L’imperfezione è un obbligo. Il comportamento perfetto non esiste. In una certa misura si sbaglia sempre.

L’imperfezione è un obbligo

         In una certa misura si sbaglia sempre. Il comportamento perfetto non esiste. È assurdo fare della recriminazione un modello comportamentale. È molto meglio constatare consapevolmente ciò che si è prodotto, per dedicarsi al proprio miglioramento: inteso primariamente come Umanizzazione, non come tendere alla perfezione o presunta tale, che è una corsa praticamente senza fine terminante comunque in un vicolo cieco.

         La perfezione è un ambito diverso dal perfezionamento. È impossibile essere più o meno perfetti, la perfezione non può essere inferiore o superiore a se stessa. Non esiste minor o maggior perfezione della perfezione. La perfezione non è migliorabile.

         L’errore è il risultato inevitabile dell’evoluzione umana, è un effetto ineluttabile dell’arbitrio. Essendo senza arbitrio, i minerali, i vegetali, gli animali non possono sbagliare. Il fatto che errare è umano, andrebbe inteso anche come indicazione che sbagliare è una conseguenza della possibilità di evoluzione basata sulle scelte, che sono anche l’opportunità di sbagliare, per imparare.

         Non essendoci soluzioni perfette, l’errore è naturale. In una certa misura siamo destinati a sbagliare comunque. Essendo inevitabile un certo grado di erroneità, essere in conflitto a causa di errori, propri o altrui, significa essere in conflitto con l’ineluttabilità. Si tratterebbe di un atteggiamento assurdo, se non si fosse succubi di meccanismi conflittuali. Non lo è, assurdo, proprio perché i meccanismi si subiscono, meccanicamente, causa mancanza della necessaria consapevolezza.

         L’inevitabilità è, chiaramente, inevitabile, più precisamente è: inevitabilità, appunto. Gli errori sono inevitabili. I conflitti con i propri errori sono, invece, errori evitabili. Così come è un errore mortificarsi per l’inevitabile, è un errore anche non agire per liberarsi dall’evitabile deleterio, soprattutto maturando la consapevolezza.

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