Reale Identità (articolo del 2010)

La Reale Identità è l’Origine, Dio (Assoluto) Immanifesto.

La Reale Identità non è: Sussiste, più precisamente “è” il Sussistere stesso. L’essere è una Sua espressione, manifestazione. La Reale Identità Sussiste Immanifesta, Origine della Manifestazione. Per rendere questo testo più fluente, al posto del verbo sussistere è talvolta usata la parola essere, ma questo non dovrebbe fuorviare.

La Reale Identità è l’Eternità, è il Senzatempo: assenza di tempo, non sua totalità. Dalla prospettiva temporale la Reale Identità Sussiste mai iniziata, quindi non terminante. Senza questa prospettiva nemmeno ciò. Ogni inizio, fine e prospettiva sono inscindibili dal tempo-spazio, la Reale Identità non conosce inizio, fine e prospettive. L’Infinito è Infinito perché senza fine perché senza inizio.

La Reale Identità non è dell’individuo, che è una Sua irReale espressione. L’Origine è senza individui, l’espressione la tua Reale Identità è quindi sostanzialmente sbagliata. Non si tratta della Reale Identità di te individuo o di Te Dio: come individuo non Sei Reale e come Dio non hai identità, sei l’Identità stessa. La Reale Identità non è di Dio, è Dio stesso: Dio è Dio, senza qualcosa. La separazione tra soggetto e oggetto non esiste neppure nell’ambito spaziotemporale, figurarsi “nella” Reale Identità. Il tempo-spazio conosce differenziazione, non separazione; il Senzatempo nemmeno differenziazione.

Non si può diventare la Reale Identità, l’Assoluto. Come individuo si è sempre un individuo, che può essere ottenebrato dall’ignoranza oppure illuminato dalla Beatitudine (Amore). Come Dio invece si Sussiste in quanto Reale Identità.

La Reale Identità non è soggetta a maturazione, che concerne solamente l’individuo. La Reale Identità non è perfezionabile, Sussiste “Perfezione” di per Sé.

L’Illuminazione spirituale non consiste nell’essere diventati Reali o Eterni come individuo, ma, semplificando, nel produrre Beatitudine come unica esperienza.

La Reale Identità non ha carattere, Dio non è buono, irascibile, compassionevole, ragionevole, vendicativo, misericordioso… Non è nulla di tutto ciò, Precede ogni caratteristica. La Reale Identità è questione di Realtà, non di carattere.

Pur “essendo” Origine di ogni azione la Reale Identità non fa nulla (di tangibile), ogni azione sperimentabile è un’apparizione nell’esserci, Sua espressione.

La Reale Identità può essere definita come Beatitudine Suprema, che non è un’esperienza individuale, né dell’individuo con esperienza di separazione, né dell’individuo senza esperienza di separazione, che può essere definito Nirvana. La Beatitudine (Amore) sperimentabile come individui è una Sua espressione. La Reale Identità non può quindi che essere “incommensurabilmente maggiore” della Beatitudine Nirvanica, “tanto maggiore” da non essere nemmeno sperimentabile, per l’individuo. Ciò si può dedurre dal fatto che:

– la Beatitudine è l’esperienza primaria e Naturale di ognuno, sempre presente alla base dell’esserci;

– la sofferenza aumenta con il proiettarsi verso il cosiddetto mondo “esteriore”, con l’aumento dell’identificazione con l’attività sensoriale che produce in sé l’esperienza chiamata mondo;

  • l’afflizione diminuisce con il volgersi “verso” l’Origine (Reale Identità), con il “ritrarsi” del conosciuto nel conoscitore, fino al punto in cui la conoscenza in essere sperimenta se stessa non soltanto senza alcuna separazione in conoscitore e conosciuto, ma anche senza diversità qualitativa. Allora la conoscenza è pura Conoscenza in essere senza la suddivisione conoscitore-conosciuto: è Amore, Beatitudine, Pace.

La Reale Identità non è quindi Pace, Amore, ma Origine dell’Amore, cioè della Pace, esperienza primaria. In quanto Origine dell’Amore, la Reale Identità precede l’Amore ed è “incommensurabilmente di più” dell’Amore. Pur essendo senza esperienza, la Reale Identità è, per così dire, di “un’esperienzialità incommensurabile”. Naturale, si tratta dello Stato da cui Origina ogni esperienza.

