Cos’è l’ignoranza Esistenziale?

L’ignoranza esistenziale ha vari gradi. Ciò che è conoscenza esistenziale per il grado inferiore, è ignoranza esistenziale per il grado di conoscenza esistenziale superiore. Per esempio riconoscersi come Io, rappresenta certamente un livello di consapevolezza maggiore rispetto al conoscersi soltanto come come corpo-emozioni-mente. L’Io non è però l’Identità Reale.

Ritenere che l’Io sia l’Identità Reale, rappresenta un aspetto dell’ignoranza esistenziale. Certo, la sola nozione che in Realtà Si È l’Origine (Identità Reale), non libera dall’ignoranza esistenziale veramente, bensì solo concettualmente, ma è certamente positivo. La libertà essenziale dall’ignoranza esistenziale è la Consapevolezza Integrale, che implica anche la piena consapevolezza di essere, in Realtà, l’Origine.

L’aver appurato la propria ignoranza esistenziale dovrebbe essere visto come necessità di consapevolizzarsi, non come ragione per colpevolizzarsi. In quanto individui non possiamo certo essere colpevoli della degenerazione dell’ambiente formativo e dell’umanità in generale. Sentirsi colpevoli della degenerazione collettiva indicherebbe, anche in questo caso, una forma di delirio di onnipotenza. Possiamo però decidere fermamente di divenire cellula sempre più sana di un corpo malato, luce sempre più illuminante in un mondo di abbagli.

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Adattarsi giustamente non significa subire

Oltre a saper sanare le situazioni difficili, è bene sviluppare la capacità di prevenirle. Soprattutto sostituendo con contenuti illuminati lo spazio interiore altrimenti occupato dall’ignoranza esistenziale, ma anche organizzando in modo illuminante la vita. L’evoluzione è essenzialmente un viaggio di adattamento della materia, forma, alle necessità dello spirito, attraverso la maturazione della coscienza.

Maturare le capacità di adattamento all’ambiente è importante, ma lo è anche maturare le capacità di adattare l’ambiente a esigenze spirituali. Adattarsi falsamente, cioè in modo non consapevolizzante, all’ambiente significa subire negativamente. La ricettività è ben altra cosa della negazione delle proprie Vere esigenze, perché ci si adatta all’ambiente a causa di paure, abbagli e altri elementi negativi. Essere ricettivi non significa subire negativamente, bensì fruire positivamente di processi interiori ed esteriori, per maturare la consapevolezza e le capacità positive. Significa quindi anche essere aperti all’Ambiente Superiore alla struttura psicofisica, non soltanto all’ambiente sperimentato, elaborato, dalla stessa.

Adattarsi spiritualmente all’ambiente implica le capacità necessarie per trasformarsi in modo da maturare la capacità di generare consapevolezza non duale, anche in situazioni esteriori avverse, perché le condizioni interiori sono molto favorevoli.

Il bene è questione più di soggettività che di oggettività. Essenzialmente, superare il male significa trasformarsi spiritualmente, trascendendo il male, oppure trasmutando beneficamente il potenziale evolutivo che esso rappresenta.

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I Tre Principi

Volere-sentire-sapere

L’individualizzazione riguarda principalmente tre principi: volere, sentire e sapere, che si basano sui Tre Principi dell’Io Monadico: Volontà – Amore – Intelligenza.

Nell’ambito dell’Io, questi Tre Principi si esprimono attraverso: Atma (Volontà), Buddhi (Amore), Manas (Intelligenza).

Nell’ambito della struttura psicofisica, i tre principi si esprimono principalmente attraverso: corpo fisico (volontà), emozioni e desideri (sentire), mente (sapere).

La mente rende possibile l’espressione individualizzata dell’Intelligenza. Rende però possibile anche l’individualizzazione accentuata del sentire e del volere. Condizionando emozioni, desideri e volere, la mente influisce molto concretamente sulla specificità delle esperienze di ognuno e l’esperienzialità integrata, sintetizzata, è un elemento fondamentale dell’individualizzazione. Consideriamo che anche i concetti sono esperienze da vivere consapevolmente, maturando la capacità di testimoniare i flussi concettuali da una prospettiva sempre più ampia, Elevata, fino a raggiungere la Consapevolezza Integrale. – Scarica gratis i libri (PDF) di Andrea Pangos

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Qual è lo Scopo della vita?

