Giudicare non è spirituale? Veramente, perché?

Intesa erroneamente, l’idea che non bisogna giudicare, perché giudicare non è spirituale, è un limite per la maturazione spirituale. I giudizi sono opinioni, non voler giudicare significa non voler avere opinioni, vuole dire non voler fruire di un potenziale evolutivo fondamentale. Immaginando che esprimere opinioni, oppure il solo generarle interiormente, sia non spirituale, perché associate direttamente al giudicare negativamente, si limita il potenziale mentale e Intellettivo, pertanto l’arbitrio e l’individualizzazione.

La maturazione del discernimento è un aspetto fondamentale dell’Umanizzazione. Senza discernimento non si può comprendere l’importanza della maturazione spirituale, non si può nemmeno definire la spiritualità. La parola spiritualità è un concetto, pertanto un’opinione basilare. Discernere significa produrre opinioni, giudicare. Maturando il discernimento ci liberiamo di opinioni di minor qualità in favore di idee di maggior qualità. Aumentiamo cioè la qualità del giudicare.

Nessuno è senza opinione, ma rari hanno la propria. Dobbiamo maturare la capacità di esprimere Proprie opinioni Proprie. Dobbiamo cioè imparare a giudicare consapevolmente, altrimenti rimaniamo destinati a giudicare inconsapevolmente, a giudicare e a giudicarci in base a pregiudizi. L’inconsapevolezza è di per sé una condanna. La mente non sufficientemente consapevole è di per sé un tribunale corrotto: destino antitetico alla funzione basilare della mente, ciò per cui esiste. Fondamentalmente, la mente è, infatti, uno strumento di misurazione, pertanto, essenzialmente, di giustezza. Non dimentichiamoci che una delle funzioni della mente è fungere da strumento di sintesi delle impressioni percettive, grazie alla quale è possibile l’elaborazione che generalmente è definita mondo esteriore.

Inteso nell’accezione negativa del termine, il giudicare è un insieme di opinioni di bassa qualità, che non fanno parte del discernimento, ma del ripetere meccanicamente senza nemmeno considerare l’effettivo stato delle cose, o perlomeno senza tendere a comprenderlo. Questo tipo di giudicare va certamente evitato, ma per farlo è necessario concettualizzare consapevolmente, oppure generare Pieno Integrale (Vuoto mentale), oppure dormire profondamente. In caso di mancanza di attività consapevole, è d’obbligo la reattività, segno di inconsapevolezza.

Misurarsi giustamente

Il problema non è nello strumento giudicante, ma nell’uso errato dello stesso. Il miglior strumento può essere usato malamente. Dal punto di vista spirituale, finché la mente non si apre giustamente alla Luce del Superiore, è destinata a essere uno strumento errante, anche se può risultare molto affidabile per la logica parziale del solo piano mentale-percettivo.

Un giudice che giudica giustamente si comporta giustamente. Le idee ingiuste sul significato di giudizio sono una grande errore giudiziario, che obbligano alla libertà vigilata, perché prigionieri di idee fuorvianti.

La mente è essenzialmente uno strumento di misurazione. Misurando ingiustamente, la mente si condanna alla massima ingiustizia possibile per uno strumento di misurazione: misurarsi erroneamente. Le misure sbagliate attribuite a se stessi e all’altro da noi stessi, sono della mente, che però non è senza complici, influssi fuorvianti interiori ed esteriori. La programmazione sbagliata della mente può derivare dalla giusta misurazione dei dati ricevuti, che però possono essere sbagliati.

Dalla bilancia del misurare è perciò necessario togliere il peso dell’inconsapevolezza, introdurre cioè maggior leggerezza derivante da più alta consapevolezza. La mente pesante appesantisce le proprie valutazioni, anche quando misura con troppa leggerezza, perché si tratta di superficialità scambiata per leggerezza. La Leggerezza Consapevolezza Integrale è questione di Profondità senza superficialità, perché senza superficie, perché immune alla dualità.

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