Nichilismo entropico e sintropico

L’esistenza è affermazione di sé: ogni potenziale tende ad affermarsi, ma questo non priva a priori il nichilismo, inteso come funzione concettuale prevalentemente negante, della possibilità di essere uno strumento di realizzazione, affermazione, spirituale.

Il nichilismo è un potenziale, che andrebbe valorizzato, orientandolo positivamente. Seppur contenente soprattutto potenzialità della negazione, l’uso affermativo del nichilismo è il suo destino vero: purificato da ciò che ostacola l’affermazione esistenziale, che essenzialmente è sempre positiva. Chi ha riconosciuto Sé Esistenza Originale, Ben Sa che si tratta di Pura Coscienza – Beatitudine – Verità identica alla Realtà; più precisamente: Verità intesa come sinonimo di Realtà.

La Coscienza integrale è certa che ogni concetto è irReale, che le parole possono significare unicamente se stesse, mai la Verità e la Realtà, perennemente esenti da qualsiasi concetto. I concetti possono indicare qualcosa, più precisamente indicano sempre qualcosa, ma non possono essere mai ciò che indicano. Altrimenti, per dissetarsi basterebbe pensare: acqua, per cibarsi: cibo.

Le indicazioni giuste sono però fondamentali. La via dello smarrimento esistenziale è determinata anche da mancanza di indicazioni, indicazioni sbagliate, oppure da interpretazioni errate di indicazioni giuste: interpretazioni errate che sono comunque indicazioni fuorvianti.

La ricerca delle verità e della Verità Ultima, perché Prima, può essere caratterizzata dal nichilismo illuminante, affermativo, che esige la liberazione dal nichilismo entropico, distruttivo.

La realizzazione di ogni sistema di pensiero che voglia essere veritiero, implica, chiaramente, la veridicità. La veridicità concettuale, intesa nel senso esistenziale integrale, implica la veridicità del soggetto che esprime concetti. Possiamo essere molto abili a concettualizzare, ma la concettualizzazione più elevata esige la realizzazione di noi stessi in quanto Pensiero Divino, fino a scoprirci Pensatore Divino, fino al riconoscerci come Pensiero Dio, inteso come Coscienza Originale. Pensiero Dio, non pensiero di Dio: Dio che si Pensa senza riflettersi, perché originariamente senza sequenzialità.

Dobbiamo dare grande importanza alle verità che favoriscono il realizzarsi della vita. Antidoti per i veleni dei concetti disintegranti, anche se solo parzialmente veritieri, perché non contemplanti la possibilità, meglio: necessità, di darsi uno scopo profondo e realizzarlo. Più precisamente di scoprire lo Scopo, esistente a prescindere da tutti i concetti.

Il nichilismo illuminante è profondamente assertivo, appoggia fermamente l’affermazione dei potenziali positivi e il superamento di quelli limitanti. La vita è creazione, evoluzione e la salute è naturale: la vita sana tende a evolversi, riconoscere piani esistenziali sempre più elevati.

L’autodistruzione, forzatura del principio entropico, è una patologia ben rappresentata dal nichilismo entropico, che può essere ben intenzionato, ma avendo necessariamente intenzioni parziali, perché privo di visione globale, non può essere che limitante; magari ben orientante fino a un certo punto, poi inesorabilmente fuorviante.

Il nichilismo entropico può essere parzialmente creativo perché tende a superare i concetti limitanti, ma affoga poi nella propria produzione distruttiva, priva di integrazione e costruzione di basi alternative assertive. Tra l’altro, senza concetti non potremmo nemmeno negare l’importanza dei concetti stessi. Trascendere i concetti non significa negarne l’importanza.

Definiamo il nichilismo illuminante proprio con questa espressione, perché è uno strumento per trascendere i concetti, ma in modo elevante, fruendone come trampolini di lancio dai quali saltare, non verso il basso, bensì verso l’Alto, in modo da rappresentare sempre meglio Se Stessi.