Il concetto di Beatitudine Suprema non deve trarre in errore, facendo confondere la Beatitudine Suprema con l’esperienza individuale, anche se Nirvanica, cioè senza separazione e con Beatitudine presente nell’intero campo esperienziale. Il concetto di Beatitudine Suprema è utilizzato per indicare la Reale Identità, usando come trampolino di lancio il riferimento di Beatitudine Nirvanica, che è sconosciuta ai più, ma questa comparazione può aiutare chi si è Conosciuto come Nirvana stesso. Per diminuire ulteriormente il rischio di fraintendimenti, specifico che, utilizzando termini della tradizione induista, la Reale Identità è Parabrahman (Paramatma), non Brahman (Atma); quest’Ultimo è il risultato del manifestarsi di Parabrahman polarizzando la Materia Primordiale indifferenziata .

L’Assoluto (Reale Identità) non è né il tutto né il nulla. Il tutto non può essere che la Totalità, composta dall’Assoluto (Origine, Reale Identità) e della Manifestazione, altrimenti non sarebbe il tutto. In questo va considerato che il tutto spazio-temporale è potenzialmente quantificabile, mentre l’Assoluto non è minimamente determinabile. Ciò che è sperimentabile e definibile fa parte della Manifestazione, non dell’Assoluto Sua Origine. Inoltre, molti come tutto intendono l’intero universo, che è “nulla” rispetto all’Origine (Assoluto, Reale Identità), anche nel senso che l’universo è irReale. Lo spazio-tempo sperimentabile esiste soltanto come illusione, che inizia e termina in, ma anche con, ogni individuo singolarmente. In quanto Infinito, la Reale Identità è la Realtà, senza inizio, fine. Inoltre, l’universo percepibile è soltanto una minima parte della manifestazione. L’Assoluto non è nemmeno il nulla. La mente che definisce l’Assoluto come nulla farebbe bene a considerare che lei stessa fa parte del “nulla” spazio-temporale. Nulla è il concetto contrario al l’idea di tutto, la quale deve per forza di cose includere anche il concetto di nulla, oltre che se stesso. Nulla è un concetto che esige comunque l’esistenza di qualcosa, nel senso che senza questo qualcosa non ci può essere nemmeno il concetto di nulla: non esiste il nulla, ma soltanto il concetto di nulla.

La Reale Identità è “Consapevolezza Astratta” senza esperienza di esserci, Origine di ogni esperienza. La Reale Identità non è sperimentabile dall’individuo. Riconoscere la Reale Identità non significa comprenderLa oppure farne esperienza, ma divenire consapevoli della Sua Esistenza, più precisamente dell’Esistenza Reale Identità. Come scritto, la Reale Identità non ha esperienza di esserci (intesa come esperienza individuale), ma non è il non esserci, inteso come contrario di esserci, che è dell’individuo, più precisamente è l’individuo stesso. Se non ci fosse la Reale Identità (ipotesi assurda, considerando che si tratta dell’Origine dell’intera Manifestazione), non ci sarebbe nemmeno l’esserci individuo, quindi nemmeno il suo contrario non esserci, non esiste il contrario di ciò che non c’è. Non esserci è un concetto scaturito dalla prospettiva dell’esserci, senza il quale non ci può essere alcun pensiero, quindi nemmeno l’idea di non esserci. Simile ragionamento vale per il non Essere, che può essere considerato come Manifestazione. In questo caso, esiste Qualcosa (cioè l’Origine) che non è l’Essere (Manifestazione), ma non un non Essere opposto all’Essere: l’Essere è la Manifestazione dell’Origine, Reale Identità.

