Realizzazione, Umiltà e Potenziale Dio

La pratica spirituale dovrebbe essere intesa anche come maturazione della capacità di fruire del Potenziale Dio, soprattutto attraverso i suoi piani d’espressione Superiori alla mente inferiore.
Attualizzato qualitativamente, il desiderio di servire Dio è certamente positivo, ma è bene prendere consapevolmente in considerazione il passaggio dall’idea di uomo al servizio di Dio al concetto di Dio al servizio dell’uomo. Il concetto di servire Dio può far immaginare che Dio abbia bisogno dell’aiuto dell’uomo, mentre è l’uomo che ha bisogno di aiuto e dovrebbe maturare la capacità di essere aiutato dal Potere Dio.
L’idea che l’uomo serva Dio è simile all’idea che il figlio serva i genitori. Cresciuti sufficientemente, i figli possono aiutare i genitori, ma inizialmente sono i genitori a dover aiutare i figli; perlomeno tendere a farlo, perché se i genitori aiutassero veramente i figli, dando la giusta importanza ai loro bisogni evolutivi, il mondo sarebbe pieno di individui molto consapevoli e sarebbe certamente un luogo migliore. Essendo l’uomo ordinario un essere sostanzialmente immaturo, anche se l’immaturità collettiva può farlo sembrare generalmente maturo, immaginare che l’uomo possa veramente servire Dio è come pensare che un bimbo si possa occupare delle questioni familiari con successo. A un certo punto di maturità, l’uomo può servire veramente Dio, esprimendo qualitativamente il potenziale dei Tre Principi Divini: Potere, Amore, Intelligenza, ma in questo caso si tratta di un figlio adulto, perché resosi simile al Genitore inteso soprattutto come Trinità: Padre-Figlio-Spirito Santo (Potere, Amore, Intelligenza; Shiva, Vishnu, Brahma). Possiamo avere l’idea di servire Dio, ma se vogliamo veramente servirLo, Qualitativamente, dobbiamo maturare profondamente.
L’umiltà andrebbe intesa proprio come abilità a riconoscere Qualcosa di Superiore e fruirne per migliorarci. Inteso ordinariamente, il concetto di umiltà può favorire atteggiamenti autodenigratori, che non sono certamente spirituali, evolutivi. La pseudo umiltà, con caratteristiche non evolutive, è un vizio, non una virtù. L’umiltà andrebbe essere intesa come fenomeno positivo, come atteggiamento che favorisce il miglioramento, e l’influsso migliorativo possiamo ottenerlo da qualcosa di Superiore al nostro stato, non di inferiore. Certo, possiamo trarre insegnamento dalla sofferenza, ma il miglioramento in questo caso è comunque dovuto a una comprensione che è superiore alla sofferenza di cui eravamo succubi. L’insegnamento fondamentale che possiamo trarre dalla sofferenza è che dovremmo liberarcene il prima possibile, maturando la consapevolezza.
Dobbiamo nobilitarci, non negarci, rinnegarci. Se vogliamo realizzare il percorso indicato dal concetto di abnegazione, nella parte intesa come mettersi al servizio di Dio e degli altri, dobbiamo renderci Sacri, sacrificandoci in modo illuminante, divenendo migliori per noi stessi e altri, anche invocando il manifestarsi del Potenziale Dio.
Più siamo Capaci meno abbiamo in un certo senso bisogno di fruire del Potenziale Dio, nel senso che in parte lo abbiamo realizzato in noi e lo rappresentiamo consapevolmente, ma d’altro canto possiamo fruirne maggiormente perché abbiamo più capacità di esprimerne il manifestarsi: maturando consapevolezza e capacità positive siamo sempre più Dio manifesto come Uomo che trae spunto sempre meglio da Sé Dio Origine.

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Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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