Sacrificarsi: rendersi Sacri

Sacrificarsi: rendersi Sacri

(brano tratto dal libro-in fase di pubblicazione: Perdono e Umanizzazione, Andrea Pangos)

Iniziare il percorso verso il perdono significa iniziare un sacrificio, il percorso verso il perdono è un rito Umanizzante.

Sacrificarsi significa rendersi sacri (dal latino sacrificium, sacer + facere, “rendere sacro”). Si tratta di una definizione diversa di ciò che si pensa solitamente sul sacrificio. Le idee inappropriate sul sacrificio concorrono in modo importante alla formazione di codici comportamentali fuorvianti. I concetti sono interpretazioni da interpretare giustamente, altrimenti  rendono significato falsato anche noi stessi.

È veramente sacrificio quello che mi hanno insegnato essere il sacrificio?

         In quanto percorso verso il Bene, il sacrificio è anche via verso la Verità, attraverso le verità su noi stessi e sull’Intero. È pertanto particolarmente assurdo “sacrificarsi falsamente”, più precisamente intendere falsamente l’idea di sacrificio. Non possiamo sacrificarci falsamente. Il sacrificio è questione di verità e Verità, non esiste Sacralità falsata, ma può essere definito Sacro ciò che non lo è.

In quanto impedimento per la Vera Identità, il risentimento ci rende inferiori a ciò che potremmo, dovremmo, Essere. Liberarsi dall’inferiore è un elemento fondamentale del sacrificarsi: sacrificarsi è Elevarsi. Liberarsi dall’inferiore significa anche fruirne qualitativamente, come base evolutiva, anche perché per renderci Superiori dobbiamo per forza iniziare da ciò che siamo, che è sempre inferiore a Ciò che Saremo Umanizzandoci. Pensieri, emozioni e desideri, sono potenziali evolutivi, sacrificarsi significa anche illuminarli, renderli illuminanti.

Sacrificio è anche sostenere la crescita del Superiore. I regni inferiori donano se stessi ai regni superiori, o meglio: sono anche un’offerta ai regni superiori. Così come il regno vegetale si basa su quello minerale, il regno animale su quello minerale e vegetale, il regno umano sui regni minerale, vegetale, animale, così l’evoluzione dei Regni Superiori si basa anche sul regno umano. I Regni Superiori non sono però elementi estranei all’uomo, bensì suoi Elementi Superiori. Sacrificandosi, fruendo dell’inferiore in funzione del Superiore, l’uomo costruisce se stesso nell’ambito dei Regni Superiori. La possibilità dell’uomo di offrirsi a Se Stesso è uno dei punti cardinali del potenziale libero arbitrio. La spiegazione appena data sui regni può essere utile come spunto di riflessione, per generare analogie, ma non va intesa alla lettera, perché:

– i regni minerale, vegetale, animale, non si sacrificano veramente, perché il sacrificio esige il libero arbitrio;

-l’uomo non deriva direttamente dai mondi minerale, vegetale e animale, così come sono conosciuti attualmente. I passaggi verso l’uomo sono avvenuti attraverso i regni minerale, vegetale e animale, ma in forme diverse, su ottave evolutive (o modalità evolutive), diverse da quelle di cui fanno parte gli attuali regni minerale, vegetale, animale.

Il sacrificio è anche devozione consapevole. Sacrificarsi significa donarsi al Superiore, anche attraverso il donarsi al prossimo, che non andrebbe frainteso con, scriviamo così, il buttarsi via, perché si è frainteso, oppure nemmeno si conosce, l’effettivo significato del concetto di sacrificio. Basare la vita su un’idea sbagliata di sacrificio può portare a rinnegare la propria Umanizzazione, che esige il sacrificio, ma inteso propriamente.

Il sacrificio fa parte del creare la Vera Identità. Non coltivare le proprie vere esigenze è di per sé degenerazione, anche nel senso di mancata generazione di Se Stessi Vera Identità.

Il sacrificio erroneamente inteso deriva anche dalla sensazione di dover sacrificarsi, perché si pensa che la vita è sofferenza e più si soffre più si è buoni, oppure perché ci si sente in colpa se non ci si sacrifica a sufficienza; il secondo caso non esclude il primo, anzi. Inteso nel senso giusto del termine, sacrificarsi sufficientemente significa agire nella misura necessaria per divenire Sacri, vale a dire Realizzare la Vera Identità, giusto per iniziare. La misura necessaria menzionata è comunque relativa: lo Spazio Esistenziale Vera Identità può essere espanso e nobilitato in modo infinito, o quasi.

