Deludere le aspettative altrui (2008)

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Deludere le aspettative altrui  (2008)

La sensazione di aver deluso le aspettative altrui può essere causata da aspettative effettivamente esistenti, ma anche dal proiettare su altri le proprie aspettative riguardanti se stessi.

Se veramente vogliamo bene a qualcuno, è un controsenso provare sensi di colpa per non aver realizzato le sue attese. Emettendo vibrazioni negative lo danneggiamo, impedendoci così di Amare, oltre a voler bene: Amare ed Essere Amore non conoscono sensi di colpa.

L’aver deluso le aspettative proprie e altrui può essere visto come insegnamento positivo, per non nutrire più l’insana abitudine di produrre aspettative, anche facendo promesse. Senza la necessaria consapevolezza, le aspettative producono stress, ansia e altri stati negativi che, tra l’altro, diminuiscono la qualità delle azioni, pertanto dei risultati. Certo possiamo aspettarci qualcosa da noi stessi e da altri, e in sostanza è sempre così, ma bisogna farlo consapevolmente, senza dipendenza dai risultati, che è una forma di attaccamento al futuro.

Abbiamo più che diritto[1] ad essere Vita Piena. Che ognuno si occupi della qualità della propria vita, più precisamente della vita che è[2] , senza imporre ad altri la vita che lui ritiene ideale. La vita ideale è una vita concettuale, lontana dalla vita ottimale. La vita ideale è ciò che immaginiamo sia il meglio, la vita ottimale è la soluzione migliore in un dato contesto.

Avere aspettative “inconsapevoli” non è reato, ma è pur sempre una forma di prevaricazione verso se stessi ed altri. La presenza di aspettative “inconsapevoli” è un’ombra che turba la vita. È giusto porsi delle mete qualitative e adoperarsi consapevolmente per realizzarle, ma è deleterio crearsi aspettative “inconsapevoli”, con attaccamento al futuro, limitanti i risultati, danneggianti la salute.

Il senso di colpa perché non si è fatto quello che si pensava di dover fare, può essere indice di troppa severità nei propri confronti. Come ogni forma di rigidità, anche esigere troppo da se stessi ostacola la consapevolizzazione. Va inoltre considerato se si poteva veramente fare quello che ci si era prefissati, oppure si trattava di uno scopo irrealizzabile per le proprie potenzialità di quel momento.

[1] Più che diritto perché i diritti sono concetti, mentre la vita è anche senza concetti. In un certo senso, la Vita piena è un “diritto” acquisito con il concepimento, prima di ogni concetto; va però considerato che per Realizzarsi, la vita ha bisogno di applicare con qualità concetti illuminanti.

[2] La vita è se stessa, senza qualcuno che la vive. L’idea che qualcuno viva la vita deriva dall’immaginarsi come qualcuno di diverso dalla vita stessa.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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