La carenza di consapevolezza ha come conseguenza, anche, la mancanza di concetti Umanizzanti, con il conseguente prevalere di concetti non Umanizzanti su idee Umanizzanti.

Un aspetto fondamentale dell’ignoranza esistenziale è il non dare la necessaria, enorme, importanza all’indicazione che Umanizzarsi è lo Scopo Primario della vita, concetto che molti nemmeno conoscono, nemmeno in forma di: maturare la consapevolezza è il vero scopo della vita; esistiamo per Illuminarci; Conoscere se stessi e Se Stessi è l’unica cosa che veramente conta.

È indubbio che basandosi sull’idea che l’Umanizzazione è lo Scopo della vita, gran parte delle credenze fuorvianti non verrebbero prese nemmeno in considerazione, se non per essere scartate dopo essere state vagliate. Discernere le idee Umanizzanti dalle idee non Umanizzanti è fondamentale. Aumentando le capacità di Discernimento la classificazione diventa sempre più qualitativa e spontanea, anche perché matura il gusto del bene.

Inizialmente, si può fare una lista di proprie credenze su se stessi e sulla vita in generale, e classificarle in base alla risposta alla domanda: Dove mi sta portando questa credenza? Per rispondersi è molto indicativo considerare bene dove la stessa credenza ci ha portato. Mancando la consapevolezza necessaria, alcune idee fuorvianti potrebbero però sembrare molto evolutive. Maturando spiritualmente le si potrà però scorgere per ciò che sono veramente: abbagli, anche se venivano percepite come luce illuminante. – Scarica gratis i libri (PDF) di Andrea Pangos

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Elevare il Centro d’Azione

Maturando la collaborazione tra la struttura psicofisica e l’Io, l’uomo può rendere sempre più proprio il Principio Io. Si tratta della collaborazione tra l’umano (struttura psicofisica) e il superumano (Io), anche in funzione della realizzazione del sovrumano (Io Monadico). Maturando spiritualmente, l’uomo diventa sempre più Io e sempre meno struttura psicofisica, perché la trasforma, trascende e usa in funzione, prima dell’Io e poi dell’Io Monadico e Oltre.

Ogni essere umano è composto di struttura psicofisica e Io, ma le differenze qualitative tra gli esseri umani sono enormi, soprattutto perché pochi trasformano qualitativamente la struttura psicofisica, ponendo il proprio Centro d’Azione su uno dei Tre piani dell’Io.

Ancora meno sono coloro che Agiscono in quanto Io Monadico, usando consapevolmente l’Io e la struttura psicofisica come veicoli espressivi. L’essere umano è uno dei possibili veicoli a disposizione delle Monadi per realizzarsi. Le Monadi non fanno perciò parte del regno umano, ma si realizzano anche attraverso la forma umana. Nel caso dell’essere umano, una singola Monade è vincolata sempre a un unico Io. Maturando la consapevolezza nella misura necessaria riconosciamo la Monade come Principio Superiore a noi stessi essere umano, ma ci riconosciamo anche come Monade Stessa, anche perché la nostra maturazione umana è

inscindibile dalla Monade direttamente collegata a noi stessi, come singolo essere umano. Chiaramente, questo tipo di definizioni esigono concetti come: struttura psicofisica, mente, Io e Io Monadico. La realizzazione del processo descritto non esige però tutte queste definizioni. Possono però essere molto utili, anche per ricordarci che non siamo solo corpo-emozioni-mente, e che dobbiamo tendere a realizzare il Superiore, non a incastrarci nell’inferiore, castrandoci come processo veramente evolutivo.

Veramente rari sono, infine, coloro che agiscono in quanto Consapevolezza Integrale, che è la Realizzazione della Coscienza Divina, conseguente a un percorso Illuminante umano, integrante tutte e tre le vie: Volontà – Amore – Intelligenza.

