Le interpretazioni altrui possono essere migliori o peggiori delle nostre, più o meno veritiere, ma il punto è che non sono nostre, frutto di nostre conclusioni. È giusto cercare interpretazioni altrui veritiere, che però vanno usate in modo illuminante, in modo da poter formare noi stessi migliori interpretazioni, per realizzare migliori convinzioni.

Le nostre convinzioni si formano in base alle nostre interpretazioni, che sono determinate dalle nostre convinzioni.

In ciò bisogna considerare che molte convinzioni non sono nostre, perché non si basano su interpretazioni nostre, bensì altrui. Le interpretazioni altrui possono essere migliori o peggiori delle nostre, più o meno veritiere, ma il punto è che non sono nostre, frutto di nostre conclusioni. È giusto cercare interpretazioni altrui veritiere, che però vanno usate in modo illuminante, in modo da poter formare noi stessi migliori interpretazioni, per realizzare migliori convinzioni.

 Non dobbiamo però essere preda delle convinzioni. Sono anche potenziali pregiudizi, che sono anche la base delle proiezioni. Il pregiudizio può essere definito come   interpretare in base a ciò che siamo convinti, non in base a ciò che dovremo sapere. Le nuove conoscenze, esperienze, dovrebbero essere semi di migliori interpretazioni, non bersaglio di proiezioni.  Le interpretazioni dovrebbero perciò essere dinamiche, dovremmo cioè lasciar aperto alle interpretazioni tutto ciò che può migliorarle. Un modo per fare ciò è porre un punto di domanda alla fine delle nostre convinzioni, ma anche alle interpretazioni.  Ciò può far parte dell’interpretare consapevolmente.  

Esulando dal campo concettuale, le intuizioni sono senza pregiudizi. Le deduzioni conseguenti all’intuizione sono comunque soggette alle convinzioni. Le interpretazioni non possono essere mai totalmente fuori da nostro sistema di pensiero, anche perché dipendono dal linguaggio, che è anch’esso un insieme di interpretazioni-convinzioni.

Se la nostra convinzione è che non siamo capaci, perché ci è stata installata questa idea, non riusciremo a valorizzare ciò che facciamo, perché saremo fuorviati dall’idea di non essere capaci, pertanto di non aver fatto abbastanza bene. Per favorire la soluzione della questione, possiamo usare la seguente affermazione meditativa: Mi apro a riconoscere e superare le cause dell’idea di non essere capace. Possiamo poi chiederci: cosa significa fare le cose bene? Ciascuno di noi ha dei limiti espressivi e, oltre ad aver un significato obiettivo, il fare le cose bene ha un valore soggettivo. In questo senso, fare le cose bene significa farle, con la massima dedizione possibile, che è anche un esercizio di maturazione della consapevolezza. Nel definire cosa significa fare le cose per bene, è bene considerare che oltre al risultato finale è importante l’attenzione che ci abbiamo messo, attimo dopo attimo. L’attenzione implica consapevolezza e la maturazione della consapevolezza è lo scopo fondamentale dell’essere umano. Seminando bene e curando bene il seminato, è naturale raccogliere bene.

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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