La differenza tra concettualità sintropica (illuminante) ed entropica, è data anche dal (non) riconoscere che l’elevazione della coscienza rappresenta maggior ordine, mentre il caos è dettato da mancanza di necessaria consapevolezza. La ricerca delle verità concettuali dovrebbe essere integrata dalla ricerca della Realtà Verità, intesa come Origine (Esistenza Originale, Coscienza Originale, Beatitudine), Esistenza a prescindere da ogni concetto.

C’è bisogno di Saggezza, non solo di verità. Le idee non rispondenti alle vere necessità della vita, concorrono necessariamente a produrre afflizione degenerante, negazione della vita prodotta per nulla paradossalmente (anche perché i paradossi non esistono veramente) dalla vita stessa. L’ignoranza esistenziale rende ordinario ciò che dovrebbe essere “paradossale”: vivere per produrre afflizione degenerante, invece di cercare la Salute Amore – Beatitudine.

Togliendo ogni idea sulla vita, la vita rimane sia senza senso che senza non senso, ma questo solo dalla prospettiva del senso concettuale; ogni senso concettuale esige, chiaramente, un concetto. L’idea: non senso, implica la precedente esistenza dell’idea: senso. Non possiamo negare l’esistenza di ciò di cui non sappiamo l’esistenza.

I concetti sono strumenti che dovrebbero indicare a Idee Superiori, di là del mondo concettuale, anche affinché la mente concettuale possa degnamente tradurle in parole favorenti l’integrazione interiore ed esteriore. L’apparente non senso dato dall’assenza di pensiero, non è definibile senza pensiero: possiamo indicare al “non senso” dell’assenza di pensiero concettuale, soltanto grazie ai concetti. Attenzione però, l’assenza di concetti non significa l’assenza di pensiero.

Il Principio Pensiero è Oltre, perché prima, dell’attività concettuale, che, essenzialmente, è la solidificazione cerebrale del Pensiero esistente a prescindere dalla consapevolezza cerebrale. Non riconoscere il pensiero non concettuale è una mancanza, non rappresenta certo la mancanza di pensieri superiori al mondo concettuale della mente inferiore. Eppure, il Pensiero esistente a prescindere dai concetti umani è potenzialmente direttamente scorgibile, tra l’altro, nelle geometrie della natura.

La vita esiste a prescindere dai concetti, pertanto è a prescindere dal senso concettuale datole. La funzione concettuale è un’espressione del Pensiero Divino, che è un’astrazione soltanto per chi non riesce a concepirlo. Tra l’altro, “paradossalmente” per arrivare a voler ben confutare l’esistenza del pensiero non mentalcerebrale, c’è bisogno di operare anche su piani superiori al mentalcerebrale. Il cosiddetto pensiero astratto, che in verità è molto concreto (ci potrebbe essere un ponte costruito dall’uomo, se prima non ci fosse stato il pensiero-progetto: ponte?), esige attività superiore alla mera attività mentalcerebrale, che poi la stessa può tradurre in concetto. La mera contestualità mentale cerebrale può elaborare soltanto i dati presentategli dai sensi, ma sempre grazie all’autocoscienza, che esige comunque il nesso con i piani superiori al mentalconcettuale.

Dare un senso qualitativo implica, chiaramente, maggior comprensione rispetto all’assenza di senso (più precisamente all’incapacità di scorgere un senso qualitativo), oppure al negare il senso di qualcosa. Nulla è inutile, tutto serve a qualcosa.

Nulla è inutile, anche perché il nulla non esiste: il nulla sarebbe inesistenza e non esiste inesistenza. L’esistenza dell’inesistenza sarebbe comunque esistenza. Tutto serve a qualcosa, ma non sempre, anzi, è funzionale all’evoluzione. All’opposizione basta anche opporsi, mentre per governare bene è necessario proporre e attuare qualitativamente. Ogni idea, anche il concetto che la vita non ha senso, è comunque un senso. Ogni pensiero indica una direzione, è direzione, direziona l’attenzione e così concorre alla formazione del mondo interiore ed esteriore. Consideriamo però che la vita è evoluzione. Più si evolve, meglio svolge se stessa come funzione, più è in funzione di se stessa: la qualità del senso dato alla vita è pertanto determinata da quanto favorisce l’evoluzione. In quanto esseri umani, dovremmo favorire l’Umanizzazione.

