Consapevolizzandosi, la mente scopre se stessa come strumento sia di Felicità sia di sofferenza, sia di verità sia di menzogna

Se fosse vero che la mente mente sempre, il lettore starebbe inevitabilmente leggendo delle menzogne. Le lettura esige la mente, come anche la scrittura. Se la mente mentisse sempre, ogni testo sarebbe menzognero. Se fosse così e sapendolo: leggere sarebbe un esercizio obbligato per potenziare le menzogne in circolazione, disintegrandosi integrandole in se stessi. Oppure sarebbe un comportamento idiota, ma forse non si saprebbe nemmeno che è così, perché nel caso ogni concetto rappresentasse falsità, non ci sarebbe nemmeno la definizione odierna di idiota, che essenzialmente significa incapacità di elaborare anche le verità basilari. In un mondo dove ogni concetto equivarrebbe a menzogna, non ci sarebbe il concetto odierno di idiota, ma non ci sarebbe nemmeno vera intelligenza, se non intelligenza potentemente (auto)manipolante, che è comunque una specie di idiozia, perlomeno dalla prospettiva dell’Umanizzazione. Un mondo di menzogne sarebbe diverso dal mondo odierno in cui le menzogne sono molto presenti, senza però avere il dominio totale; anche se osservando dalla prospettiva dell’Umanizzazione, la lontananza di molti dall’incarnare verità Esistenziali, può essere interpretata come dominio quasi totale delle menzogne esistenziali, riconducibili al concetto di ignoranza esistenziale.

I concetti sono tutti della mente, senza mente non ci possono essere concetti. La stessa parola mentire è, chiaramente, un concetto: senza mente non ci sarebbe pertanto nemmeno il concetto di mentire, quindi nemmeno la credenza che la mente mente.

È la stessa mente a rendere possibili i concetti sulla mente, ma questo non significa che la mente è solo un concetto, quindi da non prendere in considerazione, come affermano alcuni. Tra l’altro, lo stesso non prendere in considerazione esige la mente, perché implica un elemento riconosciuto, quindi il concetto che rende possibile il riconoscimento, come anche il concetto di non prendere in considerazione, derivante dal concetto di considerare.

Risulta chiaro che nel caso dell’espressione: la mente mente, la mente non conosce se stessa, perché ignora di essere lei stessa ad affermare che la mente mente. In pratica si tratta di una specie di immaginare della mente di star parlando di un altro soggetto, non di se stessa, attribuendo a tale soggetto fantasioso ciò che sta, peraltro erroneamente, attribuendo a se stessa. Il fatto che una determinata mente ritenga che la mente sia unicamente produttrice di falsità, indica che la stessa mente non ha compreso bene che ogni definizione è sua.

Il concetto di: la mente mente è un caso estremo di uso errato della concettualizzazione, che è una delle funzioni chiave della mente. Se la mente in questione sapesse di essere lei l’autrice di ogni concetto, non affermerebbe mai: la mente mente, senza specificare quando; ci sono casi in cui la mente mente veramente. In verità, la mente può essere più o meno veritiera; in menzogna, invece, si può “lecitamente” affermare che la mente mente sempre. Consapevolizzandosi, la mente scopre se stessa come strumento sia di Felicità sia di sofferenza, sia di verità sia di menzogna.

Menzogna e verità sono ambedue della mente. I concetti sono un metro di misura, quando la misurazione è sbagliata si tratta di menzogna, quando è corretta si tratta di verità. Ci sono comunque vari gradi di veridicità, perché una verità è che la verità non è questione di bianco e nero, se non per campi di osservazione molto ristretti. La verità in bianco e nero, è valida soltanto quando le alternative sono strettamente due: si – no. Ampliando la complessità del fenomeno che vogliamo descrivere, aumenta necessariamente la complessità della verità che dobbiamo esprimere, per definirlo bene, cioè qualitativamente in funzione delle necessità del momento.

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Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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