Personalità e Puro Essere Beatitudine

Personalità e Puro Essere Beatitudine

È bene liberarsi dall’idea che bisogna annichilire la personalità in favore del Puro Essere, anche perché è impossibile. Pensieri ed emozioni riguardano sempre la personalità, intesa come insieme di modi psichici e comportamentali.

Il Puro Essere è la Beatitudine: l’Origine (Assoluto) precede l’Essere, è senza esperienza di essere.  Per essere Puro Essere dobbiamo quindi Essere Beatitudine, cioè non generare esperienze diverse dalla Beatitudine, quindi nessuna emozione, nessun pensiero, nessuna percezione. In un certo senso, ipoteticamente potremmo essere sempre senza emozioni, perché degnamente sostituite dalla “quasi Beatitudine”, ma sarebbe comunque  impossibile essere perennemente senza percezioni e pensieri. Ipoteticamente, perché essendo la Beatitudine pura esperienza senza percezione intesa come sensorialità, anche la più sottile quotidianità Beata è necessariamente uno stato diverso dalla Beatitudine, quindi in un certo senso, per così dire, di “sottilissima emozionalità”, anche nei momenti in cui non ci sono pensieri tranne la consapevolezza di  essere, che esige comunque il sottile pensiero constatante lo stato di puro essere, definibile in generale come Io Sono. 

Se, invece, come Puro Essere intendiamo l’Atemporale (Origine, Coscienza, Attimo/Istante), allora la Presenza del Puro Essere esige l’Estinzione ed è senza nemmeno Pace, Beatitudine. Il concetto di Puro Essere applicato all’Atemporale può però essere fuorviante, perché il concetto l’Essere è associabile all’esperienza di essere, mentre l’Atemporale è senza esperienza di Essere. L’Essere è un’espressione del Sussistere, che è l’Assoluto.  Definendo la Beatitudine come puro Essere, si incappa comunque nell’assurdità che volendo mantenere il puro Essere, bisognerebbe impedire l’Estinzione, che è uno stato certamente da augurarsi. Tra l’altro, voler impedire l’Estinzione è impossibile perché una volta createsi le condizioni essa emerge spontaneamente e inevitabilmente, ma anche perché durante l’Essere Beatitudine non ci può essere alcuna intenzione, perché la Beatitudine è sempre senza pensiero. Definisco comunque il puro Essere come Beatitudine, perché la Beatitudine è l’inizio dell’essere; è il “punto” in cui c’è soltanto pura esperienza di essere, senza aggiunte. L’associazione del concetto di puro Essere al concetto di Beatitudine non deve però essere un limite, anche nel senso che l’Estinzione, stato senza il Puro Essere  Beatitudine, va sicuramente favorito.    

Bisogna essere spiritualmente pragmatici, non illudersi idealmente. Voler essere a tutti i costi costantemente il Puro Essere può produrre forti conflitti, soprattutto se il contesto è quello della quotidianità con le sue esigenze concrete, i quali sono certamente in contraddizione con il Puro Essere che è Pace, Beatitudine.  Il purismo spirituale è assurdo, soprattutto in relazione alla vita quotidiana. Basta una percezione, un’emozione o un pensiero, anche il più illuminato e illuminante, per essere spiritualmente impuri, nel senso di produrre esperienze diverse dallo Spirito Beatitudine. Dalla prospettiva nettamente purista, la quotidianità Beata andrebbe considerata spiritualmente impura, ma è un impurità molto qualitativa di cui non si può fare a meno, nemmeno si dovrebbe fare a meno.  Non si  può farne a meno, nel senso che per quanto “immensamente” consapevoli non possiamo rimanere perennemente immobili in meditazione, ma anche in questo caso estremo, il solo nutrirsi e dissetarsi produrrebbe momenti di quotidianità, se non altro a causa dei pensieri e delle percezioni: cibo e acqua. Non si dovrebbe fare a meno, nel senso che è la quotidianità Beata è sicuramente meglio dell’ordinario stato di veglia, caratterizzato dal patimento.

La personalità va nobilitata come strumento espressivo qualitativo del Puro Essere. Dovremmo maturare il rapporto Puro Essere-personalità, consapevolizzandola e aumentando le virtù, che possono essere soltanto della personalità, mai del Puro Essere, e sarebbe assurdo considerarle come elementi negativi.  Rispetto al Puro Essere Beatitudine, anche le virtù sono impure in quanto a purezza esperienziale,  ma la questione è manifestare qualitativamente i Potenziali dell’Essere, non negare le peculiarità positive della personalità sua espressione, che può essere più o meno qualitativa. Al Puro Essere non possiamo né aggiungere né togliere nulla per ciò che concerne la qualità esperienziale, la Beatitudine non può essere non Beatitudine. Le capacità comunicative, artistiche, scientifiche, filosofiche, terapeutiche… sono tutte della personalità. Negare le abilità positive significa negare il bene, mentre svilupparle può aiutare a manifestare più frequentemente il puro Essere, che può essere definito come Bene puro. 