Gli standard sono definizioni di qualità, prima che di quantità. Senza definire il senso qualitativamente, siamo obbligati a definire, pertanto a definirci, quantitativamente. La mente non sufficientemente consapevole produce quantità priva della qualità necessaria: quantitativamente siamo animalumani, mentre qualitativamente siamo Pura Coscienza – Beatitudine. Riflettiamo su questo, quando definiamo le mete, il senso che vogliamo dare alla vita. È profondamente sensato voler scoprire il Senso esistente a prescindere da ogni senso concettuale.

La vita che afferma: la vita non ha senso, nega se stessa. Si tratta di una specie di istigazione all’autocastrazione. Affermare che la vita non ha senso, significa anche negare l’importanza di affermare, appunto, che la vita non ha senso. Che senso avrebbe fare affermazioni se la vita, che esprime ogni concetto, fosse veramente senza senso? La vita che dice che la vita non ha senso, nega la propria intenzionalità, il proprio desiderio di esprimere un senso: che senso ha esprimere sensi se la vita è tutta senza senso?

Spinta dall’esprimersi potentemente affermativo di: Beatitudine, Volontà, Amore e Sapere, la vita tende basilarmente a esprimersi e realizzarsi il più pienamente possibile, proprio per riconoscere, nell’ordine: Sapere, Amore, Volontà e Beatitudine, come piani esistenziali effettivamente esistenti, Vite di sempre maggior Levatura.

L’essere umano desidera Felicità non afflizione, realizzazione non frustrazione, Unità non separazione. I concetti guida dovrebbero essere in funzione della Felicità Integrale, intesa come stato Illuminato integrato nella quotidianità.

Anche quando esprime verità, il nichilismo entropico è comunque una produzione di verità ingiuste, perché orientano, meglio fuorviano, verso l’entropia. Le verità veramente giuste sono costruttive, armonizzanti e andrebbero recepite come ordini illuminanti per sostituire il disordine esistenziale con l’Ordine Divino, orchestrato da Volontà-Amore-Sapere e organizzato poi dal pensiero illuminato., anche come strumento per congiungere volontà umana è Volontà Divina: la forza di volontà con la Forza Volontà. La Volontà è la Forza che viene dall’Origine (Esistenza Originale – Coscienza Originale – Luce Originale – Verità) attraverso il Padre. Non va confusa con la forza di volontà, che è però necessaria per orientare i propri flussi in modo da rendere fruibile la Forza Volontà, divenendoLa. La forza di volontà è come l’azione necessaria per aprire il rubinetto, dal quale poi fluisce l’acqua Forza Volontà, che trasforma l’essere umano, per rendere possibile la continuità di Coscienza sul piano della Volontà.

I concetti illuminanti che soltanto demoralizzano, nel senso che aiutano ad affrancare da valori morali fuorvianti, sono positivi fino a un certo punto. Il sistema di pensiero veramente illuminante, oltre al potere demoralizzante (perché affranca dalla moralità non in linea con l’Etica), offre concetti illuminanti vitalizzanti, che danno spinta alla vita, entusiasmandola, non spegnendola.

Realizzando continuità di coscienza su piani esistenziali sempre più elevati, anche il più pessimista tra gli intellettuali onesti migliorerebbe le sue idee sull’esistenza, con idee favorenti l’assertività. Vero che cercare di aver ragione a ogni costo può far sentire tanto speciali da far perdere di vista l’importanza della Ragione, ma si tratta di disonestà intellettuale, manipolazione che rende l’illusione di essere più importanti della Ragione stessa. Usare idee sbagliate per convalidarsi significa invalidarsi e il costo della sofferenza è sempre la Felicità mancante. In quanto amante della saggezza, il filosofo sincero cerca ed esprime verità, non ciò che lui vorrebbe essere verità. L’Illuminazione è un optional solo apparentemente.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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