la visione di preesistenti meccanismi interiori colpevolizzanti.

L’Amare esige grande consapevolezza, mentre voler bene può essere soltanto una buona abitudine. Agire regolarmente per maturare la consapevolezza è una buona abitudine, ma l’Amare non è proprio un’abitudine. L’Amare è soprattutto una conseguenza della buona abitudine di tendere a maturare spiritualmente, che implica la maturazione della capacità di Amare, anche, soprattutto, per realizzare la capacità di Essere Amore.

Chi conosce l’Amare, perché Ama, può molto consapevolmente costatare che l’idea che i genitori Amano i figli è una leggenda metropolitana. Se ci fosse Amare tra genitori e figli:

  • i genitori non proverebbero e non favorirebbero sensi di colpa;
  • i conflitti sarebbero perlopiù evolutivi;
  • ci sarebbero molto meno problemi ordinari,generalmente dettati dall’ignoranza esistenziale, che esperienzialmente è lontananza dalle qualità Amore e Beatitudine;
  • ci sarebbe potente Umanizzazione delle dinamiche famigliari;
  • a una certa età i figli sarebbero molto saggi;
  • la creatività prevarrebbe sempre più sullameccanicità,
  • ci sarebbe molto più tendere all’essere, pertantosempre più libertà dalla modalità del dover apparire.
    Non Amando in generale, non si possono Amare nemmeno i figli. Confondendo il voler bene con l’Amare, molti affermano di Amare. Invece soltanto vogliono bene, ma lo
  • chiamano Amare.
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Qual è il rapporto tra sensi di colpa e sacrificio?


L’idea: se non ripago chi si è sacrificato per me sono un egoista, è una mappatura concettuale limitante, direttamente legata ai sensi di colpa. Per liberarsi da questa limitazione, può essere molto utile considerare l’effettivo significato del concetto di sacrificio, che deriva dal latino sacrificium: sacer + facere, “rendere sacro“.

Sacrificarsi significa pertanto rendersi sacri, trascendendo l’inferiore che rappresentiamo, in modo da divenire il Superiore a cui miriamo.

Sacrificarsi per altri significa, invece, rendersi sacri agendo per altri. Le espressioni: rendersi sacri attraverso l’interagire con altri, ovvero, rendersi sacri aiutando altri, sono perciò più corrette dell’espressione sacrificarsi per altri.

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Trascendere la frase ricatto: Mi sono sacrificato per te, devi essere grato per tutto quello che ho fatto per te, è una frase molto adatta a far scattare sensi di colpa, soprattutto se articolata dai genitori.

Mi sono sacrificato per te, devi essere grato per tutto quello che ho fatto per te, è una frase molto adatta a far scattare sensi di colpa, soprattutto se articolata dai genitori.Per favorire lo sviluppo dell’antidoto interiore per questo virus comunicativo, è bene riflettere consapevolmente sul suo significato, cioè senza cadere in elucubrazione. Non trascuriamo il fatto, che un giorno potremmo noi stessi ritenerci vittime di ingratitudine.Nobilitando la domanda: chi me l’ha fatto fare? con la prospettiva Umanizzante, possiamo interpretarla come: Quali meccanismi comportamentali mi hanno fatto fare ciò che ho fatto?, per esempio: Quali meccanismi comportamentali sto subendo nell’esigere gratitudine?Se ciò che facciamo per altri è qualitativo, in generale, non necessariamente sempre, essi provano un senso di gratitudine nei nostri confronti. La gratitudine è spontanea. Non è questione di baratti, imposizioni. La gratitudine è un’espressione del voler bene e dell’Amare, che non si possono certamente imporre.Stimolare sensi di colpa attraverso l’idea di ingratitudine è un modo sofisticato di manipolare. Si tratta di un atteggiamento sconsiderato. Stimolare sensi di colpa è un ottimo modo per ostacolare il fiorire della gratitudine.Non dovremmo focalizzarci in modo conflittuale su ciò che riteniamo essere ingratitudine altrui, anche perché può darsi che le nostre buone intenzioni, ovvero solo presunte tali, abbiano provocato danno all’altro. Sarebbe assurdo che l’altro ci fosse grato perché gli abbiamo procurato un danno.