Il “conflitto” tra personalità e Puro Essere andrebbe risolto maturando positivamente la personalità, mentre cercare di diseredarla porta sicuramente a conflitti tra i vari segmenti della personalità stessa, nobilitando la personalità, accrescendone le caratteristiche positive, maturando spiritualmente: l’elevazione della personalità è uno dei processi fondamentali del percorso spirituale. Il “conflitto” tra personalità e Puro Essere è comunque un conflitto della personalità con sé: il Puro Essere è Pace, senza possibilità di conflitto. 

La personalità va curata, non uccisa. Immaginiamo una persona ammalata che va dal medico e questi gli dice che l’unica soluzione è il suicidio. Nel caso della personalità, siccome l’idea di eliminare la personalità è di lei stessa, anche quando è impiantata principalmente da altri causa loro condizionamenti, si tratta di una specie di istigazione al suicidio. Il medico dovrebbe curare la malattia, non uccidere il paziente; consideriamo che le sentenze emesse da alcuni medici non sufficientemente evoluti, perlomeno non verbalmente, possono essere delle vere proprie condanne a morte, soprattutto se il paziente è emotivamente vulnerabile. Il paziente motivato a suicidarsi produrrebbe molto probabilmente conflitti distruttivi, sconforto, tristezza, colpevolizzazione di sé e di altri, rabbia, paura…, similmente alla personalità che si induce al suicidio; questo non lo aiuterebbe sicuramente nel percorso di guarigione fisica, anche perché peggiorerebbe la sua patologia emozionale.

Se definiamo la personalità come onda e il Puro Essere come Oceano Beatitudine, dissolvere l’onda in modo che rimanga unicamente il puro Oceano è una capacità spirituale fondamentale, legata comunque anche alla personalità, perché esige i pensieri, per esempio il pensiero Io Sono, come affermazione meditativa. È però altrettanto importante migliorare il “collegamento” tra Oceano e onda, rendendo l’onda grande quasi come l’Oceano, in modo da poter manifestare il Potenziale Oceano attraverso specifiche abilità.

Oltre a imparare a dissolvere, temporaneamente, Andrea, Michela, Maria, Giovanni…, causa emersione dell’Essere Beatitudine, ma anche dell’Estinzione, dovremmo maturare anche la capacità di rendere Giovanni, Maria, Michela, Andrea… quasi Oceano, inteso come quotidianità Beata, in modo da operare consapevolmente sulla relazione Estinzione – Essere Oceano Beatitudine – onda quasi Oceano quotidianità Beata. Si tratta dell’aspetto più incisivo dell’individualizzazione, del modus operandi dal quale nascono Grandi Opere sicuramente positive per l’uomo. Sarebbe assurdo negare questa possibilità Umana, in nome dell’obbligo utopico a essere unicamente Puro Essere.

L’individuo è chiaramente un processo naturale e rappresenta l’espressione individualizzante dell’Onnipotenziale Dio Origine, ma il suo attaccamento a se stesso, che dipende sostanzialmente dal grado di sofferenza prodotta, impedisce la Beatitudine, esperienza Naturale.  L’attaccamento alla personalità, che è il relazionarsi della personalità in modo da produrre afflizione, è chiaramente un problema. La personalità è però anche uno strumento espressivo e non potendo vivere senza personalità, se vogliamo farci del bene dobbiamo illuminarla e renderla virtuosa. La nostra temporalità va valorizzata, non negata; perché dovremmo  mutilarci?

Inteso come personalità, Andrea non può far parte del Puro Essere Beatitudine e nemmeno dell’Estinzione,  ma in quanto personalità illuminata può far parte della quotidianità Beata, che può lasciare spazio all’Essere Beatitudine e alla successiva Estinzione, in cui non c’è personalità, la quale ricompare con la ricomparsa della quotidianità Beata o di esperienze inferiori alla stessa. Dovremmo perciò essere consapevoli della personalità come strumento espressivo inevitabile, tranne durante l’Essere Beatitudine e l’Estinzione, e trasformarla da maschera falsificante a matrice sempre più qualitativa per l’esprimersi dei Potenziali Origine e Beatitudine che, non dimentichiamolo, sono il Sé Realtà e il Sé esperienziale, siamo Noi Stessi precedenti noi stessi personalità.

Il fatto che non siamo il nostro nome non significa che la nostra personalità non è una nostra caratteristica, l’importante è nominare giustamente e non immaginarsi: più la personalità è illuminata, meno l’identità è immaginaria. Ritenere che il nome proprio sia il proprio nome, significa renderlo improprio: il nome proprio non è il Proprio Nome, che è Dio, Origine e Beatitudine. 

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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