Percorso spirituale, Felicità Integrale e sofferenza Umanizzante

Dalla prospettiva evolutiva, possiamo classificare l’afflizione in due tipi fondamentali: sofferenza degenerativa e sofferenza Umanizzante.

La sofferenza degenerativa è l’afflizione ordinaria, cioè non frutto dell’Umanizzazione. La sofferenza degenerativa fa parta del regno della meccanicità, è un elemento del sonno inconsapevolezza. È degenerativa perché danneggia la struttura psicofisica nel senso ordinario del termine, ma è e soprattutto perché in quanto non Umanizzante degenera l’essere umano, anche ostacolando la collaborazione degli elementi psicofisici con l’Io Spirituale, allontanando l’uomo da ciò che potrebbe, dovrebbe, essere.

La sofferenza degenerativa è l’elemento fondamentale del culto della sofferenza che attanaglia l’umanità; scorto, in genere, solo molto parzialmente. La diffusione pandemica della sofferenza degenerativa e l’insufficiente grado di consapevolezza, fanno sì che l’afflizione degenerativa non venga scorta  come patologia. La presenza diffusa della lebbra in un lebbrosario, non la rende però certamente salute. Le definizioni sulla salute dovrebbero basarsi su standard sani, non sulla media della malattia collettiva.

La sofferenza degenerativa può anche diventare positiva, quando il malessere obbliga a iniziare a percorrersi come processo Umanizzante. Imparare dalla carota BenEssere-conoscenza spirituale è certamente preferibile al trarre insegnamento dal bastone ignoranza-sofferenza degenerativa, ma in mancanza della carota o dell’impossibilità di scorgerne l’utilità, per iniziare l’Umanizzazione senza il bisogno di cadere in baratri esistenziali, ben venga l’inizio forzato del percorso Umanizzante. Alternativa certamente migliore del rimanere schiavi del circolo vizioso della sofferenza degenerativa e dell’ignoranza esistenziale in generale.

La sofferenza Umanizzante è, invece, una conseguenza dell’Umanizzazione, causata primariamente da purificazione e consapevolizzazione, ma anche perché si è: più consapevoli dei propri e altrui meccanismi, esistenzialmente meno ciechi, dotati di maggior sensibilità e di un mggior discernimento del bene dal male. La sofferenza Umanizzante è quindi un sintomo evolutivo positivo.

La sofferenza Umanizzante può essere definita purgatoriale, nel senso che avvicina al Felicità integrale, che può essere definita Paradiso in vita. L’afflizione Umanizzante è la sofferenza spirituale propriamente intesa. Il patimento che non libera dalla sofferenza, ma la perpetua, non è spirituale, anche perché rafforza l’inferno vitale. La qualità dell’afflizione Umanizzante è determinata anche dalla misura in cui libera dalla sofferenza degenerativa. Essendo un risultato del percorso verso la Felicità integrale, la sofferenza Umanizzante è un costo minimo rispetto alla sofferenza degenerativa. Anzi, è un costo solo apparentemente. In verità è guadagno, anche perché soffrire a fondo perduto è una pena nella pena, una perdita nella perdita. La sofferenza Umanizzante è, invece, perdita delle perdite causate dalla sofferenza degenerativa.

La sofferenza Umanizzante libera dall’afflizione degenerativa, anche se, Umanizzandoci, in certe fasi può raggiungere picchi molto elevati, a causa soprattutto della trasformazione di contenuti negativi. Attenzione però: il ripetersi degli “stessi” conflitti non evolutivi, la ripetizione ciclica delle stesse emozioni negative e idee distruttive, indica blocchi evolutivi, ristagno nella palude della sofferenza degenerante. Non deve essere scambiato per effetto collaterale positivo dell’Umanizzazione. Inoltre, è necessario distinguere la sofferenza dal dolore. L’afflizione è legata essenzialmente a desideri, emozioni e concetti, mentre il dolore è fisico. Chiaramente, la sofferenza favorisce il dolore, anche come concausa di malattie fisiche, e viceversa, il dolore aumenta la sofferenza.

Attraverso l’afflizione possiamo (ri)conoscerci, ma non dovremmo riconoscerci nella sofferenza, bensì riconoscerla come prodotto della nostra ignoranza esistenziale, sia si tratti di sofferenza Umanizzante, che di sofferenza degenerativa. La ricerca dell’Amore può generare anche molta sofferenza Umanizzante, ma ricordiamoci che in quanto aspetto esperienziale dell’Io Spirituale (Volontà-Amore-Intelligenza), l’Amore è senza minimo patimento.

Andrebbe preso spunto da chi è un esempio qualitativo di ricerca della Felicità integrale, oppure, ancora meglio da chi è un esempio di costante Felicità integrale. Le indicazioni per l’inferno sofferenza degenerativa non serve cercarle, si trovano quasi dappertutto: ogni individuo mediamente consapevole è un’indicazione, quasi ogni programma televisivo è una specie di navigatore che indica il tragitto verso una maggior sofferenza degenerativa, gran parte delle pagine dei quotidiani sono vere e proprie mappe del regno dell’afflizione non evolutiva.

La non qualità del percorso spirituale, o presunto tale, è determinata in gran misura da quanto favorisce la sofferenza degenerativa. Certi percorsi sono dei veri culti della sofferenza, catene di montaggio di afflizione degenerativa. Vengono definiti spirituali, ma non lo sono. La spiritualità libera dalla pesantezza degenerativa, è la strada verso la Leggerezza Felicità integrale, assenza di sofferenza.

Più un Maestro emana Felicità integrale, oppure più è vicino ad emanarla, meglio può aiutare gli allievi a percorrersi come via Umanizzante. Più, invece, propina sofferenza degenerativa, soprattutto emanandola, più ostacola la maturazione spirituale, propria e altrui. Favorendo la trasformazione Umanizzante, la Felicità integrale emanata dal Maestro può produrre sofferenza Umanizzante negli allievi, ma il Maestro Autentico indica la Felicità Integrale come scopo esperienziale fondamentale, orientando concretamente gli allievi a maturare la capacità di generare Felicità Integrale.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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