NO ALLA SOFFERENZA, SÌ ALL’AMORE: LIBERARSI DALL’IDEA DI PECCATO (brano del 2005)

Qualcuno immagina addirittura di dover soffrire per espiare i peccati, gli errori e le colpe. Per “espiarli” dovrebbe invece consapevolizzarli compiutamente, trasformandoli in Amore. Soffrendo impedisce la Naturalezza dell’essere Pace, Amore e pura Conoscenza di esserci e in questo senso commette un peccato, nel significato di: peccato, mi sto rovinando la vita!

Il peccato “vero e proprio” è ciò che ostacola il divenire veritiero, mentre non di rado ciò che è generalmente considerato come peccato lo stimola ed è un bene per il singolo e la collettività. Più un processo (emozione, pensiero, comportamento…) intralcia la consapevolizzazione, più è peccaminoso. Per avvicinarsi al Paradiso dell’Esistenza illuminata non si può certo rimanere nel- l’inferno della sofferenza. Se si ha peccato, perché si ha ostacolato la maturazione della consapevolezza, è bene neutralizzare i processi nocivi creati, consapevolizzandoli.

Se proprio vuole utilizzare il concetto peccato, è meglio che la mente lo utilizzi come modo di definire ciò che impedisce l’aumento della consapevolezza, non per indicare la trasgressione di una norma o di una pratica che si ritiene sancita da Dio, che non ha mai stabilito nulla. Il peccato come definito dalla dottrina cristiana (stato di lontananza e separazione da Dio) ha un significato molto veritiero perché indica che i processi nocivi (primariamente emozioni negative e pensieri superflui) impediscono l’Alternarsi della Consapevolezza integrale con l’Estinzione, che può essere definito anche come essere uno con Dio.

Il cosiddetto peccato originale inteso come condizione di uni- versale colpevolezza e di privazione dello stato di grazia dell’umanità, va visto come contenuto ereditario causato da processi non consapevolizzati dei genitori e degli antenati in generale, che impediscono l’Esistenza illuminata dei successori.

Il concetto di peccato mortale va visto come indicante il fatto che il “peccato mortale” impedisce la compiuta certezza che in Realtà si Sussiste Eterni (come Dio, non come individuo) e quindi la scoperta della Propria Immortalità.

I sette peccati capitali (accidia, avarizia, gola, invidia, ira, lussuria, superbia) sono peccati nel senso che contrariano la maturazione della consapevolezza. Riguardo a loro c’è quindi un aspetto morale e religioso e un altro molto pragmatico riferito al (non) divenire con qualità.

Questi elementi sono comunque relativi solo alla vita terrena (esistenza individuale) che può essere più o meno peccaminosa, infernale, purgatoriale o Paradisiaca a seconda del grado di consapevolezza della mente. L’Esistenza non terrena (Sussistere, Reale Identità, Dio, Assoluto, Realtà) non conosce differenziazioni.

 

Alimentando questi e altri fenomeni nocivi la mente (si) fa del male. Soffrendo commette peccato, nel senso che stimola ulteriore sofferenza, propria e altrui. Essi impediscono l’essere Amore e la Conoscenza di Se Stessi (Reale Identità) e sono in contrasto con le esortazioni: Ama il prossimo come te stesso e Conosci Te Stesso (Reale Identità). Tendere a Conoscere la Reale Identità (Dio, Assoluto, Sé, Realtà) e ad Amare significa anche tendere a trascendere la sofferenza. La Reale Identità, l’Amore e la Conoscenza di Se Stessi sono “di là” della sofferenza, della moralità, dei sensi di peccato, di colpa e di vergogna.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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