Essere e avere: in verità non possiamo avere nulla. Il Soggetto è uno è non può aversi. L’Essere non può essere l’avere.

In verità non possiamo avere, possedere, nulla, per il semplice motivo che non possiamo avere noi stessi. Il soggetto non può possedere se stesso, può soltanto essere se stesso, cioè essere.

Tutto ciò che sperimentiamo sono aspetti di noi stessi e non possiamo avere aspetti di noi stessi, perché siamo anche aspetti di noi stessi. La Verità è (anche) con forme, ma senza oggetti, nel senso che la Verità è Soggetto senza oggetto.  Il grado di Coscienza indicabile con il concetto di Sono Tutto, che alcuni lettori di questo libro conoscono, esclude la possibilità di avere qualcosa. Non possiamo avere ciò che siamo e la consapevolezza di essere la Totalità significa che non vi è alcunché che non siamo.  

La consapevolezza di essere la Totalità, cioè la totalità della coscienza, non è questione di meri concetti: Sono Tutto, Sono la Totalità. Si tratta, invece dello stato in cui la verità Sono Tutto è constatata direttamente, in quanto si è tale stato coscienziale-esistenziale. Non possiamo avere qualcosa, quando siamo tutto. L’idea di poter veramente avere qualcosa, deriva dalla non consapevolezza di Essere Tutto.   Come argomentato in altre parti di questo libro, la Totalità è il Soggetto, cioè il Soggetto è sempre la Totalità, a prescindere da ciò che si intende come Totalità: Essere Originario, oppure Essere Originario con espressione primaria, e via dicendo. La Totalità non può mai essere oggetto di Se Stessa e non potendoci non essere soggetto, la Totalità è inevitabilmente Soggetto senza oggetto.

Dato che i principi superiori determinano quelli inferiori, per comprendere meglio le dinamiche della Totalità, è bene basarsi sui due elementi fondamentali della Totalità: l’Essere Originario (Indifferenziato) e il Suo esprimersi (Differenziazione). Tra l’altro, verità da non sottovalutare: il Soggetto è Uno, l’Esistenza è Una. Semplicemente perché: primo, inizialmente, più precisamente: Basilarmente, non ci possono essere due Esistenze;  secondo perché alcunché può divenire altro da Sé. L’Unica Esistenza è un’ineluttabilità.

Per comprendere veramente perché non possiamo possedere, avere, alcunché, dobbiamo risponderci giustamente al quesito: Chi sono? Senza sapere chi siamo veramente, ovvero in Realtà, ogni argomentazione basata sull’io, è inficiata dall’ignoranza esistenziale, cioè sull’ignorare il soggetto che si è, il che significa immaginarsi, più precisamente essere succubi dell’immaginare l’identità, cioè l’identità immaginata.

Certo, esistono diversi segmenti dello spettro identitario, sia in verticale sia in orizzontale. Ma elevandosi, che significa la scomparsa di gradi coscienziali inferiori, ci si avvicina alla scoperta dell’Identità Reale, che nel senso stretto del termine, è l’Essere Originario, Ciò che esiste a prescindere da tutto il resto, che è, comunque una sua espressione. Va considerato che il grado coscienziale non va associato alle forme che appaiono. La coscienza è questione in primis di qualità, poi di quantità . Durante la consapevolezza integrale possono apparire le “stesse forme” di quelle che appaiono allo stato di veglia, diversa è però la qualità esperienziale.  

Il Soggetto è uno è non può aversi. L’Essere non può essere l’avere. Basilarmente, c’è l’Essere Originario che è senza differenziazione. Dall’Essere Originario avviene l’espressione dello stesso Essere Originario, cioè la differenziazione dall’Essere Originario (non dell’Essere Originario), ma anche differenziazione nell’ambito della stessa espressione. Potremmo definire queste due espressioni come differenziazione in verticale e in orizzontale.

L’esprimersi dell’Essere Originario non è un suo possesso, è l’esprimersi del Potenziale dato dall’Essere Originario Stesso. Andrebbe considerato che, inteso nel senso giusto del termine, l’esprimersi è un offrire, non un ottenere qualcosa. Esprimersi con lo scopo di ottenere qualcosa a scapito di altro, è manipolare, che implica il reprimersi, perché non esprimenti valori autentici.

L’esprimersi dell’Essere Originario non è altro dall’Essere Originario, è un suo modo di essere esprimendosi. Per essere veramene altro dall’Essere Originario, il resto non dovrebbe derivare dall’Essere Originario, il che è impossibile. Questo principio è un Principio Basilare, che significa che alcunché è veramente di qualcuno in particolare, perché ogni cosa è un aspetto dell’Esprimersi dell’Essere Originario. Ogni elemento del tutto fa parte del Tutto, che però non possiede Se Stesso, ma nemmeno ciò che fa parte di lui stesso. Avere, possedere, è un concetto umano, non un Principio Cosmico. Semplicemente il Tutto è Tutto, non ha Tutto, perché non può avere Se Stesso.

 Il significato dell’affermazione: Tutto è Tutto, è autoevidente. Mentre il fatto che qualcosa sia di qualcuno andrebbe dimostrato. In verità, l’avere è una parvenza, in verità esiste unicamente l’Essere. Chi si è conosciuto come stato di Coscienza Originale, è testimone diretto a se stesso, che Quello stato esistenziale può essere espresso con la constatazione: Sono Tutto, non certo: Ho Tutto!

Osservando cosmicamente, non possiamo possedere nulla. Certamente, a livello legislativo possiamo possedere la nostra auto, ma anche questo è una limitazione data dai nostri limiti, ovvero dai limiti dell’umanità. In una società più evoluta, perlomeno tecnologicamente, ci saranno mezzi di trasporto, che non saranno di qualcuno in particolare, ma che potranno essere usate di volta in volta da altri. Fino al momento in cui non ci sarà bisogno di mezzi di trasporto, perché ognuno sarà, anche, mezzo di trasporto di per sé.           

Potremmo credere che l’esprimersi dell’Essere Originario sia una sua creazione. In verità, non è nemmeno la Sua Creazione, ma una derivazione di Lui Stesso da Lui Stesso. In verità nulla è stato veramente creato. La differenziazione non è una creazione dell’Indifferenziato, inteso come Essere Originario, Base di ogni differenziazione. L’espressione dell’Essere Originario, è l’attualizzazione Istantanea di ciò che “prima” era implicito nell’Essere Originario, che autodetermina, in quanto Determinatore primario, tutte le modalità del proprio esprimersi.

In verità, la Totalità è questione di Istantaneità, inespressa ed espressa. L’uomo insufficientemente consapevole crede però che le cose divengano, cioè che vi sia divenire. Lo crede perché in quanto non è Consapevolezza Integrale, oppure, perché pur EssendoLa, interpreta malamente lo stato delle cose, soprattutto perché abituato alla modalità divenire. C’è l’Istante che nella sua modalità espressa è composto da tutte le possibili istantanee, cioè da tutti i possibili modi di interazione dell’Essere. Ci sono poi due modalità di sperimentazione. La modalità divenire e la modalità essere. Semplificando, possiamo scrivere che sperimentando le istantanee in modo sequenziale, quindi la freccia temporale, si è in modalità divenire, più precisamente si è la modalità divenire. Sperimentando, invece le varie istantanee come “sovrapposte” una sopra l’altra, “contemporanee”, si è la modalità Essere; ma perché sia veramente Così deve esserci la coscienza subitanea, senza mediazione, esprimibile dall’espressione Sono Tutto; questa è Vera non dualità, prova diretta del non possesso di alcunché.  

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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