Individualizzarsi significa anche maturare la capacità di mantenere continuità di coscienza individualizzata nell’ambito dell’Io, fino a maturare la Coscienza di Sé come Io Monadico, per poi, realizzare la Consapevolezza Integrale, che sintetizzando può essere riassunta nella constatazione: In Verità Sono Tutto, in Realtà Sono l’Esistenza Originale, mentre l’intera Manifestazione sono Io in quanto Manifestazione. – Brano tratto dal mio libro: Bene Assoluto e Illuminazione Spirituale – Scarica gratis i libri (PDF) di Andrea Pangos

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Desideri e spiritualità

I desideri sono una risorsa fondamentale, da nobilitare migliorando la qualità dei desideri, aumentando il desiderare il bene per se stessi ed altri. Il bene che facciamo è un antidoto anche per il male volutoci da altri. Il male si nutre di male, desiderando il male di qualcuno, attiriamo il male. Desiderare il bene altrui è anche questione di igiene esistenziale personale.

La maturazione spirituale non è questione di negazione di desideri a prescindere, anzi. Maturare spiritualmente significa anche sostituzione di desideri non evolutivi con desideri evolutivi, per liberarsi dall’attaccamento al desiderare, che non significa non desiderare a prescindere.

Il desiderio di non desiderare può produrre forti conflitti non evolutivi. È assurdo non voler desiderare ciò che è positivo, evolutivo. Ci incarniamo per evolverci, è sano desiderare potentemente l’Illuminazione. Considerando, giustamente, lo stato Illuminato come Salute Esistenziale, voler Illuminarsi significa semplicemente voler guarire: liberarsi dal culto della sofferenza in favore della Felicità Integrale, affrancarsi dall’ignoranza per ConoscerSi, trascendere la schiavitù del limitato per Essere Infinita Libertà, liberarsi dalle menzogne per Essere Verità.

Il desiderare si basa sul principio del sentire, che basilarmente è Amore. In questo senso, i desideri sono espressioni del Potenziale del Principio Amore. Dovrebbero perciò essere intesi come strumenti in funzione dell’Amore. È importante desiderare di Amare e agire concretamente per realizzare questa capacità. La sofferenza degenerativa è anche una conseguenza dell’incapacità di desiderare bene, cioè della capacità di desiderare male, cioè non in funzione dell’Amare. Viviamo, soprattutto, quanto Amiamo. Senza Amare la vita non possiamo essere Amati dalla vita, siamo anche la vita stessa. Amare la vita è autoAmore: vita che si Ama, generando Amare. – Scarica gratis i libri di Andrea Pangos

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Mente qualitativa

Qualità della mente

La questione relativa a verità e menzogna non riguarda la mente di per sé, come Principio. Concerne la qualità della mente, cioè dalla sua capacità di esprimere verità. La mente può essere più o meno veritiera, menzognera. Come già espresso precedentemente, affermando che la mente soltanto mente, la mente nega la propria capacità di esprimere concetti veritieri, pur immaginando di esporre la verità esponendo che la mente mente.

Senza mente non ci sarebbe nemmeno spiritualità, che implica concetti illuminanti, tra cui ci sono concetti sulla spiritualizzazione della stessa mente. Se la mente soltanto mentisse, come espresso dal concetto di la mente mente, la parte teorica degli insegnamenti spirituali sarebbe soltanto un insieme particolare di menzogne, e ogni maestro spirituale sarebbe un mentitore senza possibilità di non esserlo. Le indicazioni su come illuminarsi, le spiegazioni di tecniche meditative, le domanda Chi sono?, l’affermazione Io Sono, sono tutti concetti, pertanto manifestazioni della mente.

Considerando che la mente partecipa alla coordinazione dell’attività dei cinque organi di senso, pertanto organizza il modo in cui si crea la percezione chiamata cosmo, affermare che la mente mente, non specificando quando e quanto, significa affermare che il cosmo percepito, più precisamente: la percezione chiamata cosmo, è falsa. Questo è particolarmente assurdo, perché verità e falsità esigono i concetti, mentre la percezione esiste a prescindere dall’attività concettuale. Certo, la percezione può essere più o meno qualitativa, ma la verità è questione di concetti, senza i quali non è possibile alcuna definizione, verità o menzogna: i concetti sono definizioni più o meno veritiere.- Scarica gratis i libri di Andrea Pangos

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