Imparare dal Bene, non subire il male

Polarizzare positivamente le esperienze è una capacità fondamentale, anche un’esperienza molto negativa può essere utilizzata in modo positivo, per evolvere. Consideriamo però quanto di più potremmo imparare dalle esperienze positive, se già siamo capaci di apprendere da esperienze molto negative. Inoltre, non tutti hanno la capacità di imparare da situazioni difficili. Certo, possiamo imparare anche dal bastone, anzi, in generale questa è la via, ma imparare con il sistema della carota fa meno male.

Imparare attraverso errori è il percorso obbligato dell’ignoranza esistenziale. Disponendo delle capacità necessarie, quindi di conoscenza, non ci sarebbe bisogno di generare errori, che sono una necessità dell’ignoranza.

Dall’errore dovremmo apprendere che non dovremmo più ripeterlo, dovremmo cioè imparare bene a non voler più imparare male attraverso gli errori. Imparare dal bastone è disimparare forzatamente il negativo, imparare dalla carota è imparare dalla conoscenza, senza bisogno di fare errori necessari all’ignoranza.

L’errore è lo stato naturale dell’ignoranza, non solo una sua conseguenza. L’ignoranza è rispetto a miglior conoscenza; anche l’ignoranza è una specie di conoscenza, insufficiente e pertanto male orientante. Errare significa anche perdersi sul percorso vita. Cercare, trovare e ben utilizzare la conoscenza essenziale, Umanizzante, significa, invece, percorrersi bene, spiritualmente.

Il bastone esiste perché la carota non c’è oppure non è abbastanza appetibile, in quanto non abbastanza efficace o non se ne comprendono i benefici. Per esempio, generalizzando, le carceri sono il bastone necessario causa mancanza, o non applicazione, di un metodo qualitativo che permetta la trasformazione dell’individuo da pericolo a risorsa per la collettività, perché divenuto risorsa anche per se stesso. Le pene pesanti possono essere un deterrente valido per l’uomo meccanico. La vera soluzione è però la liberazione dalla meccanicità, l’Umanizzazione, che è anche un far fiorire in noi le risorse necessarie per trovare il nostro giusto posto nel mondo realizzando il mondo giusto in noi stessi.

Imparando dal bene, non abbiamo necessità di rimetterci in sesto, di arrivare alla partenza partendo dall’infermeria, perché infortunati fisicamente, emotivamente o concettualmente. Certo, il bene fa male al male, quindi anche al male in noi stessi, il che può manifestarsi come sofferenza Umanizzante, positiva, anche se spiacevole: piacere non è necessariamente sinonimo di positività.

Con il sistema della carota siamo avvantaggiati, partiamo con una spinta positiva e da un punto di partenza superiore. Voler imparare dalle esperienze negative è alquanto assurdo, significa voler migliorare puntando sul peggio. Eppure la via dell’apprendimento di molti si basa proprio sulle botte e sulle cadute. In ogni caso, non si tratta di voler veramente imparare dalle esperienze negative, ma dell’impossibilità di fare diversamente in un dato momento, perché succubi di influssi negativi interiori ed esteriori, siamo incapaci di produrre esperienze positive. Tra l’altro, il voler veramente imparare da esperienze negative potrebbe implicare una dose di masochismo, come voler insegnare attraverso la negatività una certa misura di sadismo.

Il mondo è talmente pervaso dal culto della sofferenza che per essere spinti a migliorarsi, troppi hanno bisogno della spinta negativa di una disgrazia, di un grosso problema, dell’ammalarsi gravemente, affinché la meccanicità esistenziale possa fare spazio alla possibilità di un vero miglioramento interiore. Dovremmo creare regolarmente condizioni qualitative. Necessitare di eventi negativi per poter ambire al miglioramento è una patologia molto grave, incapacità di generare vita sana: come aver bisogno di una malattia più grave per iniziare la guarigione.

Aver bisogno del negativo come spinta necessaria per iniziare il miglioramento implica spesso l’impossibilità di migliorarsi. Nella gran parte dei casi, le tragedie, i lutti, i problemi…, sono ulteriori ostacoli per il miglioramento, anche perché stimolano emozioni e idee distruttive, che non sono certamente elementi evolutivi. Affermare diversamente significa ritenere che portare un peso non incida negativamente sulle capacità di corsa. E poi, se imparare dalle difficoltà fosse un modo veramente efficace di migliorarsi, il mondo sarebbe sicuramente un luogo molto migliore, considerando la quantità delle difficoltà che caratterizzano le storie personali e il destino collettivo.

Dalle esperienze negative possiamo imparare soprattutto ciò che non dobbiamo più fare, ma sapendolo prima non avremmo bisogno delle esperienze negative. Risparmieremmo così tempo, energia, risorse, guadagnando in salute e prosperità. Potremmo dedicarci a crescere attraverso il meglio e la creatività, il che è certamente meglio che crescere attraverso il peggio e la distruttività. Crescere veramente significa migliorarsi e il miglioramento attraverso il peggio è una situazione alquanto paradossale. Dovremo cercare le migliori condizioni per migliorare. Il meglio è sempre meglio del peggio, lo dice il significato della parola stessa, ma soprattutto lo sa bene chi ha una vita piena di ostacoli e ne farebbe certamente a meno, se solo potesse. Se siamo obbligati a crescere attraverso le difficoltà, perché non sappiamo come creare le condizioni migliori per la crescita, faremmo bene a maturare la capacità di evolverci con qualità, rendendoci percorso Umanizzante, sostituendo le nostre mancanze con capacità concrete che uniscono spiritualità e quotidianità. L’ostacolo primario è l’ignoranza esistenziale. La siamo noi stessi, primariamente nella misura in cui siamo lontani dall’esprimere le nostre Qualità Superiori: Volontà-Amore-Intelligenza.