La Reale Identità è Ciò che si è prescindere dalla vita, individuo. La Reale Identità non è ciò che eravamo prima del concepimento, per poi cessare  di essere durante la vita e riessere nuovamente dopo la morte. Come individuo non si era prima del concepimento e non si sarà dopo la morte; c’è la morte, ma non il morto. Come Assoluto, invece, si “è” Eternamente l’Origine(più precisamente l’Eternità [chiamata] Origine: concepimento, nascita, vita e morte, sono inscindibili dall’individuo e non tangono la Reale Identità, che Sussiste Immune da nascite e morti, Sue espressioni. Come individuo sei un’espressione di Te Dio, come Dio Sussisti Origine di ogni individuo. I concetti del tipo: la morte è il mio inizio e la morte è l’inizio della vita, non sono veritieri. La morte è la fine dell’individuo e non è l’inizio dell’Assoluto, Reale Identità. Con la morte termina la vita individuale e non può iniziare l’Esistenza Eterna (che non ha inizio), altrimenti l’Assoluto sarebbe una continuazione dell’individuo, il Reale sarebbe frutto dell’irReale, il Senzatempo scaturirebbe dal tempo, il che è impossibile.

La Reale Identità è Intangibile… Qualsiasi cosa accada a te individuo, non tange minimamente Te Reale Identità, che Sei “Intangibilità”. Maturando questa certezza ci si libera dalle paure, che in sostanza derivano dall’abbaglio che l’individuo, o peggio ancora il corpo, sia il sé reale.

La Reale Identità non è uno stato vibrazionale, energetico o materiale, che sono stati del Manifesto.

Riferendosi al concetto di Uno, la Reale Identità può essere definita come l’Uno Reale (Assoluto, Origine), che non è l’Uno Totale (Totalità): Origine più Manifestazione. Ad ogni modo, è più preciso simboleggiare la Reale Identità con lo Zero, mentre l’Uno è più indicato per simboleggiare il manifestarsi primo dell’Origine (Reale Identità), derivante dal Suo rapportarsi con Se Stessa come Movimento Astratto “nello” Spazio Astratto.

La Reale Identità è l’Origine senza forma di ogni forma. Per quanto riguarda l’individuo, la forma primaria è l’esperienza di esserci, forma non oggettuale in cui si formano le forme oggettuali, modi dell’esserci di fare esperienza di sé. La pura forma primaria è la Beatitudine.

