Il mito dell’io è il mito fondamentale da trascendere, per non essere più esseri mitologici, perché credenti in sé, perché immaginanti sé, perché ignoranti Sé.

Il mito dell’io è il mito fondamentale da trascendere, per non essere più esseri mitologici, perché credenti in sé, perché immaginanti sé, perché ignoranti Sé.

Considerando il pandemico maluso del concetto: io, questo termine può essere considerato  l’espressione generalizzata e generalizzante primaria. Generalizzando l’identità, o presunta tale, la generalizzazione della vita è fisiologica: non possiamo conoscere ignorando. Non conoscendoci possiamo soltanto immaginarci e immaginandoci non possiamo veramente conoscere gli altri, i rapporti, il mondo.  

Generalizzata, anche perché l’uomo non sufficientemente consapevole pensa: io, meccanicamente, senza quasi mai riflettere sul suo significato. Generalizzante, anche perché la sistematicità dell’utilizzo di questo concetto concorre a celare le verità su noi stessi e la Verità Se Stessi. L’Io Reale è Luce illuminante, l’io immaginato è luce abbagliante.

Conoscersi sempre meglio, maturando la consapevolezza integrale, è il modo per trascendere il proprio essere un essere mitologico, basante l’idea di identità sulle credenze e non, come dovrebbe essere, sull’identità vera e propria. Unicamente conoscendoci veramente possiamo esprimere idee su Sé, altrimenti possiamo esprimere soltanto credenze, più o meno veritiere, basate sulle idee sé e Sé. La consapevolezza integrale è anche conoscenza veritiera di Sé. Più la conoscenza di Sé e lontana dalla consapevolezza integrale, più l’io è questione di credenza, immaginazione. In questo senso, possiamo dire di identità immaginata.

L’individuo insufficientemente consapevole utilizza il concetto di io, per definire un qualcosa che conosce soltanto molto parzialmente. In questo senso più che usarlo ne viene usato, manipolato. Chiaramente i segmenti identitari superiori non possono essere manipolati dall’identità immaginata, ma questa ne impedisce la presenza diretta, cioè la continuità esistenziale su piani superiori.

Il concetto di io, è uno dei concetti potenzialmente più fuorvianti, forse quello dal potenziale più deviante. D’altro canto, utilizzato in modo illuminante  diventa un’indicazione molto utile per generare maggior qualità di conoscenza di sé.

Quante volte ho riflettuto profondamente su cosa significa io?

A chi o cosa mi riferisco utilizzando la parola io?

Chi sono in Realtà?

Qual è Reale Identità?

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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