È veramente possibile non credere a nulla? Cosa significa credere in se stessi?

È veramente possibile non credere a nulla?

Non credere a nulla significa credere in qualcosa. L’idea di non credere a nulla è cioè una menzogna. Generalmente, chi è ricco di certezze è povero di dubbi, insensibile al tesoro del dubitare consapevolmente. 

L’idea di non credere a nulla, significa anche che si sta credendo a se stessi come soggetto che afferma di non credere a nulla. Specificando, in generale,  l’idea di non credere significa implicitamente che si sta credendo nella credenza se stessi, cioè in ciò che si pensa, nel senso di credere, di essere.

Per pensare giustamente riguardo se stessi è necessaria enorme consapevolezza. Per chi non si Conosce Veramente e per chi sa di non sapere veramente chi è, la parola io è soltanto apparente  certezza, vale a dire un’incertezza di cui  ignora l’esistenza, proprio perché è certo di sé. Apparente certezza è però soltanto un modo di dire, non ci sono certezze apparenti, che sono incertezze, perché manca la conoscenza necessaria, affinché vi sia certezza. 

Tralasciamo pure le domande: Perché io?, Perché sono?, Perché l’io?, Perché io sono io?, Sono veramente io?, che sono state comunque esposte per favorire dubbiosità da affrontare consapevolmente.     

Limitiamoci ai questi: Chi sono io?, Cos’è l’io?, più che sufficienti all’indagatore onesto  per sapere di aver affermato innumerevoli volte: io, senza veramente sapere chi o cosa è l’io, coè a chi si riferiva quando dice(va): io. A chi mi riferisco, riferivo, con la parola: io? Io chi? Chi utilizza(va) la parola io? Dire: io, senza conoscerSi, significa affermare qualcosa credendo di sapere ciò che in verità non si sa, conosce, cioè se stessi, o meglio ancora: Se Stessi.    

Torniamo ora ad affrontare in modo direttola questione: non credere a nulla. Non credere a nulla è impossibile. Affermare: non credo a nulla, è simile all’asserire: non cammino verso qualcosa. L’unico modo per non credere è conoscere. Non possiamo credere in ciò che conosciamo, non soltanto pensiamo di conoscere. La conoscenza può essere definita come cognizione senza minima credenza. 

È impossibile non credere proprio a nulla. L’idea di non credere a nulla, significa soltanto credere di non credere a nulla, anche perché,  in verità, si crede nell’idea di non credere a nulla; ovvero si è posseduti dall’idea credenza: non credo a nulla. In questo caso, il cosiddetto nulla è comunque un qualcosa. Non credo a nulla, significa: credo a qualcosa che definisco con il concetto di nulla. Il pensiero: non credo a nulla, è pertanto una specifica forma di ignoranza. L’idea di non credere a nulla, indica, infatti, che si sta ignorando di ignorare di star credendo in qualcosa, che soltanto si indica con il concetto di nulla. Non credere a nulla è soltanto un modo di pensare, immaginare, di non credere a nulla.

Affermare: non credo a nulla, può per esempio, significare: non credo in Dio, non credo nella soluzione del problema, che significa anche credere che il problema è irrisolvibile; il che è la negazione dell’idea di non credere a nulla.

Non credere in Dio significa: non credo nell’esistenza di ciò che intendo, viene inteso, come Dio. Credere in Dio, significa, invece, credo in ciò che intendo, viene inteso, come Dio. In ambedue i casi si tratta di ignoranza. Nel primo caso, se veramente si conosce, in modo da poter escludere in modo incontrovertibile, l’esistenza di ciò che è definito Dio, si dovrebbe affermare: posso dimostrare in modo incontrovertibile che non esiste ciò che viene definito come Dio. Altra soluzione potrebbe essere: conosco direttamente, in modo incontrovertibile, ciò che viene indicato dal concetto di Dio, ma non credo, oppure escludo in modo incontrovertibile, che esso possa fare ciò che gli viene attributo. Chiaramente il concetto di Dio ha moltissimi significati, pertanto si dovrebbe spiegare cosa si intende con il concetto di Dio.  

Un caso estremo del concetto di: non credo a nulla, è l’espressione generalizzante: non credo nel futuro. Consideriamo il fatto che tale pensiero inizia nel presente e si svolge in ciò che è futuro rispetto al momento in cui il pensiero è iniziato, si sviluppa cioè grazie a ciò in cui si afferma di non credere. Diverso è affermare: non credo possano esserci miglioramenti in futuro. Essendo il futuro inevitabile, affermare di non credere nel futuro, significa negare l’evidenza dei fatti, ì negando il passato e il presente.  

La credenza è comunque una forma di conoscenza, senza conoscenza non potrebbe esserci nessuna credenza, come potremmo credere in qualcosa essendo senza alcuna conoscenza? Possiamo credere durante il sonno profondo? Certo, indagando sul sonno profondo, ovvero sul concetto di sonno profondo, potremmo, forse, arrivare ad affermare lecitamente che il sonno profondo, ovvero il concetto di sonno profondo, è lecitamente associabile alla credenza, al concetto di credenza, al fatto che anche durante il sonno profondo ci sia la possibilità di credenza.

 Riflettere sul rapporto tra credenza e sonno profondo, può comunque aiutare a riflettere sul fatto che, in verità, anche l’ordinario stato di veglia è sonno profondo, liberando così dalla credenza che per essere svegli basta aprire gli occhi. La stessa espressione, intesa nel senso ordinario del termine: aprire gli occhi, come anche l’dea di chiudere gli occhi, è comunque credenza. In verità, ciò che si intende è: abbassare e alzare le palpebre, anche su pure queste definizioni non sono propriamente esatte, ma più veritiere rispetto al chiudere e aprire gli occhi,  che sono maggiormente associabili a un’operazione chirurgica.

La soluzione è essere senza credenza, perché si è conoscenza. ConoscerSi è l’unico modo per non credere in se stessi. Per quanto positiva possa essere, in alcuni casi, l’attitudine a credere in se stessi, esprime comunque ignoranza esistenziale. Essenzialmente: credere in se stessi, significa: ignorarsi.

Pur essendo una carenza rispetto la conoscenza, la credenza può però essere una risorsa, come nel caso quando si crede in qualcosa di positivo, per esempio quando si crede nella forza della preghiera, soprattutto quando si crede che la forza della preghiera può essere aumentata. Credendo in ciò, ci si può applicare seguendo tale credenza e maturare così la capacità di pregare. In questo caso, la credenza è comunque destinata a scomparire, perché migliorando la qualità del proprio pregare, si diventa prova a se stessi, ma anche ad altri che hanno la possibilità di comprendere le nostre aumentate capacità, che le capacità di preghiera possono essere aumentate investendo sforzo qualitativo, anche per far emergere lo stato senza sforzo.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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