Salvazione

L’afflizione non evolutiva è automatica perché la massa abnorme di analfabetismo esistenziale, interiore ed esteriore, spinge inevitabilmente verso la sofferenza degenerante. Un giorno, quando ci sarà la consapevolezza necessaria a livello globale, la massa di Felicità prodotta dall’umanità spingerà l’individuo automaticamente verso la Felicità Vera Identità. Finché non sarà così dobbiamo arrangiarci, diventare ogni giorno più saggi, maturando le capacità illuminanti per liberarci dal delirio collettivo della sofferenza ordinaria, anche per osservare l’umanità con profonda Compassione Illuminante, senza patimento per la sofferenza altrui. Salvarsi dalla sofferenza è la salvazione spirituale primaria, Salvatore è chi favorisce potentemente l’Umanizzazione. (2013)

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Libero arbitrio e Felicità

Libero arbitrio e Felicità
Libero arbitrio, veramente? Se ognuno dispone veramente di libero arbitrio, come mai quasi tutti soffrono pur volendo la Felicità? L’incapacità non solo di trovare, ma anche di cercare, la Felicità, fa parte dei limiti che impediscono la possibilità di scegliere veramente e il libero arbitrio dovrebbe essere, questione di scelta, capacità di scegliere, liberamente. Come Felicità si dovrebbe intendere il Nirvana (Vera Identità) e non la pseudo felicità, che può essere scambiata per Felicità se si ignora il Nirvana.
Scegliere di generare Felicità sarebbe la scelta Salutare: si soffre perché non si ha scelta oppure perché si è scelto di soffrire? Nel secondo caso si tratterebbe di masochismo, ma è da dubitare profondamente che tanti miliardi di esseri umani ne siano affetti.
La Soluzione è maturare la capacità di generare Felicità, maturando la Vera Identità. Ecco una ragione molto concreta per Svegliarsi!
Il Risveglio Spirituale è cosa anche molto pratica.La sofferenza è malessere molto solido, concretamente presente anche perché la ricerca spirituale è reputata astrazione, come se ci fossero cose veramente più importanti: i problemi sono questione di ignoranza individuale e collettiva, l’Umanità Conoscente nemmeno conoscerà i problemi dell’odierna umanità governata dall’ignoranza Esistenziale.
Senza lavoro Illuminante interiore, anche per illuminare l’esteriore, la Felicità è destinata a rimanere un’astrazione, un’Ideale Irrealizzabile: strano destino per la Felicità che di per Sé è Luce Potentemente Concreta.
Rendiamo la Felicità concretezza quotidiana, Umanizzandoci. www.andreapangos.it

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CONSAPEVOLIZZAZIONE E SOFFERENZA (testo del 2005)

CONSAPEVOLIZZAZIONE E SOFFERENZA
Consapevolizzandosi, la mente si quieta e aumentano i periodi in cui e in pace con se stessa e con gli altri. Può però anche accadere che aumentino temporaneamente i conflitti interiori e “esteriori”, le emozioni nocive, i pensieri superflui e può sembra- re che la situazione stia peggiorando… Sono sintomi positivi del divenire veritiero, una specie di crisi da consapevolizzazione, che può essere spiacevole, ma è sicuramente benefica per la maturazione della consapevolezza, la salute e la vita in generale. Tra l’altro, si tratta prevalentemente di stati pesanti che erano repressi e di cui ci si inizia rendersi conto più profondamente. Per favorire il divenire veritiero, è importante cercare di testimoniarli senza identificazione e non utilizzarli come indicatori della propria “particolarità spirituale”, come strumento per attirare l’attenzione (sono già mesi che “mi fa male” il quarto chakra; quanta sofferenza sto buttando fuori, da mesi oramai…). L’identificazione con la sofferenza (processi della mente che si identificano con altri suoi processi) e l’ “entrare nel sogno della sofferenza”, è un ottimo modo per abortire la pienezza della vita e schiacciare se stessi e altri nell’inferno della sofferenza. (2005 www.andreapangos.it)

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Due tipi di sofferenza (2005)

Ci sono due tipi di sofferenza:
– la sofferenza che è il risultato del divenire ingannevole, è quel- la che produce altra afflizione e potenzia i meccanismi comportamentali, emotivi e concettuali inerenti alla sofferenza. È una disfunzione che stimola l’aggravarsi dello stato mentale. Questo tipo di sofferenza può essere definito come infernale o della mente infernale (poco consapevole);
– la sofferenza che è una conseguenza del divenire veritiero, è quella che è un effetto collaterale della consapevolizzazione. Essendo in funzione della crescita della consapevolezza, è benefica, a patto che la mente non tenda a identificarsi con essa (segmenti di mente che tendono a identificarsi con altri suoi segmenti) e produca così sofferenza non illuminante. Questo tipo di sofferenza può essere denominato come purgatoriale o della mente purgatoriale, che sta maturando per divenire mente Paradisiaca.

La sofferenza non evolutiva uccide la bellezza della vita.

Soffrire così non è inutile, è nocivo.
Soffrendo così rovini la tua e altrui vita.
Soffrire così ostacola il divenire, individuale e collettivo.
Destati dalla sofferenza non evolutiva.
Svegliati all’Amore, anche attraverso l’afflizione evolutiva.

