Comprendere, molto meglio che recriminare

Recriminare è un ottimo modo per avere in futuro la possibilità di recriminare per aver recriminato, invece di cercare, aver cercato, soluzioni. Recriminare non è una buona soluzione, nemmeno quando inteso come ritorcere l’accusa contro l’accusatore, anche perché si tratterebbe di autoaccusa. Bisogna uscire dal circolo vizioso dell’accusare, accusarsi: abbiamo bisogno di soluzioni, non di accuse, recriminazioni.

Recriminare può essere visto come modo per diversificare il proprio lamentio interiore ed esteriore. Lamentarsi è oscurarsi, consapevolizzarsi è illuminarsi.

Recriminazione può significare colpevolizzazione. Consapevolizzarsi è la soluzione Umanizzante, colpevolizzarsi la direzione degenerativa. Colpevolizzare è una capacità acquisita da molti, facilmente esprimibile. La consapevolizzazione, invece, esige sforzo qualitativo per la creazione di nuove, migliori, attitudini comportamentali. L’Umanizzazione può essere vista anche come sostituzione di capacità degeneranti con capacità generanti l’Uomo, la Vera Identità.

Recriminare può risuonare come: ho commesso un crimine, devo incolparmi. In verità, recriminare significa commettere veramente un delitto evolutivo, causante danni a se stessi e ad altri.

Recriminare è un crimine di guerra, un crimine della guerra interiore non evolutiva, perlomeno finché il recriminare non crea le condizioni per un processo evolutivo, ma è assurdo ridurre le possibilità evolutive attuando il peggio e non il meglio possibile.

Recriminare è lamentarsi per ingiustizie subite, ma siamo proprio sicuri che si tratti di ingiustizie? Oppure siamo noi che non intendiamo giustamente la vita e i suoi messaggi? È giusto rovinarsi la giornata, la vita, la salute, recriminando?

Recriminare è sicuramente un delitto. Recriminare significa anche sequestrarsi, privarsi della Libertà individuale, che esige l’individualità Infinita, libera da ogni forma di lamentio, recriminazione. In verità, però, non si è nemmeno autosequestratori, perché recriminare significa essere a nostra volta sequestrati dall’inconsapevolezza, che comunque abita in noi. Ciò non dovrebbe comunque essere una scusa, giustificazione, perché l’inconsapevolezza si paga comunque. Bisogna tendere alla giustezza, non cadere in tentazione, giustificazione. È necessario assumersi la responsabilità di maturare la consapevolezza, non cullarsi nell’irresponsabilità dell’inconsapevolezza; l’ebbrezza può soltanto sembrare meglio della sobrietà, non esserla veramente.

Recriminare è recriminarsi: siamo sempre noi stessi a recriminare in noi stessi, elucubrando su noi stessi. Recriminare è recriminarsi, perpetuarsi come crimine patrimoniale contro il Patrimonio che siamo: recriminando ci derubiamo.

In definitiva, le recriminazioni sono crimini contro l’Umanità, semplicemente perché ostacolano l’Umanizzazione. Recriminare è umano, ma l’umano è anche Divino. L’animalumano non andrebbe considerato come punto di arrivo, ma andrebbe visto come punto di partenza verso il DivinUmano, affrancato dall’irrazionalità del recriminare.

Recriminare potenzia l’identificazione con l’identità immaginata. Liberarsi dalla schiavitù del recriminare può essere un passo verso lo scoprirsi Identità Cosmica, destinataria di Eternità e Infinitudine. Riconosciuta l’Identità Cosmica, si può anche sorridere per l’ottusità identitaria manifestata quando si identificava se stessi con l’animalumano (struttura psicofisica), lamentandosi del passato sprecato e del futuro così compromesso. Ben diversa è la Prospettiva dell’avere dinanzi a Sé l’Eternità Stessa. Più riduciamo la visione di noi stessi, identificandoci con il limitato, più ragioni ingannevoli, cioè irRagionevoli, possiamo trovare per maturarci come lamento stesso. Riconoscere l’Identità Cosmica e l’Eternità e Infinitudine come proprio destino, è un modo molto efficace per liberarsi definitivamente dal recriminare, anche perché immaginare di essere soltanto un’entità animalumana è un vero e proprio delitto Cosmico. Riconoscere il Richiamo Cosmico Silenzia il lamentio esistenziale, volgarità mentalacustica destino dei cultori dell’ignoranza esistenziale.

Il recriminare andrebbe usato come segnale per accusarsi benevolmente, consapevolmente, di non essere (stati) sufficientemente consapevoli. In passato, perché abbiamo subito qualcosa che riteniamo ingiustizia. Ora, perché, magari, riteniamo ingiustizia ciò che, invece, è stato insegnamento di vita. Ora, perché non sufficientemente desti da produrre Pace, invece che lamentio, conflitto. Comprendere è certamente meglio che recriminare, ma se il recriminare è in atto, usiamolo per accusarci benevolmente, per scagionarci consapevolmente, liberandoci dall’ignoranza esistenziale, alimento fondamentale del recriminare.

 

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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