Fede e trasformazione dell’ignoranza in conoscenza

Fede e trasformazione dell’ignoranza in conoscenza

Chi non crede in un Dio personificato, barbuto, creatore dell’universo, ha più ragione di chi ci crede. Tra l’altro, come potrebbe il Dio Creatore dell’universo avere la barba, insieme di peli che fa necessariamente parte dell’universo, visto che il Creatore dell’universo deve indispensabilmente precederlo, esistere a prescindere dalla sua creazione?

Nell’affermare che la forma Dio barbuto sia stata la prima forma dalla quale poi è emanata la forma universo, questo è ciò che implicitamente esprime chi crede in tale Dio, sarebbe utile considerare che soltanto l’uomo percepisce la forma universo così come la percepisce, appunto, l’uomo. L’universo percepito dall’essere umano è un prodotto della sua percezione, prima dell’uomo non poteva esistere una figura come il Dio barbuto, tra l’altro con sembianze molto umane; è ovvio che è stato l’uomo a creare la forma Dio barbuto, proiettando le proprie sembianze corporee sull’idea di Dio, in un certo modo divinizzandosi simbolicamente, ostacolando così spesso la propria Divinizzazione effettiva.

La credenza è una forma di conoscenza, ma la vera conoscenza è questione di verità, non di credenza. Verità e menzogne sono informazioni, che sono sì sapere, ma il sapere ha qualità molto diverse e può essere più o meno veritiero, menzognero. Inoltre, non è uguale avere sapere, essere posseduti dal sapere e sapere consapevolmente.

Non basta trovare conforto nella fede, bisogna fruire della fede per giungere a conoscere il meglio possibile, soprattutto ConoscendoSi. La fede è un incrocio tra avere sapere ed essere posseduti dal sapere, perché sappiamo qualcosa riguardo all’oggetto del nostro sapere, ma ciò che non conosciamo ci rende in parte succubi dell’ignoranza. Per non essere più posseduti dal sapere dobbiamo possedere il sapere mancante, che per essere sapere consapevolmente fruibile esige l’adeguata maturazione della consapevolezza. La fede è conoscenza spirituale parziale, conoscenza che non conosce direttamente l’oggetto della propria credenza, altrimenti, si tratterebbe di conoscenza saputa, verità verificate, non di fede. Il percorso spirituale dovrebbe tendere all’integralità, non accontentarsi della parzialità, focolaio anche di estremismi e integralismi.

La fede può essere uno strumento illuminante di qualità, la fede in Dio può, per esempio, favorire esperienze molto qualitative. La qualità della fede è determinata anche da quanto favorisce l’apertura ad influssi positivi, come per esempio l’influenza di Dio Beatitudine. La fede qualitativa è quindi un modo per volgersi verso le cause Superiori, per beneficiarne, per favorire la propria trasformazione.

L’approccio non idoneo alla fede, causato anche da idee sbagliate sulla stessa, può però renderla un ostacolo per la maturazione della consapevolezza. La Verità esperienziale è Beatitudine, i dogmi sono figli della sofferenza, la Verità è Conoscenza senza afflizione. L’ambito d’azione della fede non si limita chiaramente al mero piano concettuale, ma la fede è sostanzialmente un modo dell’intelletto di credere a sé (senza idee non ci può essere fede), specificatamente a determinate idee spirituali che ha acquisito da altri e ritiene veritiere senza averne verificato la validità. La fede è sostazialmente fiducia nelle verità spirituali o presunte tali apprese da altri. Si tratta di una forma di credenza, cioè di ignoranza: credere significa necessariamente ignorare.

L’ignoranza della fede non è però un elemento negativo a prescindere, la fede intesa come apertura alla scoperta diretta delle verità in cui si crede è un processo sicuramente positivo. La fede che, invece, fa decadere il proprio potenziale conoscitivo diventa uno strumento limitante, che circoscrive le conoscenze spirituali nell’ambito della credulità, fino a diventare un ostacolo insuperabile per se stessi percorso spirituale.  Non accompagnata dalla crescita della conoscenza, la fede può facilmente essere uno strumento di manipolazione, altrui e propria. Non trascedendo la fede, migliorandoci scome strumento conoscitivo, siamo noi stessi a manipolarci, oltre a rischiare la manipolazione altrui. La comprensione, scoperta, dell’oggetto indicato dalla fede esige lo sviluppo di determinate capacità riflessive, uno sforzo ulteriore, ma superare la pigrizia e la meccanicità intellettuale fa parte dell’Umanizzazione.

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Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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Una risposta a Fede e trasformazione dell’ignoranza in conoscenza

  1. andrea ha detto:

    Nel regno animale l uomo é l unica specie in cerca dio..

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