Occuparsi, non preoccuparsi

Occuparsi qualitativamente a trovare la soluzione è logicamente meglio che preoccuparsi del problema. Il fatto di preoccuparsi non è però questione di illogicità, ma di incapacità di non preoccuparsi, anche perché non c’è la capacità di risolvere il problema.
Il modello concettuale: Se c’è la soluzione, perché preoccuparsi?, Se non c’è la soluzione, perché preoccuparsi?, può aiutare, ma queste due domande non indicano l’essenza del problema. In genere, le preoccupazioni non derivano direttamente dalla mancanza di soluzioni, ma dal temere le conseguenze derivanti dal problema: il fatto di non conoscere una soluzione per pagare un debito, è in genere meno preoccupante del fatto che non pagandola si subirà un pignoramento che comporterà un costo maggiore del debito stesso. I due elementi, ignorare la soluzione e temere le conseguenze, sono, chiaro, comunque collegati.
Se viene diagnosticata una malattia considerata mortale, per non preoccuparsi veramente bisognerebbe: trovare un modo generalmente non conosciuto di guarirla, oppure maturare le capacità di autoguarigione necessarie, oppure maturare la piena consapevolezza che il corpo fisico è un veicolo e che Noi non moriamo con le cessazione delle funzioni vitali fisiche, oppure rassegnarsi totalmente; gli ultimi due casi implicano anche il non avere più alcuna paura, emozione negativa, idea distruttiva.
Bisogna focalizzarsi sulla soluzione, non sul problema. Relativamente al contesto di questo libro, il problema è il rancore, la soluzione specifica è il perdono, mentre la soluzione globale è l’Umanizzazione.
Perdonare è un modo per risolversi. L’approccio al perdono non dovrebbe perciò essere una modalità per complicarsi ulteriormente. Le nostre riflessioni dovrebbero vertere sul perdono come finalità, senza elucubrazioni sul rancore. Le capacità concettuali dovrebbe essere usate per decidere definitivamente di perdonare, per creare aperture, attirare soluzioni. Elucubrare significa ignorare, elucubrare è mancanza di chiarezza. Avvicinarsi al perdono aumenta la chiarezza, anche se possono esserci fasi di maggior confusione, ma Umanizzante perché causata da purificazione e consapevolizzazione: il perdono è pertanto una forma di conoscenza. Il risentimento è entropico, fa parte del caos esistenziale. Il perdono è, invece, sintropico. L’aumento dell’ordine esige conoscenza, per il disfacimento basta l’ignoranza. – Tratto dal libro sul perdono che sto ultimando – www.andreapangos.it

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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