Trasformazione dell’identità immaginata (testo del 2005)

La mente che confuta l’esistenza dell’identità immaginata quando invece c’è, nega l’evidenza dei fatti. Non riconoscendola la potenzia e ne diminuisce la qualità. Non può essere trascesa semplicemente con- futandola, magari con affermazioni come tanto l’identità immaginata è soltanto un’illusione, non la Reale Identità. Il fatto che è un’illusione non significa che non ostacoli la consapevolizzazione e non nuoccia

alla qualità della vita, illusioni anch’esse. Tra l’altro, negarla stimola la formazione di conflitti tra vari suoi segmenti e questo la rafforza. In sostanza, è proprio lei a negarsi e a essere in conflitto con sé: alcuni suoi aspetti negano altri e sono in conflitto con loro.

Per evitare ulteriori conflitti potenzianti l’identità immaginata e per renderla più funzionale per il divenire veritiero, è necessario che la mente la accetti in modo consapevolizzante e si pacifichi con lei. Deve cioè affrontarla così da facilitare la sua neutralizzazione, anche costatando: C’è, negarla significherebbe mentire. Non conviene essere in conflitto con lei, bisogna consapevolizzarla sino a dissolverla. Non basta comunque l’accettazione meramente nozionale accetto pienamente l’’identità immaginata. Serve un’accettazione illuminante, come passaggio per la sua neutralizzazione. Questo permette anche di aumentare l’accettazione consapevole dell’identità immaginata altrui, che migliora i rapporti. I conflitti interpersonali sono essenzialmente conflitti tra identità immaginate.

L’identità immaginata non andrebbe intesa come negatività totale, ma compresa come processo da indirizzare e trasformare. Tra l’altro, la decisione di stimolare la maturazione della consapevolezza avviene anche nell’ambito dell’identità immaginata. Così come la ostacola, così la può pure stimolare. Va quindi accolta dalla mente come potenziale alleato, utilizzata come scialuppa per raggiungere l’altra sponda del fiume, per passare dall’esserne governata a governarla, consapevolizzandola per neutralizzarla.

L’utilizzo più qualitativo che la mente può fare dell’identità immaginata è trasformarla in strumento sempre più consapevolizzante, aumentando i suoi segmenti propensi al divenire veritiero.

Cercando di cambiare l’identità immaginata in modo meramente concettuale, senza consapevolizzarla, basandosi magari: su concetti “spirituali”, su espressioni del tipo buon cristiano, buona madre, padre modello, studente esemplare, benefattore, su meri concetti sul bene e sul male, sul cosiddetto “servire Dio” o fare la (presunta) “volontà di Dio”…, la si trasforma e può anche sembrare più spirituale, giusta, buona, altruista…, ma la sua qualità rimane quasi invariata. Per quanto possa apparire buona, benefattrice, spirituale, altruista… l’identità immaginata è lo stesso molto abbagliante e fuorviante.

La sostanza della neutralizzazione dell’identità immaginata non consiste nel riconoscimento dei suoi molteplici aspetti e meccanismi, ma:

– nell’eliminazione delle sue cause effettive, che essendo processi della Coscienza sono inspiegabili, e

– nell’armonizzazione delle sue vibrazioni con quelle dell’Amore.

Questo le fa perdere forza e presenza facendo emergere sempre più spesso e lungamente la libertà da lei.

Maturando la consapevolezza, la definizione di “se stessi” passa, per ciò che concerne la prospettiva:

– di consapevolizzazione della Vera Identità, dal basarsi sul princi- pio dell’esclusione (sono questo ma non sono quello) a quello dell’integrazione consapevole (sono anche questo e anche quello), perché

• tutto ciò che percepisco fa parte della percezione,

• in Verità (non come individuo) sono la Totalità; – di consapevolizzazione della Reale Identità:

• dal principio di identificazione con l’individuo (io sono il corpo, le emozioni, i pensieri…) alla disidentificazione da esso: in Realtà (come Assoluto, non come individuo), non sono né il corpo, né le emozioni, né i pensieri, né l’individuo nel suo complesso, e • attraverso l’integrazione, nel senso di maturazione della certezza: il corpo, le emozioni e i pensieri, sono aspetti di me individuo, espressione di Me Assoluto.

Consapevolizzando l’illusorietà dell’identità immaginata scompare la percezione di separazione e di molteplicità, facendo emergere la consapevolezza che quelle che sembravano unità divise sono aspetti diversi di un’unica unità. Soltanto Uno è: solo la Reale Identità (Uno Reale) Sussiste Realmente e solamente Una è la Vera Identità (Uno Totale).

Consapevolizzando l’identità immaginata, i processi formatisi con le esperienze che hanno concorso alla sua creazione nobilitano sempre più l’esprimersi dell’individuo, mentre prima lo limitavano. Questo significa anche la trasformazione del vissuto pesante e oberante in ricchezza che nobilita il presente.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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