Dobbiamo seguire il cuore o la mente? Perché?

Dobbiamo seguire il cuore o la mente?

Associare la mente al cervello e le emozioni al cuore, è una semplificazione, che può essere utile, ma può anche fuorviare. Si tratta di associazioni molto frequenti, perciò è veramente utile chiarirsi i concetti: cuore, testa, emozioni, mente, come anche le espressioni: ascolta il cuore, segui la testa.

         Chi dovremmo ascoltare? La testa o il cuore? Dovremmo seguire le emozioni oppure la mente? Dobbiamo proprio seguire la mente o il cuore, oppure ci sono alternative a questi due elementi? Per risolvere questi quesiti dobbiamo necessariamente sapere cosa intendiamo con cuore e testa, emozioni e mente, altrimenti siamo obbligati a seguire qualcosa che non conosciamo veramente. Obbligati a cercare risposte senza veramente sapere da chi le vogliamo. Obbligati, anche perché ignorare significa essere spinti dall’ignoranza.

         Sappiamo giustamente a cosa ci riferiamo, chiedendoci: devo ascoltare la testa o il cuore? Oppure ci riferiamo meccanicamente a testa e cuore, senza veramente sapere cosa intendiamo con questi due termini? Usiamo consapevolmente i concetti, oppure ne veniamo abusati?

         A cosa mi riferisco quando penso, dico: cuore? Alle emozioni, ai desideri, al voler bene, all’Amare, all’Amore? Oppure agli elementi che li generano, rendono possibili?

A cosa mi riferisco con il concetto di testa? Al cervello, alla mente inferiore, ai pensieri, alla mente superiore, all’intelletto, oppure a qualcosa altro? Cosa sono: il cervello, la mente inferiore, i pensieri, la mente superiore, l’intelletto? La mente esige il cervello oppure esiste a prescindere dal cervello?

         Coloro che ci consigliano di seguire il cuore, oppure la testa, sanno veramente cosa intendono? Sono consapevoli delle conseguenze negative che rischiamo di favorire seguendo le loro, eventualmente, errate indicazioni?  Sono consapevoli del fatto che se interpreteremo male le loro pur giuste indicazioni, saranno per noi una specie di maledizione? Fare del bene è un processo che implica molti elementi, variabili. Se veramente si vuole aiutare non basta benedire, bisogna anche favorire la realizzazione della benedizione. La bontà è sicuramente positiva, ma non è garante di sviluppo positivo della catena di causa effetti stimolata da un atto di bontà.

         Io, chi  io?

         Inoltre, elemento tutt’altro che da sottovalutare, anzi, dobbiamo anche sapere giustamente chi siamo.

Chi sono io?

         Senza conoscerci possiamo soltanto fantasticarci: una fantasia in cerca di risposte. Se siamo noi a dover seguire il cuore o la testa, dobbiamo risponderci qualitativamente alla domanda chi sono io? E come ci rispondiamo con il cuore oppure la testa?  Oppure con ambedue? Oppure, ancora, con nessuno di questi due elementi? E poi, siamo noi che dobbiamo seguire la testa oppure il cuore, oppure sono la testa e il cuore che devono seguire Noi?

Cos’è l’io?

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Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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