(2005 www.andreapangos.it)

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La sofferenza non evolutiva – serve? (Brano del 2005)

La sofferenza non evolutiva – serve? (Brano del 2005)

Consapevolizzandosi, la mente può anche soffrire, ma la sofferenza non deve essere lo stato predominante nel lungo periodo. Quando l’afflizione porta a ulteriore pena e non al trascendimento della stessa, non si sta sicuramente progredendo nella consapevolizzazione.
Alcune menti credono addirittura che sia necessario soffrire per divenire veramente, che la sofferenza fa maturare e che sia uno stato naturale. Invece la sofferenza non conseguente alla consapevolizzazione fa ammalare, ostacola il divenire veritiero e rovina la vita. La sofferenza può essere benefica soltanto quando è una conseguenza della consapevolizzazione. Lo è nella misura in cui avvicina all’Amore.
La sofferenza esclude l’Amore e invalida la vita. Per poter veramente aiutare il prossimo e Amarlo come se stessi, è indispensabile liberarsi dal giogo della sofferenza non evolutiva.

La sofferenza non evolutiva – serve?
Certo che serve.
La sofferenza serve veramente?
Veramente, tutto serve a qualcosa.
E allora, a che cosa serve la sofferenza non evolutiva?
A star male – A farsi del male – A fare del male.
Allora perché soffrire?!
Già – perché soffrire?!

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Cerchiamo la Felicità, perché?

Cerchiamo la Felicità, perché?
Cerchiamo la Felicità perché Identità esperienziale.
Cerchiamo la Felicità perché Verità esperienziale.
Cerchiamo la Felicità perché la Siamo in Verità.
Cerchiamo la Felicità perché Vera Identità.
Cerchiamo la Felicità perché TrovarLa significa TrovarSi.
Cerchiamo la Felicità perché Libertà esperienziale.
Cerchiamo la Felicità perché senza afflizione.
Cerchiamo la Felicità perché Pace.
Cerchiamo la Felicità perché Amore.
Cerchiamo la Felicità perché senza attaccamento.
Cerchiamo la Felicità perché Integralità esperienziale.
Cerchiamo la Felicità perché senza sperimentazione di dualità.
Cerchiamo la Felicità perché senza esperienza di separazione.
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L’IO E DIO – (2004)

DIALOGHI CONSAPEVOLIZZANTI  (2004)

L’IO E DIO – (Dialogo primo)

-Dio esiste?

-Cosa intendi come Dio?

-Cosa intendo come Dio?! Intendo Dio. Chiaro che intendo Dio!

-Chiaro che intendi Dio, solo che non ti è chiaro cosa intendi come Dio!

– ???

La parola Dio è soltanto un termine. A che cosa ti riferisci con il concetto Dio? Dio non è certamente la parola Dio.

-A cosa mi riferisco con la parola Dio?!

Già, a cosa ti riferisci con la parola Dio?

-Uh! Quante volte ho utilizzato la parola Dio, senza nemmeno sapere a cosa mi riferivo con essa. A dire il vero, non lo so nemmeno ora, in questo preciso istante.

Ma come?! Con la parola Dio non ti riferivi a Dio?!

-Sì, sì! Certo che mi riferivo a Dio, ma senza sapere cos’è Dio e scambiando Dio con la parola Dio. Dio non può essere una parola!

Saremmo messi veramente male, se Dio fosse soltanto una parola.  

-A dire il vero, so a che cosa mi riferivo con la parola Dio…

???

– Mi riferivo, al creatore del mondo e dell’uomo, ma ora mi rendo conto che si trattava soltanto di idee e di immagini che mi ero fatto riguardo a Dio.

Proprio così: concetti, concetti e ancora concetti su Dio con i quali ti sei occultato la Conoscenza di Dio.

-Ma allora Dio si può conoscere?!

!!!

Allora aiutami a conoscerlo!

Il cammino è iniziato.

-Grazie di avermi aperto gli occhi. Il mio cuore batte pieno di gratitudine per te e le tue parole. Infine, conscio di comprendere di non comprendere che cosa sia Dio, ti chiedo di Illuminarmi. Illuminami ti prego!

Chi vuole essere illuminato?

-Io! Chiaro che io!

Tu chi? Chiaro che non ti è chiaro chi sei!

-Non mi è chiaro chi sono?

Sapendo chi sei, molto probabilmente non ti saresti chiesto, come invece hai appena fatto: Non mi è chiaro chi sono? La parola io, è soltanto una parola e non è certo ciò che tu sei.

-Eh già, la parola io è soltanto una parola, come soltanto una parola è la parola Dio. Io non sono certo una parola e la parola Dio non è sicuramente Dio di per sé.

E chi è, secondo te, Dio di per sé?

– ???

!!!

-La parola io è comunque molto simile alla parola Dio.

Sì, è la parola io è molto simile alla parola Dio, ma l’io è infinitamente dissimile da Dio. 

-Fortuna che non sono soltanto la parola io. Sfortuna che non sono Dio.

Chi ti garantisce che non sei Dio?

– ???

!!!

-Vuoi forse portarmi a credere che… (non oso nemmeno dirlo)?

E pensarlo, invece?

– ?!?

!!!

-Sarei messo veramente male, se fossi soltanto una parola, solamente la parola io.

Ora sei messo proprio male, più precisamente la tua mente è messa molto, ma molto male, ebbra di idee fuorvianti su te stesso.

-Sono messo proprio tanto male?

-La tua mente allucinata è messa proprio male. Come Dio invece, sei messo infinitamente bene.

-Come Dio sono messo molto bene?

!!!

-Non vorrai mica dirmi che sono Dio?!

-Hai sentito che lo hai detto?! E pensare che poco fa hai affermato che non osavi nemmeno dirlo.

– ?!?

Chiarisciti chi sei e ti sarà chiaro chi è Dio! Dissolvi la miriade di idee fuorvianti che hai su di te, più precisamente su ciò che immagini di essere. Con esse celi Te stesso a te stesso.

-Me stesso a me stesso?!

– !!!

-Ma allora, chi sono io?

– Ottima domanda! Chi sono in Realtà io?: questo è il quesito fondamentale da porsi; che la ricerca della risposta sostanziale diventi la tua occupazione principale.

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