L’osservazione dei pensieri vera e propria esige il vuoto mentale, nel senso che si è consapevoli dei pensieri proprio dallo stato in cui essi si formano, che implica anche la consapevolezza dell’intervallo tra due pensieri.

L’osservazione di un pensiero avviene sempre con un ritardo rispetto alla formazione del pensiero stesso. Tale ritardo è determinato primariamente dal grado di consapevolezza in atto durante l’osservazione. L’osservazione dei pensieri vera e propria esige il vuoto mentale, nel senso che si è consapevoli dei pensieri proprio dallo stato in cui essi si formano, che implica anche la consapevolezza dell’intervallo tra due pensieri. Inteso come assenza di pensiero, il vuoto mentale indica l’assenza di pensieri, anche quando si tratta di un periodo breve di tale assenza. Esistono però vari gradi di consapevolezza oltre il vuoto mentale basilare. Di là del Pensatore ci sono cioè ulteriori gradi di consapevolezza. Un determinato ritardo nell’essere consapevoli di un determinato pensiero è fisiologico, perché osservare i pensieri significa esserne consapevoli, il che implica la constatazione riguardante un pensiero, la quale è una specie di micro pensiero. Così come soltanto attraverso la mano possiamo afferrare la mano altrui, e con questo percepirla i (più precisamente generare in noi l’esperienza: sto tenendo la mano altrui), così soltanto attraverso il pensiero possiamo “afferrare” un pensiero sia proprio che altrui. Non possiamo, per esempio, leggere un libro soltanto osservandolo, ma dobbiamo tradurre ciò che è scritto in pensieri nostri; questa è ciò che significa: leggere. Osservazione e pensare sono, ovviamente, due attività diverse. Non potendo avere due pensieri contemporaneamente, osservare-constatare un pensiero significa constatare la traccia del significato che abbiamo espresso, in pratica un significato già avvenuto. Essere consapevoli dei propri pensieri significa anche costatare i significati che stiamo producendo. In un certo senso, possiamo constatare un “quanto” di pensiero alla volta: in questo senso, osservare i pensieri significa constatare lo svolgersi della successione di quanti del pensiero. Se vogliamo ragionare in modo consapevole, dobbiamo necessariamente pensare a una velocità tale da poter osservare-constare i pensieri, riconoscendone il significato, ovvero i significati. Questo non riguarda chiaramente i pensieri meccanici, quando non c’è vero e proprio pensare, ma c’è mera produzione di concetti stampati da matrici concettuali esistenti. Tali matrici esistono anche per ciò che concerne il pensare consapevole, ma in questo caso si è consapevoli dei significati già acquisiti e come essi si esprimono attraverso il pensare in atto. Pensare consapevolmente significa anche tendere a far significare giustamente: dobbiamo tendere a rendere il nostro pensare il più significativo possibile, per dare il massimo valore possibile alla nostra vita, ovvero alla vita che, anche, siamo. Chi conosce vari stati di coscienza, sa che maggiore è lo stato di coscienza, più può essere veloce l’elaborazione dei pensieri. Tale maggior capacità di elaborazione concorre anche a poter decidere consapevolmente di interrompere il flusso dei pensieri, perché la velocità elaborativa permette di centrarsi sull’intervallo tra due pensieri e prolungare l’intervallo a piacimento. A un maggior grado di consapevolezza equivale quindi automaticamente un più elevato grado di elaborazione dei dati, quindi capacità di osservare i pensieri, ma anche il pensare. Questo si può spiegare anche nel modo seguente. Ciò che nell’ordinario stato di veglia avviene, diciamo così, generalizzando, in un giorno, in un determinato stato di consapevolezza, cioè su un piano esistenziale più elevato, avviene in un attimo, è l’attimo stesso. La continuità di coscienza su un determinato grado coscienziale-esistenziale implica la capacità di elaborare opportunamente il flusso di dati indispensabile affinché, appunto, sia possibile la continuità di coscienza sul piano esistenziale in questione; anche per questo è più facile mantenere un determinato di grado di consapevolezza meditando, piuttosto che durante le attività quotidiane.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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