Amarsi, non detestarsi  

Essendo ogni nostra esperienza parte di noi stessi, provare rancore è esserlo in parte.
Essenzialmente, detestare altri significa detestare parti di noi stessi. Coloro che sperimentiamo come altri fanno parte del nostro campo esperienziale. Sono io interiori, non individui esteriori. Gli altri esistono a prescindere dalla nostra sperimentazione, ma ciò che sperimentiamo come altri sono l’esperienza definita altri, prodotta da noi in in noi stessi
Produrre rancore significa impedirsi la Pace, intesa anche come alternanza tra Pieno Integrale e Pieno parziale, perché non si è in pace con se stessi, prima che con altri. Perdonare significa anche riconciliarsi con parti di noi stessi. Perdonare è liberarsi dalle proprie negatività, liberando così anche altri dal male che rappresentavamo. Percorrere il percorso verso il perdono ci rende contribuenti al guadagno collettivo retribuiti dallo stesso.
Certo, l’atteggiamento altrui influisce su di noi negativamente, dipendentemente dalla negatività altrui e dalla misura in cui siamo reattivi, inconsapevoli, incapaci di trasformare il male in bene. Più diveniamo consapevoli e capaci di trasformare positivamente gli influssi, più possiamo attingere positivamente dall’esteriore, esserne stimolati positivamente, renderlo ambito sempre più Umanizzante.
Affermare che ciò che sperimentiamo come altri e loro emozioni e concetti, non sono gli altri di per sé, perché si tratta di concetti, emozioni e forme, prodotte da noi stessi in noi stessi, è ben diverso dall’asserire che tutti sono nostre proiezioni-percezioni, che esistono soltanto nella nostra mente, come viene talvolta affermato. La prima affermazione corrisponde a verità, la seconda no: la percezione non andrebbe confusa con l’oggetto su cui si basa. Tra l’altro, la mente è soltanto uno degli elementi che concorre alla creazione in noi stessi dell’esperienza altri.
Dire che tutto ciò che sperimentiamo avviene in noi, perché la nostra sperimentazione, non può essere esteriore a noi, non significa affermare che non esiste un mondo esteriore.
Gli altri esistono, chiaramente, a prescindere dal nostro sperimentarli, nel senso di creare in noi stessi l’esperienza definita altri. Tra l’altro, ogni Altro rappresenta un aspetto del mondo esteriore a noi stessi: soltanto Colui che è senza l’Altro è senza esteriorità. http://www.andreapangos.it

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...