Il lasciarsi andare non è questione di fatalismo, anzi: è uno degli antidoti per neutralizzare il fatalismo. Fatalismo è subire l’inconsapevolezza, più precisamente: subire le conseguenze della mancanza del grado di consapevolezza necessario per affrontare giustamente la situazione

I blocchi, cioè gli ostacoli vanno intesi come insegnanti, non come avversari, oppure, ancora peggio: come nemici.

Gli ostacoli sono anche nostri collaboratori, nel senso che sono indicazioni da intendere come suggerimento a essere migliori collaboratori di se stessi, essendo migliori fautori di umanizzazione.

Gli ostacoli non vanno combattuti. Non vanno nemmeno ignorati, oppure repressi. Lasciar andare non significa ignorare.   

Lasciar andare significa superare, non lasciarsi andare alla deriva. Più precisamente non si tratta di lasciarsi andare alla deriva, ma subire l’ “andare” alla deriva. Andare è virgolettato, perché l’andare implica volere, mentre in questo caso si tratta di subire la direzione. Il lasciar andare porta al porto sicuro di un maggior grado di consapevolezza. Lasciar andare esige il grado minimo di consapevolezza necessario per far emergere stati di consapevolezza superiori, cioè il riconoscersi su piani esistenziali superiori. Ricordiamoci: il pilota automatico del Superiore è ben altra cosa del pilota meccanico dell’inferiore.

Gli ostacoli vanno affrontati consapevolmente, che significa anche superare, oppure: aver superato, la reattività-meccanicità che generalmente inducono. Essere maggiormente consapevoli, più precisamente: essere maggior grado di consapevolezza, significa anche: determinare positivamente invece di subire negativamente. Essere ricettivi significa anche determinare giustamente se stessi, in modo da essere fecondati dall’umanizzante.    

Il lasciarsi andare non è questione di fatalismo, anzi: è uno degli antidoti per neutralizzare il fatalismo. Fatalismo è subire l’inconsapevolezza, più precisamente: subire le conseguenze della mancanza del grado di consapevolezza necessario per affrontare giustamente la situazione. Situazione che, anche se appare come esteriore, è essenzialmente una questione interiore.

L’assenza del necessario grado di consapevolezza è una situazione molto grave. La patologia cronica più diffusa è la mancanza di umanizzazione diretta. Diretta, perché non esiste non umanizzazione, ogni processo fa parte dell’insegnamento: abbiamo perciò umanizzazione diretta e umanizzazione indiretta.   

Informazioni su Andrea Pangos

andreapangos@gmail.com
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