La cosiddetta zona di confort è, in effetti, una zona di sopportazione sopportabile, di obbligato adeguamento alla parzialità.

Assumersi la responsabilità significa anche decidere di rinunciare all’inferiore. Va considerato che una volta realizzato ciò che prima era superiore, lo stesso può essere un ostacolo per ulteriore progresso, perciò rappresenta l’inferiore per il potenziale superiore.

Rinunciare all’inferiore in nome del superiore, può creare conflitti, dispiacere, resistenze, ma è sicuramente positivo. A causa della brutta abitudine di perpetuare cattive abitudini, gli spiacevoli effetti positivi possono essere catalogati come eventi negativi. Il percorso spirituale può essere caratterizzato da elementi molto spiacevoli, anche perché obbliga a liberarsi da limitazioni dalle piacevoli sembianze, facenti magari parte della cosiddetta zona di confort. Per l’eroinomane è molto più piacevole continuare a drogarsi, rispetto a iniziare a disintossicarsi: piacevole non è sinonimo di positivo, spiacevole non significa per forza negativo.

Lo stesso concetto di zona di confort è potenzialmente molto abbagliante. Non si tratta, infatti, di una vera e propria zona di confort. La Vera Zona di Confort è lo Stato Illuminato, la Coscienza Integrale. La cosiddetta zona di confort è, in effetti, una zona di sopportazione sopportabile, di obbligato adeguamento alla parzialità, come ben sa chi ne riconosce le limitazioni: la prigione può anche essere d’oro, ma è pur sempre una prigione.

L’Identità Reale (Verità – Pura Coscienza – Beatitudine) è Libertà, l’uomo nasce per nascere veramente, realizzare di Essere già Libertà, in Realtà. Se la zona di confort fosse veramente confortevole, non ci sarebbe nessun bisogno di uscirne. Il solo fatto che si possa uscire dalla zona di confort indica che è una limitazione esistenziale, una regione di là della quale c’è un altro mondo. La Vera Regione Esistenziale è senza esteriorità, è molto ragionevole tendere alla non dualità Coscienza Integrale. Zona di confort è un modo specifico di esprimere il concetto stupefacente: mal comune mezzo gaudio, che in verità significa: afflizione collettiva.

Il culto della sofferenza è ipnosi dolorosa al punto sbagliato, perché a causa dell’assuefazione al patimento, impedisce di scorgere l’enorme croce di sofferenza, che ogni individuo mediamente consapevole porta, non soltanto sulla spalla. La vita ordinariamente consapevole è una Via Crucis senza possibilità di Risurrezione, è una negazione della propria finalità: la Risurrezione Illuminazione e Oltre.

Il culto della sofferenza è un ambito in cui l’effettivamente spiacevole viene scambiato per veramente piacevole, ma è un piacevole solo apparentemente. Rispetto all’Amore-Beatitudine, ogni esperienza è spiacevole, anche la gioia. Si tratta comunque di un fraintendimento del tutto naturale, fisiologico, per l’iNaturale esistenza meccanica. Fisiologico pe la vita caratterizzata dalle apparenze, tra l’altro da concetti soltanto apparentemente giusti sulla sofferenza.

Da una parte, l’idea che la sofferenza è salvifica, perché più si soffre più si è vicini al Paradiso. Colossale fraintendimento legato anche al non comprendere giustamente il concetto di sacrificare, che basilarmente significa: rendere sacro, cioè Illuminare spiritualmente. Sacrificarsi veramente significa tendere veramente al Paradiso, come spunto per Essere Uno con il Padre, che non è questione di Unità, ma di uguaglianza qualitativa.

Dall’altra parte, l’edonismo inteso come parzializzazione esistenziale, perché tendente a soddisfare i piacere sensoriali, invece di agire sull’Integrazione, per realizzare il Piacere Integrale Amore Beatitudine, dal quale esprimersi sensorialmente in modo consapevole, nobilitando la funzione sensoriale, non essendone schiavi.

         La decisione di rinunciare all’inferiore è di fondamentale importanza, ma ancor di più importante è l’attuazione concreta della rinuncia: il Trascendimento dell’inferiore, la piena consapevolezza che esistiamo a prescindere da ciò che abbiamo trasceso, la piena consapevolezza che ciò che prima magari ritenevamo fondamentale, era un peso che aggravava la nostra posizione sulla bilancia della Giustizia Cosmica. Responsabilizzarsi è la via verso l’Illuminarsi, divenire senza gravità alcuna. Il trascendimento è cessazione di se stessi in quanto fuorilegge cosmico su un determinato piano esistenziale. Essere Coscienza Integrale è Essere Legge di per Sé, Giudice senza giudizio: il Responsabile è Uno Zero.

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