Differenza tra forza di volontà e Forza Volontà. Cos’è la giustizia divina e perché non esiste ingiustizia Divina? I mezzi non giustificano lo scopo.

Il terzo chakra è anche il chakra della forza di volontà, che può essere fruita in modo molto fuorviante. Il potenziale della volontà di potenza dovrebbe sincronizzarsi con la Potenza Volontà, che è l’aspetto primario dell’esprimersi dell’Identità Reale. Disporre della forza di volontà necessaria, perché si manifesti qualcosa di deleterio è certamente negativo. Il danno immenso che l’uomo sta generando a livello ambientale è anche un’indicazione molto chiara di cosa significa fruire negativamente della forza di volontà.

L’idea che lo scopo giustifichi i mezzi, è una giustificazione fuorviante, atta a garantire l’impunità dell’“inconsapevolezza”. La giustizia non ha bisogno di giustificazioni. Giustificarsi può essere inteso come accomodare, in modo apparentemente conveniente, la concettualizzazione riguardante un evento. Apparentemente conveniente perché si tratta di un mentirsi, fuorviarsi.

La giustizia non è questione di giustificarsi. La giustizia è esatta, semplicemente perché è l’applicazione giusta di leggi cosmiche garantenti l’ordine cosmico, più precisamente il ripristino dell’Ordine Originale, cioè lo Stato Originale, caratterizzato anche da Onnipresenza, Onniscienza e Beatitudine. Intesa in questo senso, la giustizia è il processo senza deviazioni, conseguente all’ordine (emanazione con proposito) dell’Ordine Stato Originale (abitato da Identità Reali), affinché le vibrazioni trasmigranti (decadute) possano essere reintegrate nello Stato Assoluto, grazie alla loro corretta sincronizzazione.

La giustizia è azione corretta, pertanto non necessitante di giustificazioni, che però possono manifestarsi pur avendo agito giustamente, perché si subisce il meccanismo dell’impellenza a giustificarsi, spesso carburato dai sensi di colpa.

Lo scopo non giustifica i mezzi ingiusti (che è un modo di tre, perché come vedremo poi, non esiste nulla di totalmente ingiusto): fruire dei mezzi giusti fa parte dello scopo, che è raggiungere uno scopo giusto con mezzi giusti. Maggiore è il grado di consapevolezza, più siamo in linea con leggi cosmiche via più superiori, anche perché agiamo da un piano esistenziale superiore a quello precedente. L’aumento del grado di consapevolezza è la via verso l’uso di mezzi sempre più giusti per realizzare scopi sempre più elevati: l’identità cosmica, relativa al settimo chakra, è ben diversa dall’identità egoica – mentale inferiore, correlata al terzo chakra. Aumentare il grado di consapevolezza è il modo diretto per diminuire il grado di “ingiustizia” (consideriamo però che: sintetizzando, tutto è giusto, ma ci sono diverse qualità di giustizia: maturare spiritualmente significa anche essere più giusti con se stessi. Tendere a essere giusti significa esprimere la volontà di allinearsi con l’Ordine Assoluto, rendendo giustizia a sé, cioè individuandosi con la maggior qualità possibile.

Il concetto di giustizia richiama spesso all’idea di giustizia divina. La questione concernente la giustizia divina è semplice: non esiste giustizia non divina, non esiste ingiustizia divina. Tranne Dio tutto è Divino: Dio è Dio, non divino, e tutto il resto è espressione di Dio, perciò Divino. Il concetto di Divino non dovrebbe essere rigidamente associato alla Luce, anche le tenebre hanno la loro funzione nell’esprimersi di Dio.

Semplificando, la giustizia divina è ciò che regola l’esprimersi di Dio, cioè il Divino, in base al proposito divino.  Dio è, invece, di là di giustizia e ingiustizia; quest’ultima non esiste effettivamente: tutto ciò che è, ha ragione di essere proprio così com’è in un dato momento. Non esistono sistemi isolati, tutto è correlato. Tra l’altro, se soltanto una cosa nell’ambito del cosmo sarebbe sbagliata, lo sarebbe tutto il cosmo, perché, idealmente, cambiando la cosa che riteniamo ingiusta, sostituendola con ciò che riteniamo giusto (riempendo cioè lo spazio con il “giusto”), tutto il resto del cosmo risulterebbe ingiusto, anche perché la cosa, secondo noi ingiusta, è/era un risultato dell’intera attività cosmica e precosmica (intesa come Stato Originale).  

Volendo usare il concetto di ingiustizia, possiamo eventualmente usarlo per affermare che è ingiusto non rispettare le leggi che favoriscono il ripristino dello Stato Originale, pertanto l’Umanizzazione, che è un processo che non riguarda soltanto l’essere umano terrestre. Non si tratta però di un’ingiustizia, perché anche l’ignoranza ha determinate leggi, anche perché determina effetti. La possibilità di sbagliare è un’opportunità evolutiva basata sul principio dell’arbitrio. Sbagliare è anche l’opportunità di correggere: la via verso la Verità è un errare, che non porta però alla Verità, la Quale emerge con la scomparsa dell’errare e dell’errante: questo è un modo per definire il conoscersi per riconoscerSi.

Se, tranne Dio, tutto il resto non fosse soggetto alla giustizia divina, ovvero se tutto il resto non fosse giustizia divina, Dio non sarebbe l’Onnipotente, perché incapace di amministrare giustamente il proprio esprimersi. Là dove ci sembra non ci sia presenza di Dio, oppure: presenza divina, è perché manchiamo di comprensione. Come abbiamo più volte scritto, non esiste male assoluto. Il male è uno strumento evolutivo, offrente, tra l’altro  la possibilità di scegliere il bene. Ciò non è un invito a perpetuare il male: dobbiamo tendere a essere bene sempre maggiore, affinchè emerga il Bene Assoluto, di là della dicotomia bene – male (bene diretto – bene indiretto).

Il suddetto non significa essere insensibili alla sofferenza altrui, anzi: la sensibilità esige però anche lucidità. La sensibilità cosmica emerge dopo aver superato la soglia del dolore cosmico, che può essere inteso come stress cosmico e conseguenti vibrazioni trasmigranti (caduta) che ha portato alla necessità della formazione (non creazione) del cosmo come strumento di ripristino esistenziale, che porta a ciò che possiamo definire Illuminazione, o meglio ancora: Risurrezione.

L’idea che qualcosa sia ingiusto deriva dal fatto che un qualcosa non coincide con le proprie idee di giustizia; anche le cosiddette ingiustizie fanno parte della giustizia divina. Se fosse diverso, Dio, ovvero il suo esprimersi sarebbe ingiusto.  Maturando la visione integrale, comprendiamo che anche quelle che prima ci sembravano ingiustizie, anche quelle subite personalmente, non erano veramente tali, perché facevano parte di un progetto più ampio, che non riuscivamo a scorgere. Tutto ciò non è un invito al fatalismo, anzi: gli eventi sono così come sono anche a causa della meccanicità comportamentale.  Migliorando noi stessi, superando i meccanismi inferiorizzanti, Umanizzandoci, introduciamo cause superiori, che determinano conseguenza migliori.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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