Illuminazione e Umanizzazione

Illuminazione e Umanizzazione

L’Umanizzazione è la nobilitazione dell’Illuminazione, che basilarmente esige soltanto la Divinizzazione, la spiritualizzazione della materia, in modo che questa renda possibile Estinzione ed Essere Beatitudine, a prescindere dalla capacità di generare quotidianità Beata, perché la vita si svolge in un ambito molto ristretto, per esempio in ashram o monastero, con condizioni che non richiedono ordinarie attività quotidiane. La Divinizzazione è sostanzialmente un costante orientamento qualitativo verso l’Origine, con interazione minima con il mondo.

L’Umanizzazione esige, invece, anche la materializzazione dello Spirito, intesa in due modi. Primo, come capacità di produrre quotidianità Beata anche in condizioni avverse, non soltanto con circostanze favorevoli, come possono essere quelle dell’eremita o del monaco. Secondo, come sviluppo di capacità specifiche: artistiche, scientifiche, terapeutiche, filosofiche, letterarie, sociali ed altre, che permettono di esprimere qualitativamente in forma oggettuale, quindi anche verbale, Significati e Potenziali Divini: Amore, Giustizia, Potere, Verità, Creazione, Pace, Conoscenza, Uguaglianza.

Tendere all’Umanizzazione significa volere realizzare i principi dell’Illuminismo, oltre che l’Illuminazione. Umanizzarsi porta a Essere Amore diffondente Bene pragmaticamente. Maggiormente siamo Potenti in nome dell’Amore, meglio possiamo aiutare, aiutarci. L’Illuminazione fa comunque parte del processo di Umanizzazione, che intesa come miglioramento di capacità positive, anche dopo l’Illuminazione.

Dovremmo tendere al potere consapevole, non rifuggire a priori il potere come suggerito dai concetti fuorvianti di umiltà, annichilamento della personalità o di annullamento di fronte a Dio, che per essere positivi esigono la giusta interpretazione. Il concetto di umiltà andrebbe inteso come capacità di fruire dal Superiore, per divenire migliori per noi stessi ed altri. L’annichilamento della personalità andrebbe inteso come sua trasformazione in funzione di Divinizzazione e Umanizzazione. Il cosiddetto annullamento di fronte a Dio andrebbe, invece, inteso come Estinzione, considerando comunque che in questo caso non si tratta di un fenomeno di fronte a Dio, perché l’Estinzione rappresenta la dissoluzione temporanea dell’individuo, pertanto rimane solo Dio Immanifesto, senza (qualcuno) di fronte.

Rifuggire il potere consapevole significa negarsi le capacità positive, vuole dire forza al potere negativo, capacità di cui la maggioranza dispone in grande misura, basti pensare al potere di soffrire che è una capacità negativa, senza la quale non ci sarebbe afflizione. Il male ha la meglio quando il bene non ha il potere di opporsi, essere più forte del male. La spiritualità dovrebbe essere una roccaforte del bene e la presenza massiccia di malattie, guerre, terrorismo, atrocità, torture, dopo millenni di spiritualità, anche se in grande misura viziata dalle spesso coincidenti superficialità e meccanicità religiosa, indica le lacune della spiritualità come generalmente interpretata finora.

L’idea che tutto è possibile, oltre che come ogni soluzione positiva è possibile, andrebbe inteso anche come ogni problema è possibile: Dio Origine (Assoluto) è il Potenziale di tutto ciò che può essere manifestato, la manifestazione veramente positiva esige consapevolezza. La sofferenza e i problemi dell’umanità sono la dimostrazione della nocività dell’inconsapevolezza che manifesta negativamente il Potenziale Originario, Dio Origine. L’umanità ha bisogno di Potere consapevole, altrimenti sarà dominata dal potere negativo. Il Potere consapevole ha bisogno di Umanità, anche per questo l’Umanizzazione è da preferirsi alla sola Divinizzazione, che rappresenta una parte essenziale, ma minima, del possibile Potere consapevole.

L’Umanizzazione esige la valorizzazione della vita con forma, mentre la Divinizzazione può fermarsi alla Conoscenza della Vita Dio Beatitudine, forma esperienziale senza forme. La Divinizzazione non implica quindi le capacità necessarie per interagire qualitativamente con la forma universo che, non dimentichiamolo, è una forma di Dio manifesto. La Divinizzazione più profonda non si ferma comunque a Dio Beatitudine, esige anche la consapevolezza riguardo a Dio Origine, l’Assoluto.

L’Umanizzazione implica un alto grado di Compassione Illuminata, la considerazione delle difficoltà altrui e lo sviluppo di capacità di aiuto, mentre la Divinizzazione può essere caratterizzata dalla negazione del mondo, in quanto irReale.

Il percorso spirituale può quindi sostanzialmente fermarsi all’Illuminazione, oppure arricchirsi ulteriormente con l’Umanizzazione, che è la materializzazione di un senso più ampio del concetto di percorso spirituale, inteso come processo di miglioramento senza fine finché c’è vita. L’Illuminazione rappresenta sostanzialmente il rapportarsi della Beatitudine con se stessa, mentre le capacità dell’Umanizzazione rappresentano l’esprimersi e il realizzarsi nel mondo dei Potenziali e Significati Divini insiti, anche nella Beatitudine: Amore, Giustizia, Potere, Verità, Creazione, Pace, Conoscenza, Uguaglianza.

Tendere a Umanizzarsi non significa cercare l’equilibrio tra Spirito e materia, altrimenti si rischia di divenire equilibristi, immaginando di dosare in parti uguali materiale e spirituale. La materia deve diventare semplicemente e primariamente uno strumento qualitativo per l’esprimersi dello Spirito, divenire Materia. La materia è questione di percezione, il rapporto tra materia e Spirito esperienziale è quindi l’interazione tra percezione e Beatitudine, Spirito esperienziale, appunto.

L’Umanizzazione andrebbe pertanto considerata come livello evolutivo superiore rispetto alla Divinizzazione-Illuminazione, senza però nulla togliere alla fondamentale importanza e natura della Stessa, anche perché è la base necessaria per l’Umanizzazione.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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