Vita cittadina e vita monacale (2004)

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Vita cittadina e vita monacale (2004)

Non si può divenire con qualità “fuggendo” dagli impegni quotidiani.

Occuparsi di spiritualità non deve essere una (falsa) giustificazione per scappare da questioni irrisolte, paure, conflitti…, e per reprimere frustrazioni, complessi, delusioni…, che sono sempre nostri processi. Si è sempre con tutti i propri contenuti e non si può in nessun modo scappare (d)a se stessi, si può soltanto fantasticare. I contenuti problematici andrebbero affrontanti consapevolmente e trasformati.

Occuparsi di spiritualità per fuggire da ciò che non piace, non è maturazione spirituale (divenire veritiero), ma è abbagliamento con allucinogeni (primariamente concetti) di tipo spirituale. Nella maggior parte dei casi, la formazione dell’individuo è stata condizionata da influssi simili a quelli cui sottostà ancora: tradizioni famigliari e collettive, credenze religiose, usi cittadini, concetti inerenti al lavoro, idee sul senso della vita, un certo tipo di approccio alla sessualità, meccanismi nei rapporti interpersonali, rappresentazioni riguardo alla spiritualità, concetti sulla vita in generale…

L’individuo è anche il prodotto di antenati, che avevano fatto alcune esperienze simili a quelle che sta affrontando. Se non sono state elaborate in modo consapevole hanno concorso alla formazione di ostacoli per la consapevolizzazione che caratterizzano il cosiddetto inconscio famigliare: traumi famigliari, forme emozione e pensiero radicate in ambito familiare, repressione della sessualità, sofferenza e privazione come “filosofie di vita”, frustrazioni e complessi in comune ai familiari, processi nocivi relativi a suicidi, incesti, conflitti famigliari e altro ancora. La comparsa di condizioni simili a quelle che hanno influito sulla formazione di tali impedimenti “obbliga” chi vuole consapevolizzarsi ad affrontarle in modo illuminante, senza fare finta che non ci siano o che non influiscano nocivamente; si tratta di una specie di cura omeopatica, una cura omeopaticonsapevolizzante.

L’inconscio famigliare è inconscio per chi non ne è consapevole. Più precisamente, i singoli segmenti dell’inconscio famigliare non sono inconsci per chi ne è consapevole. Per divenire qualitativamente non è tanto importante rendersi conto dei processi dell’inconscio famigliare, ma è fondamentale armonizzare le vibrazioni del proprio inconscio famigliare con la vibrazione dell’Amore. Questo trasforma beneficamente l’inconscio famigliare e influisce positivamente su chi è soggetto al suo influsso. Per facilitare questi processi, si possono fare le seguenti richieste/affermazioni:

  • Chiedo di consapevolizzare l’inconscio famigliare;
  • Abbandono l’inconscio famigliare alla Reale Identità;
  • Chiedo alla Reale Identità di eliminarmi i condizionamenti famigliari nocivi.

Chi sceglie la vita da monastero, ashram, comunità, eremita…, di solito non incontra direttamente condizioni quotidiane simili a quelle che hanno portato alla formazione di molti degli ostacoli per divenire con qualità. Questo può essere un limite per neutralizzarli, anche perché può illudersi di averli trascesi, mentre è soltanto il tipo di vita che non li fa riscontrare. Poi, quando entra in contatto con la vita “ordinaria”, si rende conto che lo turbano ancora.

Gli impedimenti possono essere eliminati anche senza che l’individuo sperimenti condizioni simili a quelle che hanno portato alla loro formazione, ma incontrarle direttamente nella quotidianità e affrontarle in modo illuminante, può facilitare la loro neutralizzazione. Questo non significa che la vita “ordinaria” sia l’ambito di maturazione più favorevole per tutti. La soluzione migliore per alcuni è proprio la vita monacale. Ognuno ha le proprie esigenze di maturazione. L’importante è scegliere l’ambito che meglio favorisce la consapevolizzazione. Va comunque considerato che ogni ambito percepito appare a noi in noi stessi e che, se non diveniamo con qualità, siamo sempre l’ambiente sbagliato primario.

La scelta di una vita monacale deriva talvolta anche dalla mancanza di un metodo abbastanza qualitativo da consapevolizzare la vita ordinaria. Questa carenza è uno dei motivi per cui rarissimi si Illuminano, e molti pensano che Illuminarsi sia un qualcosa di (quasi) sovrannaturale, mentre è completamente Naturale.

Praticamente ogni circostanza può essere utilizzata per stimolare o intralciare la crescita della consapevolezza. Ogni attività fa parte del divenire, diversa è “soltanto” la qualità con cui è utilizzata. È saggio giovarsi di ogni occasione per illuminarsi, invece di sprecarla ottenebrandosi ulteriormente, come spesso accade. La vita che tende ad Amare affronta in modo illuminante la quotidianità e le sue problematiche, che se non sono risolte qualitativamente, rimangono un intralcio per la maturazione della consapevolezza.

Consapevolizzandosi ci si radica nella materia e si trascende l’attaccamento alla stessa, unendo in se stessi il Cielo e la Terra per conoscerSi come loro Origine. L’attaccamento alla materia è profondamente diverso dal radicamento. L’attaccamento comporta l’immaginare che il mondo percepito sia Reale e che si tratti di un mondo esteriore. Il vero radicamento implica, invece, la consapevolezza compiuta che il mondo percepito è irReale, che fa parte di noi stessi individuo e che Origina da Se Stessi Assoluto.

Ci si consapevolizza anche per migliorare la qualità della propria esistenza, per partecipare in Pace, con Amore, consapevolmente e integralmente al meravigliosamente illusorio gioco della vita. Per esistere nella pienezza della propria Luce bisogna illuminare la propria esistenza, consacrandosi pienamente alla ricerca della Reale Identità.

 

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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