La Reale Identità è anche l’Origine dell’irReale individuo. Il sé immaginario (identità immaginata, “ego”) è invece un costrutto psichico che appare nell’individuo. La Reale Identità è l’Esistenza Reale, più precisamente: l’Esistenza Realtà (Assoluto), di cui la vita individuale è un’espressione irReale. La vita è Vera quando generiamo Essere Beatitudine (Nirvana), ma la vita non può mai essere Reale; la Beatitudine è irReale. Ricordarsi di non usare le espressioni in Realtà o Realmente associate alla manifestazione è un buon modo per rammentarsi che la manifestazione è irReale. Aiuta a maturare la facoltà di discernere il Reale (Origine, Reale Identità) dall’irReale (irRealtà, Manifestazione), capacità che non è questione di mere nozioni come: Dio è l’unica Realtà e il mondo è irReale, ma implica la capacità di Essere Beatitudine. Soltanto Essendo Beatitudine si può veramente discernere il Vero dal falso e il Reale (Realtà, Reale Identità) dal Vero, inteso come Beatitudine; in questo caso il falso sono le esperienze diverse dall’Essere Beatitudine. Il concetto: la vita è reale soltanto quando Io Sono, è potenzialmente fuorviante. In questo caso l’io sono riguarda l’esserci, l’individuo (vita), che è irReale a prescindere dal modo di essere, cioè dalla qualità delle esperienze generate. L’espressione vita reale andrebbe utilizzata soltanto riferita alla Reale Identità, Vita Reale; più precisamente: Vita Realtà, perché relativamente all’Assoluto, è maggiormente proprio usare sostantivi che aggettivi. Si può comprendere quindi che il concetto: la vita è reale solo quando Io sono, è uno dei tanti modi per fomentare l’abbaglio che la vita (individuo), quindi anche il mondo che appare in lei, mondo sia Reale; andrebbe quindi evitata, come l’espressione realtà quotidiana. La quotidianità avviene sempre effettivamente, mai Realmente: gli avvenimenti accadono per davvero, non in Realtà. Questo non significa che la sofferenza e i problemi vadano negati perché irReali. Anzi! Negarli è un approccio errato dell’illusione a se stessa, che nega parti di sé. Vero che i problemi sono irReali, ma vanno affrontati consapevolmente e risolti, anche perché possono essere ostacoli gravi per la maturazione della consapevolezza. La Realtà (Assoluto) non fa male ed è irrisolvibile. Ci si può occupare soltanto dell’illusione, che si (pre)occupa sempre di se stessa. La vita è un’illusione, non deve essere uno slogan per fuggire dalle esigenze della quotidianità o per cercare di giustificare la propria depressione, pigrizia, accidia, ottusità, paura… I problemi vanno risolti e più si è consapevoli dell’illusorietà del mondo, meno le circostanze turbano e meglio si può risolverli. Gli ostacoli vanno affrontati con decisione e lucidità, anche affidandosi alla preghiera, occupandosi della soluzione e non preoccupandosi dei problemi: chi conosce le soluzioni si occupa, non preoccupa. L’illusorietà del mondo va consapevolizzata, non solo concettualizzata. Va tenuto ben presente che la disidentificazione dal mondo implica anche l’Essere Beatitudine. Parlare di illusorietà del mondo è facile, basta imparare i concetti necessari. Ben altra cosa è consapevolizzarsi e fare esperienza del mondo, pienamente consapevoli che è irReale. Il nichilismo consapevole porta a trascendere i concetti e favorisce l’Essere Beatitudine, facendo scoprire la Beatitudine (Amore) come Immenso Valore antecedente ogni valore concettuale. Il nichilismo meramente concettuale porta, invece, a soffrire in modo diverso, forse più concettualizzato. Esistiamo anche senza concetti, penso dunque sono non significa anche: se non penso non ci sono; durante il sonno profondo o l’Estinzione non ci sono concetti. Pensare però che i concetti sono soltanto meri concetti, senza aver trasceso il mondo concettuale, è un po’ come rinchiudersi in una gabbia, compiaciuti di aver compreso che la libertà assoluta non è raggiungibile e che ogni prigionia è irReale. Vero che è irReale, come lo sono anche la liberazione e la libertà (dell’io), ma è sicuramente meglio essere liberi che incatenati, sia che si tratti di catene fisiche che di catene concettuali o emotive.

La Reale Identità può essere definita come Libertà Assoluta (più precisamente Libertà Assoluto), Stato senza confini. Per quanto riguarda l’individuo, le limitazioni (senza le quali non ci potrebbe però essere individualizzazione) iniziano e finiscono con la vita, che l’individuo stesso è; l’esperienza di esserci è la limitazione esperienziale prima. In questo contesto, il concepimento è, invece, il “limite” primario, che scompare con la morte. Finché c’è vita c’è limitazione, ma con la morte non si perdono le limitazioni e non si guadagna la libertà. Prigionia e libertà riguardano l’individuo, che termina con la morte, dopo la quale non ci può essere un individuo libero. Nemmeno come Assoluto si possono perdere le limitazioni o guadagnare la libertà. In quanto Assoluto si è l’inconcepibile Libertà Assoluta, meglio: Libertà denominata Assoluto, concetto questo che è comunque soltanto un’espressione che scaturisce dalla dicotomia libertà-prigionia, sconosciuta all’Assoluto (Origine, Reale Identità). Ogni concetto di libertà è relativo alla prospettiva dell’individuo (e nel senso più ampio alla Manifestazione), senza il quale il concetto di libertà perde ogni significato, anche perché non c’è chi possa darglielo.

Pur originando l’immensa Manifestazione, l’esprimersi della Reale Identità produce limitazioni, che non tangono minimamente la Reale Identità: ogni limitazione fa parte dell’irReale Manifestazione. Per ciò che concerne l’individuo, lo stato esperienziale di minor limitazione è la Beatitudine e può essere definito Libertà esperienziale. Lo stato di minor limitazione è l’Estinzione, durante la Quale è impossibile ogni esperienza individuale, quindi ogni sensazione di prigionia, libertà. Maggiore è l’identificarsi con l’individuo o peggio ancora con il corpo, maggiore è l’imprigionamento. Più si vibra come Immenso (Beatitudine) e maggiore è la consapevolezza riguardo all’Infinito (Reale Identità), più si è vicini a essere Libertà esperienziale (Beatitudine) e al Trascendimento (Estinzione) della stessa Libertà.

