Non bisogna fermarsi all’accettazione. L’accettazione è il superamento del rifiutare, ma è pur sempre una questione di egocentrismo.

Oltre l’Accettazione

         L’accettazione è un processo positivo rispetto al rifiuto, ma non bisogna fermarsi all’accettazione. La verità risiede nella chiarezza del constatare consapevolmente che non poteva essere, accadere, diversamente, altrimenti non ci sarebbe stato l’avvenimento in questione.

         Come espresso precedentemente, l’inevitabilità di ciò che è stato non deve essere però una scusante per non tendere a migliorare il futuro, nel senso di: tutto è destinato, non posso cambiare niente. L’ineluttabilità vale per il passato, non per ciò che sarà. Migliorandoci possiamo migliorare le ineluttabilità future. Ricordiamoci però, che il miglioramento andrebbe visto sempre in funzione dell’Umanizzazione. Del miglioramento fa parte il passare dalla dualità rifiuto-accettazione, all’unicità del constatare consapevolmente della Consapevolezza Integrale, quindi senza dualità.

         Accettazione e rifiuto sono scelte, anche se molto spesso di bassa qualità, perché non determinate dal giusto discernimento, bensì da reattività, meccanismi. La possibilità di scelta andrebbe nobilitata dalla scelta di maturare la capacità di scegliere sempre meglio. Migliorare la qualità delle scelte è un elemento fondamentale dell’Umanizzazione, rappresenta anche la nobilitazione del fruire dell’aspetto Intelligenza dell’Io Superiore.

         L’accettazione è il superamento del rifiutare, ma è pur sempre una questione di egocentrismo limitante. È come se l’onda accettasse ciò che ha prodotto l’oceano nel suo insieme, come se l’Oceano dipendesse da lei.

         La Consapevolezza Integrale né accetta né rifiuta le condizioni, ma le constata senza turbamento, consapevole che il suo solo osservarle può migliorarle, in senso Umanizzante. Può, inoltre, se lo reputa necessario, intervenire in modo specifico per migliorarle ulteriormente. Chiaramente, constatare consapevolmente il male, non significa ritenere che il male vada bene, anzi l’idea: il male va bene è una contraddizione in termini. La Consapevolezza Integrale è il Bene potentemente in azione per favorire maggior bene.

Quattro prospettive

         Sintetizzando, abbiamo quattro tipi di visione, reazione o azione .

         L’onda che rifiuta lo stato dell’Oceano, che afferma: non accetto che l’Oceano sia così.

         L’onda che accetta lo stato dell’Oceano, pensando: accetto le cose per come sono.

         L’onda che constata l’Oceano per com’è, consapevole che in quel dato momento[1] non può essere diversamente, e che lei può soltanto immaginare di rifiutare o accettare.

         L’Oceano[2] che si constata per Ciò che È.

[1] Più precisamente, nel momento precedente, perché la constatazione riguarda sempre momenti precedenti alla constatazione stessa.

[2] Inteso anche come Consapevolezza Integrale, perché tutto ciò che si può constatare fa parte dello spettro della consapevolezza.

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