Gravità e Beatitudine

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Chi afferma di essere troppo spirituale per sopportare il peso del corpo, farebbe bene a considerare che la pesantezza deriva dalla sofferenza, che è lontananza esperienziale da Noi Stessi Beatitudine, Sentire Primario che Siamo. Il problema non risiede nella gravità del corpo, ma nel fatto che non si è abbastanza spirituali, cioè non sufficientemente consapevoli per generare quotidianità Beata.

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Gratitudine per Essere

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La ragione vera della gratitudine è però ben oltre a offese, offensori, meccanismi negativi, perdono. Pensiamo al solo fatto di avere l’opportunità di essere un’entità che può evolversi, migliorarsi, eternamente. Riflettiamo sul fatto che siamo esseri umani in Divinizzazione, che proprio in questo momento possiamo dire: la vita inizia ora, ciò che è stato è stato, da ora in poi farò il meglio per realizzare Volontà, Amore e Intelligenza, per il bene mio e altrui. Non provoca forse gratitudine per l’esistenza, per esserci, questo tipo di riflessione? – Scarica gratis i libri di Andrea Pangos

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Gratitudine, sensi di colpa e cosiddetto sacrificio familiare

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Mi sono sacrificato per te, devi essere grato per tutto quello che ho fatto per te, è una frase molto adatta a far scattare sensi di colpa, spesso soprattutto se articolata dai genitori .

Per favorire lo sviluppo dell’antidoto interiore per questo virus comunicativo, è bene riflettere consapevolmente sul suo significato, cioè senza cadere in elucubrazione. Non trascuriamo il fatto, che un giorno potremmo noi stessi ritenerci vittime di ingratitudine.

Nobilitando la domanda: chi me l’ha fatto fare? con l’intento Umanizzante, possiamo interpretarla come: Quali meccanismi comportamentali mi hanno fatto fare ciò che ho fatto?, per esempio: Quali meccanismi comportamentali sto subendo nell’esigere gratitudine?

Se ciò che facciamo per altri è qualitativo, in generale, non necessariamente sempre, essi provano un senso di gratitudine nei nostri confronti. La gratitudine è spontanea. Non è questione di baratti, imposizioni. La gratitudine è un’espressione del voler bene e dell’Amare, che non si possono certamente imporre. Per favorire la gratitudine, nostra verso altri e altrui verso noi, possiamo meditare con l’affermazione: Sono aperta/o alla maturazione dello Spazio Gratitudine Infinita.

Stimolare sensi di colpa attraverso l’idea di ingratitudine è un modo sofisticato di manipolare. Si tratta di un atteggiamento sconsiderato, anche perché stimolare i sensi di colpa è un ottimo modo per ostacolare il fiorire della gratitudine.

Non dovremmo focalizzarci in modo conflittuale su ciò che riteniamo essere ingratitudine altrui, anche perché può darsi che le nostre buone intenzioni possano aver provocato danno all’altro, e sarebbe assurdo che ci fosse grato per un danno procurato.

Per favorire la soluzione della questione ingratitudine, o presunta tale, è bene considerare che:

– nel fare qualcosa, che reputiamo essere positivo per altri, è bene rendersi conto che lo stiamo facendo anche per noi stessi, perché ci sentiamo bene a fare del bene.

– ciò che riteniamo essere un prestare aiuto, può essere vissuto dall’altra persona come disturbo, intromissione nella sua vita privata, oppure come vero e proprio ostacolo. Siamo proprio sicuri che ciò che reputiamo essere aiuto lo sia veramente? Sappiamo veramente cosa significa aiutare? Ignorare le proprie vere esigenze implica il proiettare quelle altrui, proiettiamo ciò che siamo: ignorando noi stessi e, soprattutto, Noi Stessi, siamo destinati a proiettare ignoranza esistenziale, anche se possiamo interpretarla come profonda conoscenza.

– fare qualcosa di benefico, che però non piace all’altro, può scatenare un’ondata di negatività nei nostri confronti, magari perché abbiamo turbato la sua zona di confort, mostrandoli che la situazione è diversa da come lui la immagina, stimolando a dei cambiamenti migliorativi, che però lo spaventano.

– fare molto per qualcuno non significa necessariamente fargli del bene; la qualità è insostituibile dalla quantità.  Scarica gratis i libri di Andrea Pangos

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Vivere di verità per Essere Verità

Vivere di verità per Essere Verità

Non cercare le verità significa accontentarsi delle menzogne, maturare come falsificatori della vita. Perché quindi stupirsi di malattie, problemi non evolutivi, drammi, guerre, tragedie? Ci stupiremmo del fatto di non poter scrivere una lettera perché conosciamo a malapena l’alfabeto?

