Ogni incontro è giusto?

Se ogni momento fosse veramente giusto, nel senso di ottimale, anche per imparare, incontreremo soltanto insegnamenti di qualità e persone di qualità. Secondo alcuni insegnamenti, ogni persona che arriva nella vita è la persona giusta, ma la vita è una dimostrazione concreta che non è così. Secondo tali insegnamenti, tutte le persone sono nella nostra vita per farci progredire. Se questo fosse vero, significherebbe che tutti sono necessariamente molto evoluti, considerando i miliardi di incontri avvenuti nella storia dell’umanità. Se tutti gli incontri fossero stati maestri di qualità ci sarebbe veramente poco da imparare oramai, dopo millenni di ottimo addestramento. Se sono tutti maestri qualitativi, perché questo è implicito nell’affermare che ogni persona incontrata è giusta, come mai c’è tanta afflizione, considerando che ciò che si cerca è la Felicità? Si potrebbe affermare che la sofferenza fa crescere, ma se la sofferenza fosse veramente una buona maestra, il mondo sarebbe oramai perfetto, mentre in genere si perfezionano soltanto le modalità della sofferenza; consideriamo che il Nirvana, Stato Naturale, è l’unico stato che può essere considerato veramente senza afflizione.

Se tutte le persone fossero giuste le une per le altre, i rapporti sarebbero tutti giusti, non ci sarebbero ingiustizie nei rapporti, quindi nel mondo. Il fatto è che la giustizia di questo mondo è l’ingiustizia di un mondo malato a causa di enorme carenza di Amore e Conoscenza.

Se ogni incontro fosse veramente giusto, bisognerebbe cambiare idee sugli assassini, perché in quanto persone giuste, andrebbero viste come benefiche anche per chi hanno ucciso. Delirando in questo senso, consapevolmente, si potrebbe addirittura affermare che si tratta di grandi Maestri Spirituali, visto che hanno permesso la cessazione della sofferenza di chi hanno ucciso, che in questo contesto non sarebbero nemmeno vittime, ma beneficiarie di un atto di clemenza. Resterebbe comunque la questione della sofferenza dei familiari e dei conoscenti della persona soggetta all’atto di tale clemenza assassina, che comunque sarebbe afflizione giusta, perché essendo ogni incontro giusto, sarebbe la giusta conseguenza dell’aver incontrato giustamente la persona che poi è stata giustiziata grazie all’incontro con la persona giusta, l’assassino. In questo assurdo contesto riflessivo, secondo il quale tutte le persone che incontriamo sono giuste, bisognerebbe dare valenza positiva alle definizioni di aguzzino, carnefice, terrorista. Bisognerebbe poi riflettere se definire il parto e il concepimento come incontri, oppure esentare i genitori biologici dal principio degli incontri giusti a prescindere; possono l’ovulo e lo spermatozoo rappresentare la madre e il padre della persona assassinata?

Usando un esempio meno estremo, se ogni persona incontrata fosse giusta per chi la incontra, anche il medico che sbaglia diagnosi sarebbe quello giusto, pur facendo una cosa sbagliata, ma in questo caso non sarebbe nemmeno da considerare sbagliata, perché un evento giusto non può produrre errore; ma è assurdo definire coretto anche uno sbaglio lieve, tanto più un errore medico che può comportare conseguenze gravi o, addirittura, letali.

L’idea che ogni persona è giusta significa anche che è assurdo lavorare su se stessi, migliorarsi, per essere migliori per se stessi ed altri, tanto siamo giusti, quindi ottimali, in ogni caso. Invece, è bene lavorare su se stessi, anche perché le questioni irrisolte interiori sono una delle ragioni per cui si attirano persone problematiche, oppure si creano rapporti problematici. Esistono rapporti molto problematici anche tra persone non particolarmente problematiche, semplicemente perché si tratta di due soggetti poco compatibili, magari forse solo in un dato momento. Se tutte le persone che si incontrano fossero giuste, ottimali, l’una per l’altra, sarebbero automaticamente giusti tutti i rapporti, quindi anche il concetto di compatibilità tra persone sarebbe una fantasticheria, non mera ridondanza: non può esistere compatibilità senza la possibilità di incompatibilità, compatibilità è un modo diverso di definire un determinato grado di scarsa incompatibilità, mentre usare il concetto di incompatibilità significa determinare un certo grado di compatibilità, insufficiente, ma pur sempre di compatibilità.

Utilizzati in modo consapevolizzante, anche i concetti sbagliati possono risultare illuminanti: le stesse parole che possono essere incantesimi, possono anche essere formule per svegliarsi dal sonno del non discernimento. Fruendo dell’idea che ogni persona che arriva nella vita è giusta, faremmo bene a chiederci giusta per cosa? Se è giusta in funzione della sofferenza, quasi tutti sono persone giuste, molte rappresentano addirittura l’Eccellenza, per favorire la perpetuazione meccanica dell’afflizione. È vero che ogni persona che arriva nella vita è la persona giusta, ma soltanto se come giusta si intende anche la possibilità che ci nuoccia, oltre che aiutare; essere neutrali è praticamente impossibile.

Attraverso la teoria della reincarnazione si potrebbe spiegare che anche le tragedie più immani sono giuste. A prescindere dal grado di (non) validità di tale teoria, affermare che le tragedie sono giuste fa comunque parte del culto della sofferenza, dell’insegnamento con il bastone, non grazie alla carota, come se le insegnanti giusto fossero ignoranza e sofferenza, mentre il Nome e Cognome dell’Insegnante Vera è Felicità Conoscenza.

In generale, più creiamo problemi meno siamo giusti per noi stessi e per altri. Incontrare la persona giusta significa incontrare se stessi sempre più consapevolmente, quindi anche più liberi dall’attaccamento alla persona, personalità. Andrebbe considerato che il problema basilare dell’umanità è l’inconsapevolezza, che coincide quasi pienamente con la sofferenza; quasi pienamente, anche perché esiste la sofferenza conseguenza della liberazione dall’inconsapevolezza. Per essere sempre più giusti verso noi stessi ed altri dobbiamo maturare la consapevolezza e la capacità di favorire soluzioni, cioè di fare del bene, tenendo presente che il bene fa male al male.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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