La necessità di esperienze negative è la naturale conseguenza dell’incapacità di produrre positività. Dovremmo essere capaci di imparare sempre meglio dalle condizioni sempre più positive che abbiamo imparato a favorire, maturando la capacità di generare positività vera, Umanizzante. Liberandoci dal bisogno del negativo per imparare, possiamo imparare sempre meglio, fino al punto in cui possiamo Educarci, perché in grado di decodificare concettualmente il Sapere Pensato nell’ambito dell’Io Spirituale.

Indubbiamente, alcuni iniziano il percorso spirituale spinti dalla necessità di risolvere un problema, spinta dettata spesso dalla disperazione. Gran parte delle persone però soccombe alle difficoltà, che le privano spesso anche delle altrimenti poche possibilità evolutive. Il problema può essere polarizzato come opportunità, ma bisogna essere capaci di farlo, mentre una spinta positiva rende possibile il miglioramento anche ai più deboli, che altrimenti non potrebbero percorrersi positivamente.

La vera solidarietà sostanziale, verso noi stessi ed altri, implica la capacità di creare condizioni di vita veramente migliori, Umanizzanti, e non soltanto immaginate come migliori, perché si subisce l’idealizzazione basata su concetti fuorvianti. Dovremmo tendere al meglio perché è meglio stare meglio, non perché costretti dal peggio. Il fatto che alcuni abbiano dato una svolta positiva alla loro vita dopo aver avuto un problema fa parte del culto della sofferenza. In una cultura basata sulla Felicità integrale ci sarebbero molti meno ostacoli e molte più possibilità di superare quelli esistenti, anche perché ci sarebbe molto più orientamento diretto verso l’Umanizzazione.

Dal Sapiente possiamo ricevere certamente maggior aiuto che dall’ignorante. Per salvarsi dal proprio stato di decomposizione è bene cercare aiuto da chi è esempio di Umanizzazione. Essere il più possibile aperti all’Aiuto Illuminante è un modo efficace per polarizzare positivamente le esperienze. Si dice che tutte le soluzioni sono in noi, ma questo vale solo a livello potenziale: se fossero già tutte concretamente presenti in noi, non avremmo problemi oppure saremmo sulla strada di risolverli. La polarizzazione positiva delle esperienze implica la maturazione della consapevolezza, non il mero cosiddetto pensiero positivo (che non è nemmeno pensiero, ma concetto) inteso anche come modo di vedere come tutto ok, anche quando c’è tanto da riparare.

Tra l’altro, avere tutte le soluzioni possibili significherebbe disporre già di tutte le capacità, perlomeno quelle necessarie nello specifico. La verità che le verità essenziali sono in noi, non andrebbe confusa con l’idea che lo sono anche tutte le risposte. Affinché le verità essenziali siano concretamente fruibili dobbiamo maturare la capacità di ascoltarci e comprenderci.

La Verità è dell’Io Spirituale e Oltre. L’ascoltarSi esige la maturazione dell’Intuito, cioè la capacità di riconoscere direttamente il proprio Pensare come individualizzazione del Pensatore Cosmico, riconoscimento che esige il Pieno Integrale (Vuoto mentale). AscoltarSi significa PensarSi e SentirSi in quanto Io Spirituale (Volontà-Amore-Intelligena) e Oltre.

Il comprenderSi esige la capacità di traslare qualitativamente in concetti Ciò che abbiamo Pensato, non concettualizzato, in quanto Io Spirituale. La verbalizzazione di proprie verità essenziali esige il riconoscere il Pensare nell’ambito dell’Io Spirituale, che è senza alcun concetto, e il seguente traslarlo mentalmente, in concetti Viventi. Viventi perché testimonianti la Vita Io Spirituale, Viventi perché Vitalizzati dalla Verità Io Spirituale. Il Pensatore (Intelligenza) è un aspetto dell’Io Spirituale, Pensante-Esistente a prescindere da mente e cervello. Come già espresso, la Verità riguarda Noi Stessi Io Spirituale e Oltre, non la nostra parte animalumana di cui fanno parte le attività cerebrale e mentale.

Intesa giustamente, la massima: Penso dunque sono, riguarda il Pensatore (Intelligenza), non la mente. Applicarla all’ambito mentale è fuorviante. L’Io Spirituale è anche Amore, pertanto Penso dunque sono, significa anche: Penso, dunque Sono Amore. Il Pensatore avviene nell’ambito dell’Amore, aspetto esperienziale dell’Io Spirituale: l’Amore è l’esperienzialità della Luce Spirituale. Pensare come Pensatore-Ideatore Cosmico, cioè come specifica individualizzazione del Pensatore Cosmico, significa organizzare la Luce Spirituale, maturando così anche l’Io Spirituale.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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