Cerchiamo la Beatitudine, perché?

Cerchiamo la Beatitudine, perché?

Cerchiamo la Beatitudine, perché Natura esperienziale, Vera Identità, Identità Esperienziale: CercandoCi, cerchiamo la Beatitudine, anche perché soglia della Scoperta dell’Assoluto (Origine), Sé Realtà.

Cerchiamo la Beatitudine, perché esperienza primaria: ogni cercare è esperienza e la ricerca della Beatitudine rappresenta la figlia cercante la Madre di ogni esperienza. Ignorare la Beatitudine significa essere prole disconosciuta della Propria Madre, da noi stessi, non da Lei, perché non Ci Conosciamo in quanto Beatitudine.

Cerchiamo la Beatitudine, perché abbiamo tutti uguale “diritto” alla Felicità (Beatitudine), che è più di un diritto acquisito con il concepimento. I diritti sono pensieri, la Felicità è la Natura esperienziale, precedente ogni concetto. Consapevolizzare la profonda necessità di Essere Felicità[1] e generare quotidianità Felice, è un passo molto importante. Riconoscere questo bisogno altrui significa avvicinarsi alla Compassione: la Felicità rende l’uomo Umano.

Cerchiamo la Beatitudine, perché solo Essendo Beatitudine Siamo Noi Stessi, mentre realizzare qualitativamente il potenziale Beatitudine attraverso la quotidianità Beata è la Sostanza dell’Autenticità quotidiana.

Cerchiamo la Beatitudine perché assenza di sofferenza.

Cerchiamo la Beatitudine, perché quotidianità Beata è Spontaneità: maturando spiritualmente ci liberiamo dalla meccanicità, compagna inseparabile dell’afflizione.

Cerchiamo la Beatitudine, perché Libertà esperienziale, senza sofferenza e senza distinzione esperienziale in conoscitore-conosciuto.

Cerchiamo la Beatitudine, perché Essere Beatitudine e quotidianità Beata sono Vita libera dal peso dell’idea di qualcuno che vive la vita.

Cerchiamo la Beatitudine, perché pura Conoscenza in essere, di cui tutto il sapere intellettuale è un’espressione. Il ricercatore vero del sapere tende a conoscere per divenire Conoscenza Beatitudine: accumulare sapere senza favorire l’emersione dell’Essere Beatitudine e della quotidianità Beata, significa cercarlo malamente destinandosi all’ignoranza sofferenza.

Cerchiamo la Beatitudine perché Pace, totale assenza di conflitti.

Cerchiamo la Beatitudine perché libera dallo sperimentare separazione.

Cerchiamo la Beatitudine, perché è il Maestro interiore esperienziale.

Cerchiamo la Beatitudine, perché l’Essere Beatitudine è Appagamento libero da percezioni, emozioni, concetti, mentre la quotidianità Beata è libera di produrre sensorialità, emozionalità e concettualità consapevole.

Cerchiamo la Beatitudine, perché la Beatitudine cerca noi intesi come esperienze diverse dalla Beatitudine stessa: è sempre autoricerca. Dalla base dell’esserci, Noi Beatitudine tendiamo spontaneamente a esprimere la nostra Qualità e i Nostri Significati (Amore, Giustizia, Potere, Verità, Pace, Conoscenza, Uguaglianza) attraverso il resto di noi stessi, ma “noi” ignoranza ci impediamo Qualità esperienziale. Così, negandoCi indirettamente causa ignoranza, ci neghiamo le verità e la Verità su Noi stessi e viviamo falsamente, di sofferenza, invece che di Verità e verità. Liberarsi dal falso in favore del Vero, affrancarsi dall’afflizione per Essere Beatitudine e quotidianità Beata, è la sostanza della ricerca spirituale, soprattutto se intesa come Divinizzazione: CercarSi per TrovarSi ed EsserSi. Non dovremmo però dimenticare che per ConoscerCi Finalmente dobbiamo favorire l’Estinzione della Beatitudine stessa, per scoprire, senza comunque mai sperimentare, l’Origine (Assoluto), Uno Realtà senza esperienza: Ciò che Siamo in Realtà, prima ancora di manifestarci anche come Beatitudine. La ricerca spirituale è basilarmente ricerca della Beatitudine e della Sua Origine, è trasformazione dell’abitudine di produrre sofferenza in capacità di generare Beatitudine e conoscere la Sua Origine. Il sapere spirituale è essenzialmente conoscenza di come scoprire il Sé Beatitudine, affrancandosi dall’afflizione, anche per scoprire l’Origine, Sé Realtà.

Cerchiamo la Beatitudine, comunque, a prescindere dall’aver intrapreso intenzionalmente il percorso spirituale: voler ridurre la sofferenza significa tendere indirettamente a Essere Beatitudine e quotidianità Beata. Nessuno cerca la sofferenza, chi tende “intenzionalmente” all’infelicità lo fa perché cerca un piacere viziato, comunque maggior appagamento. Cerchiamo comunque la Beatitudine e dovremmo cercarla intenzionalmente e con qualità.

Cerchiamo la Beatitudine, comunque, perché voler realizzarsi significa tendere a sentirsi meglio, cioè avvicinarsi all’Essere Felicità e alla quotidianità Felice, anche quando non si sa di star cercando proprio questo. Potrebbe sembrare un paradosso, ma molti agiscono non sapendo direttamente di star cercando la Felicità. Si muovono per abitudini, molto spesso per mera imitazione, sintomo di meccanicità. Per esempio, alcuni fanno di tutto per far carriera, spinti proprio dall’idea di realizzazione professionale, ma non collegano direttamente ciò alla ricerca della Felicità. Facendo, invece, questo collegamento potrebbero offrirsi l’opportunità di chiedersi, magari anche rispondersi con qualità, se il loro modo di cercare li sta avvicinando o allontanando da Essere Felicità e quotidianità Felice, ma anche se il loro tendere carrieristico favorisce l’altrui liberazione dalla sofferenza, oppure l’aumento della stessa.

Cerchiamo la Beatitudine comunque, voler risolvere i problemi significa voler liberarsi dall’afflizione. Sarebbe bene comprendere che il problema primario è la nostra incapacità di generare Essere Beatitudine e quotidianità Beata, perché succubi dei meccanismi producenti afflizione, interiori ed esteriori. La nostra vita dipende molto da ciò che proiettiamo, se vogliamo migliorarla dobbiamo aumentare la qualità di noi proiettore e dipendere sempre meno dalla proprie e altrui proiezioni. Il problema sostanziale del singolo e dell’umanità è la sofferenza, la ricerca consapevole della Beatitudine è una Medicina Sostanziale.

Cerchiamo la Beatitudine, ma l’ignoranza esistenziale ci fa trovare l’inverso di ciò che tanto cerchiamo, facendoci produrre sofferenza pur cercando Beatitudine. Desiderare la Beatitudine, ma anche cercarla attivamente, non implica il cercarla veramente. La vera ricerca esige conoscenza, lo smarrimento è ignoranza e non può far veramente parte della ricerca, neppure se ci perdiamo proprio mentre cerchiamo. Possiamo partire da una posizione di smarrimento, ma la ricerca vera porta a maggior ritrovamento, non a diversificare lo smarrimento. La mancanza di autoindagine illuminante impedisce di trovare, TrovarSi. Siamo il Tesoro di noi stessi, ma ci facciamo abbagliare dal luccichio della latta, svendiamo la vita acquisendo sofferenza, scambiando l’ignoranza per conoscenza, perché non cerchiamo giustamente la Luce in noi, per divenire Luce stessa, Illuminandoci.

 

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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