La tv come strumento consapevolizzante

La tv come strumento consapevolizzante (testo del 2005)

Guardare la TV in modo illuminante è una possibilità per maturare la consapevolezza. Per trasformare il mero guardare la TV identificandosi con ciò che si percepisce, in contemplare la TV in modo illuminante, possiamo tendere a:
– testimoniare la visione dei programmi televisivi, in modo da utilizzarli come strumento meditativo per maturare la capacità di testimoniare senza identificarsi;
– riflettere in modo consapevolizzante sul fatto che lo schermo televisivo e l’intero televisore, come anche i suoni emessi dagli altoparlanti e gli stessi altoparlanti, appaiono nella nostra percezione e pertanto sono nostri processi, interiori, chiaramente. La maturazione della consapevolezza può essere facilitata dal domandarsi-rispondersi:
o Dove appare la Tv? Nella stanza!
o Dove appare la stanza? In me individuo! Le immagini del mondo che osservo appaiono sullo schermo televisivo, che si trova nell’immagine che definisco mondo, che a sua volta si trova in me.
Meditando su ciò possiamo:
– aumentare la consapevolezza che il corpo, l’universo, il tempo e lo spazio sono nostri elementi; possiamo inoltre scoprire, senza però poter sperimentare, che “al di là” di noi Sussiste la nostra Origine, Dio: la Reale Identità;
– consapevolizzare che il corpo dei protagonisti del film appare sullo schermo Tv, come i corpi che noi percepiamo appaiono in noi stessi, nello schermo chiamato percezione. In questo modo, possiamo maturare la conoscenza che la percezione corpo fisico è, chiaramente, inscindibile dalla percezione;
– comprendere che come gli avvenimenti del film non sono reali, così non è Reale nemmeno il film chiamato vita, non è Reale l’universo, non sono Reali gli avvenimenti. Tale comprensione può essere facilitata se la visione del film è accompagnata dall’affermare in modo illuminante: Ciò che percepisco non è Reale! Dio è l’Unica Realtà!;
– consapevolizzare che sia ciò che è solitamente definito come spettatore, sia la visione, sia lo spettacolo, appaiono in noi stesi, vale a dire che il “conoscitore” (tra virgolette, perché bisogna considerare che quello che è percepito e definito come conoscitore è, in effetti, un aspetto del percepito, del conosciuto), il conoscere e il conosciuto sono tre aspetti di noi, mezzi di cui noi, in quanto conoscenza, ci serviamo per conoscerci;
– consapevolizzare che i cavalli (o le macchine, o altro soggetto in “movimento”) che appaiono sullo schermo televisivo, non corrono attraverso lo schermo, ma che sono i pixel dello schermo ad “accendersi”, “mantenersi accesi” e “spegnersi”, per poi “nuovamente riaccendersi” e formare così una nuova immagine e dare l’impressione di movimento. In questo modo possiamo comprendere che il processo di “accensione”, “mantenimento” e “spegnimento” dei pixel è una specie di allegoria del principio/processo di costituzione, mantenimento e trasformazione che avviene incessantemente in noi stessi: ogni attimo i processi percettivi si costituiscono, mantengono e trasformano, per costituire immagini diverse nella percezione, e cui veloce susseguirsi di questo processo trino rende l’impressione che gli oggetti percepiti, o meglio prodotti dalla percezione, si muovano nello spazio. Comprendendo ciò possiamo capire che così come le macchine o i cavalli che “corrono sullo schermo” non escono mai dallo schermo, pur “avvicinandosi” ai suoi bordi, così il nostro mondo non può uscire mai dalla nostra percezione: il mondo è una forma della percezione! Consapevolizzando l’incessante susseguirsi di “fotogrammi percettivi” che si costituiscono e decostituiscono in noi, possiamo riconoscere che a causa della velocità del loro succedersi, la mente non sufficientemente Ferma li percepisce come “film”, e non come singoli “fotogrammi mentali”, ed è proprio questo a rendere rende la sensazione che gli oggetti si muovano. Per maturare tale comprensione possiamo riflettere sulla similitudine di questo processo con la pellicola cinematografica e i fotogrammi di cui è composta, che susseguendosi a una certa velocità diventano “immagini in movimento”. Possiamo inoltre riflettere sull’analogia tra lo spazio (il nero) tra due fotogrammi della pellicola cinematografica e la fase di dissoluzione dell’immagine percettiva (tutte le immagini sono percettive!). Questo spazio non si nota quando la pellicola gira abbastanza velocemente, così come l’individuo non sufficientemente consapevole non può notare il processo di costituirsi-decostituirsi delle immagini che produce. Lo spazio tra i due fotogrammi rappresenta per la pellicola cinematografica e per la proiezione sullo schermo cinematografico, ciò che per la percezione è l’assenza di immagini tra la dissoluzione dell’immagine precedente e l’apparizione di quella successiva, vale a dire l’intervallo del cambio di fotogramma percettivo. (2005 )

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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