Voglio vivere di sole verità, voglio Essere la Verità Stessa: è un’intenzione molto importante, da ribadire spesso, anche come mantra, finché la tendenza Umanizzante non diventa automaticamente inarrestabile. – Scarica gratis i libri di Andrea Pangos

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Liberarsi dal culto della punizione

Non si dovrebbe ragionare nell’ottica della punizione. Il metodo della punizione indica mancanze, che non si conoscono valide soluzione alternative. Il culto della punizione andrebbe sostituito dalla cultura Umanizzante. La vera giustizia non implica punizioni, ma soluzioni. Scopo dell’evoluzione è evolversi, non punire, punirsi.

Il mondo è strapieno di punitori e puniti. La sofferenza degenerante è di per sé una punizione, che dovrebbe premiarsi, trasformandosi in afflizione Umanizzante: riconoscendosi come potente segnale indicante la necessità di liberazione dal culto della punizione.

La sofferenza collettiva affligge l’umanità senza che nessuno la infligga veramente a qualcuno. La diffusione della sofferenza degenerante deriva dal subire l’ignoranza esistenziale e chi subisce non può essere certamente un agente attivo.

L’enorme attività dell’inconsapevolezza non deve far ritenere che si tratti di un principio veramente attivo. L’inconsapevolezza si diffonde passivamente. Uomini inconsapevoli diffondo inconsapevolezza come ripetitori, non come veri e propri autori di inconsapevolezza. Diffondere qualcosa di proprio, autentico, esige il divenire principi attivi giustamente ricettivi, il che esige la maturazione della consapevolezza.

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Cos’è l’ignoranza Esistenziale?

L’ignoranza esistenziale ha vari gradi. Ciò che è conoscenza esistenziale per il grado inferiore, è ignoranza esistenziale per il grado di conoscenza esistenziale superiore. Per esempio riconoscersi come Io, rappresenta certamente un livello di consapevolezza maggiore rispetto al conoscersi soltanto come come corpo-emozioni-mente. L’Io non è però l’Identità Reale.

Ritenere che l’Io sia l’Identità Reale, rappresenta un aspetto dell’ignoranza esistenziale. Certo, la sola nozione che in Realtà Si È l’Origine (Identità Reale), non libera dall’ignoranza esistenziale veramente, bensì solo concettualmente, ma è certamente positivo. La libertà essenziale dall’ignoranza esistenziale è la Consapevolezza Integrale, che implica anche la piena consapevolezza di essere, in Realtà, l’Origine.

L’aver appurato la propria ignoranza esistenziale dovrebbe essere visto come necessità di consapevolizzarsi, non come ragione per colpevolizzarsi. In quanto individui non possiamo certo essere colpevoli della degenerazione dell’ambiente formativo e dell’umanità in generale. Sentirsi colpevoli della degenerazione collettiva indicherebbe, anche in questo caso, una forma di delirio di onnipotenza. Possiamo però decidere fermamente di divenire cellula sempre più sana di un corpo malato, luce sempre più illuminante in un mondo di abbagli.

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Adattarsi giustamente non significa subire

Oltre a saper sanare le situazioni difficili, è bene sviluppare la capacità di prevenirle. Soprattutto sostituendo con contenuti illuminati lo spazio interiore altrimenti occupato dall’ignoranza esistenziale, ma anche organizzando in modo illuminante la vita. L’evoluzione è essenzialmente un viaggio di adattamento della materia, forma, alle necessità dello spirito, attraverso la maturazione della coscienza.

Maturare le capacità di adattamento all’ambiente è importante, ma lo è anche maturare le capacità di adattare l’ambiente a esigenze spirituali. Adattarsi falsamente, cioè in modo non consapevolizzante, all’ambiente significa subire negativamente. La ricettività è ben altra cosa della negazione delle proprie Vere esigenze, perché ci si adatta all’ambiente a causa di paure, abbagli e altri elementi negativi. Essere ricettivi non significa subire negativamente, bensì fruire positivamente di processi interiori ed esteriori, per maturare la consapevolezza e le capacità positive. Significa quindi anche essere aperti all’Ambiente Superiore alla struttura psicofisica, non soltanto all’ambiente sperimentato, elaborato, dalla stessa.

Adattarsi spiritualmente all’ambiente implica le capacità necessarie per trasformarsi in modo da maturare la capacità di generare consapevolezza non duale, anche in situazioni esteriori avverse, perché le condizioni interiori sono molto favorevoli.

Il bene è questione più di soggettività che di oggettività. Essenzialmente, superare il male significa trasformarsi spiritualmente, trascendendo il male, oppure trasmutando beneficamente il potenziale evolutivo che esso rappresenta.

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