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Rispettare le regole del culto della sofferenza degenerativa, obbliga semplicemente ad armonizzarsi con l’afflizione degenerativa collettiva, aspetto dell’inconsapevolezza generale.

L’Umanizzazione è anche via verso la Felicità integrale, che può essere un modo di definire la Coscienza Integrale. Considerando l’enorme quantità di sofferenza degenerativa in circolo vizioso collettivo, la vita ordinaria può essere molto lecitamente considerata come caratterizzata dal divieto a essere Felici.

Così, alcuni si sentono in colpa perché provano felicità, che in genere è però soltanto diminuzione dell’afflizione degenerante, non la Felicità vera e propria, intesa come Amore e Beatitudine. Più precisamente, più che un divieto a essere Felici(tà), la vita ordinariamente (in)consapevole è un obbligo a generare inFelicità. Rispettare le regole del culto della sofferenza degenerativa, obbliga semplicemente ad armonizzarsi con l’afflizione degenerativa collettiva, aspetto dell’inconsapevolezza generale.

Per essere veramente compreso, il divieto alla Felicità esige, invece, enorme consapevolezza. Implica, tra l’altro, la conoscenza della Felicità Integrale, per Conoscere la Quale bisogna EsserLa.

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Uscire dai binari della meccanicità è un incidente molto positivo, che può provocare delle ferite, ma meglio essere vivi con ferite che defunti similviventi sepolti dalla meccanicità.

Liberarsi da codici fuorvianti

Il senso di colpa è anche una reazione all’essere usciti dai binari del codice comportamentale con cui siamo programmati, per cui il capotreno, l’insieme di programmi, è disorientato perché il programma di viaggio intrapreso non coincide con il suo. Allora può anche urlare interiormente: ritorna immediatamente sui binari comportamentali.

Valutiamo bene il fatto che essere il treno significa essere macchina senza creatività. L’uomo senza la necessaria creatività non corrisponde al Principio Creatore, Principio Esistenziale fondamentale, senza il quale non ci sarebbe Creazione, pertanto nemmeno l’essere umano. Non rispecchiare qualitativamente il Creatore, che in parte Siamo, è un elemento fondamentale dell’essere superficiali. Uscire dai binari della meccanicità è un incidente molto positivo, che può provocare delle ferite, ma meglio essere vivi con ferite che defunti similviventi sepolti dalla meccanicità.

Uscire dai binari può rappresentare l’inizio di un percorso di liberalizzazione illuminante, destinazione Umanità vera e propria, ben lontana dall’automaticità che passa molte stazioni senza portare veramente da qualche parte.

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Definire le proprie esigenze basandosi sulle convinzioni limitanti altrui, è un ottimo modo per alimentare la sudditanza.

La sudditanza deriva anche dal non comprendere. Per liberarsene è perciò necessario iniziare a comprendere, spiegarsi bene ciò che magari prima era acquisizione meccanica scambiata per comprensione. Ci sono cose che riteniamo di capire veramente e, invece, le capiamo molto parzialmente, perché interpretiamo la nostra ignoranza come conoscenza.Ci si ricordi di un testo letto varie volte, magari a distanza di tempo. Se ogni successiva lettura porta maggior comprensione, significa necessariamente che è diminuita l’incomprensione prima esistente. Soltanto ritenere di capire non è certamente comprendere veramente. Soltanto disporre di informazioni è nozionistica, non comprensione. Sostituire il punto terminante le proprie convinzioni, con il punto interrogativo, può risultare decisivo.Non conoscendoci non possiamo conoscere le nostre vere esigenze: conoscersi meglio significa anche conoscere meglio le proprie vere esigenze. Definire le proprie esigenze basandosi sulle convinzioni limitanti altrui, è un ottimo modo per alimentare la sudditanza. Per liberarsi dall’essere sudditi di qualcuno è fondamentale comprendere quali sono le proprie vere esigenze, il che implica l’Umanizzazione.L’Illuminazione, è l’esigenza fondamentale, ma per comprendere veramente ciò dobbiamo spiritualizzarci, che non è questione di mera nozionistica. Per maturare spiritualmente dobbiamo necessariamente migliorare la qualità delle esperienze prodotte, rendendole sempre più simili all’Amore e alla Beatitudine, Esperienze Fondamentali.

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