Essendo la Reale Identità senza Manifestazione, si potrebbe immaginare che sia statica, passiva, neutrale, senza vita, inerte, vuota, senza senso… Consapevolizzando la Realtà (Assoluto, Reale Identità) si comprende che, invece, soltanto può sembrare sia così, perché ci si basa sull’esperienza chiamata vita e si immagina lo Stato (Assoluto) senza esperienza individuale, come “negativo/opposto” dell’esperienzialità che si conosce, mentre è l’Origine di ogni esperienza.

La Reale Identità non è inconsapevolezza e non è né consapevole né inconsapevole, questi sono stati dell’esserci. L’Origine (Reale Identità, Assoluto) della consapevolezza di esserci non può essere il contrario (cioè inconsapevolezza o inconsapevole) della stessa consapevolezza di esserci: la sorgente non è il contrario del fiume. L’Origine non diventa cosciente di Sé attraverso la Manifestazione, bensì è proprio la Manifestazione a diventare sempre più cosciente di Se Stessa, anche perché sempre più capace di organizzare se stessa attraverso i principi di complessità prima e sintesi poi (così la Manifestazione informa l’Origine e in questo senso, per così dire, l’Origine si diversifica in quanto Informazione Assoluto). In quanto aspetto della manifestazione, l’uomo ha l’opportunità di maturare la consapevolezza riguardo se stesso, la Manifestazione in generale e l’Origine.

Alcuni definiscono la Reale Identità come Vuoto Assoluto, che può andare bene come definizione considerando però il Vuoto sperimentabile e misurabile non è il Vuoto Assoluto, ma è la pura esperienza di esserci (Beatitudine). Certi hanno paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, non conoscendoli li immaginano negativi o pericolosi. Per esempio, alcuni li vedono come minaccia perché secondo loro rappresentano la cosiddetta perdita di se stessi e la perdita del controllo, che, tra l’altro, soltanto fantasticano di avere. Il Vuoto mentale è effettivamente uno stato in cui si è perso il “se stessi” (identità immaginata e identità falsata) in favore dell’Identità esperienziale (Beatitudine). Assenza di “sé” significa Pienezza della Beatitudine, perdere il “sé” è un enorme guadagno. Il Vuoto Assoluto, invece, non è assenza, ma Eterna Presenza, chiaramente senza esperienza di sé, senza nemmeno Beatitudine. È l’Origine di tutte le esperienze di presenza, prodotte singolarmente da ogni individuo, che sono Piene quando c’è Vuoto mentale, Beatitudine. La paura del Vuoto Assoluto e del Vuoto mentale, è un sintomo dell’attaccamento all’individualità, grande ostacolo per la maturazione spirituale. Avere paura del Vuoto Assoluto vuole dire temere Dio Origine. Temere il Vuoto mentale significa aver timore dell’Amore (Beatitudine). Chi conosce Dio Origine e l’Amore sa che temerLi è irragionevole, ma comprende anche profondamente che l’individuo mediamente consapevole è schiavo del bisogno di (immaginare di poter) controllare la vita, perché incapace di abbandonarsi all’Immensità Beatitudine e all’Infinità Dio Origine, cioè a Se Stesso, alla Reale Identità.

Pensare tanto significa penare tanto, provare molte emozioni vuole dire impedirsi l’Amore (Beatitudine, Pace). Molti identificano la vita o la vitalità con le emozioni e i pensieri, immaginando che un’intensa attività concettuale ed emotiva faccia sentir più vivi. Invece, deturpa la vita. L’assenza di pensieri superflui e di esperienze diverse dall’Amore rende la vita Vera, permette il Vuoto mentale che non è certo uno stato di passività o di vuoto esistenziale. La vita piena di emozioni e pensieri è vuota, la mente Vuota è vita Piena d’Amore: il vuoto esistenziale è l’insieme di esperienze diverse dall’Amore.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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