Anche se il meccanismo del sacrificio è stato acquisito meccanicamente e si continua a perpetuarlo meccanicamente, la sensazione di dover sacrificarsi è comunque, molto spesso, anche un modo per esprimere il voler bene, espressione a sua volta dell’Amore.

Dando valore inappropriato alla parola sacrificio, significa privarla del suo vero significato, come è ovvio per ogni fraintendimento, privandoci così anche di parte del suo potenziale. Dare significati sbagliati alla vita significa rubarle parte del significato, derubarsi, limitare l’espressione dei propri potenziali. Intendendo in modo inappropriato il concetto di sacrificio,   possiamo anche aiutare altri, ma a nostro discapito. Essendo il sacrificio un elemento fondamentale della realizzazione del Bene, è giusto, bene, fare in modo che il proprio sacrificarsi coincida con il beneficiarne, oltre a far beneficiare. Il modo diretto per far coincidere il nostro beneficio con quello altrui è l’Umanizzazione, che implica il sacrificio, inteso propriamente: sacrificarsi veramente significa realizzare il DivinUmano.

È giusto ribellarsi a concetti e comportamenti sbagliati riguardanti il sacrificio, ma dovrebbe essere una ribellione consapevole, non solo un negare per ignoranza. Sacrificarsi fa parte della via della Conoscenza, significa anche affermare sempre più per comprensione, non giusto per produrre parole e pensieri. Sacrificarsi significa trasformare per conoscenza, non combattere per ignoranza, che è di per sé conflitto. La trasformazione della ribellione per reattività in liberalizzazione consapevole è un elemento del sacrificarsi. Il sacrificio propriamente inteso è la strada verso la Libertà e ribellarsi significa proprio tendere a ciò che si credere essere maggior libertà. Chiaro che l’idea di libertà deve essere qualitativa, altrimenti soltanto indirizza a un tipo diverso di prigionia. Essere schiavi di idee limitanti sulla libertà è un’assurdità veramente particolare.

Essendo testimoni di casi di persone che seguendo idee sbagliate sul sacrificio si sono rovinate la vita, perdendo quasi completamente di vista le proprie esigenze, possiamo provare repulsione verso il sacrificio. Dovremmo però considerare che non si tratta di repulsione verso il sacrificio, ma verso il loro modello comportamentale che esse intendono come sacrificio. Riguardo all’espressione: perdere di vista le proprie esigenze, va specificato che è solo un modo di scrivere, perché quasi nessuno perde di vista le proprie vere esigenze. Per perdere di vista qualcosa bisogna prima vederlo, ma in generale l’ignoranza esistenziale impedisce di conoscere le vere esigenze. Per vedere le vere esigenze è necessario liberarsi da priorità sbagliate, basate su idee non funzionali per l’Umanizzazione.

Sacrificarsi significa anche mettere al primo posto le proprie vere esigenze, che coincide con l’aiutare altri: Umanizzarsi significa anche essere di aiuto ad altri, automaticamente. Molti tra coloro che tendono a mettere se stessi al primo posto, provano però avversione verso il sacrificio, anche se inteso giustamente, cioè come rendersi sacri, che significa veramente mettere al primo posto se stessi, nel senso di dare massima priorità alle proprie vere esigenze. Provano repulsione verso il sacrificio perché il rendersi sacri implica la liberazione dall’essere falsi: la Sacralità è questione di Verità. Provano repulsione perché tra le proprie vere esigenze di ognuno ci sono lo sviluppo della Bontà e dell’altruismo, che possono sembrare limiti, soprattutto se si è accecati dall’egoismo, anche perché si confonde l’individualismo con l’individualizzazione, che intesa giustamente significa Umanizzazione.

Se come se stessi si intende l’identità falsata, mettere se stessi al primo posto significa alimentare le falsità, le false esigenze. Per diminuire il rischio di mettere al primo posto l’identità falsata, con la conseguente ulteriore falsificazione dell’identità, è bene ragionare in termini di mettere al primo posto le vere esigenze. Pensare cioè: voglio dare la massima priorità all’Umanizzazione.

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Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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