Cosa significa comportarsi bene?

Nel riflettere sul proprio comportamento, se ci siamo comportati in modo congruo, come dovuto, è utile porsi le seguenti domande. Dovuto a chi?Dovuto per chi, chi è che agisce, perché agisce così? Dovuto perché?Che esempi di vita sono coloro che determinano,tramandano, le regole comportamentali?Quanto sono consapevoli?Sono ingranaggi schiavi dell’inconsapevolezza familiare ecollettiva, oppure esempi di Consapevolezza, Libertà, Autenticità?Sono vite in funzione della realizzazione DivinUmana, oppure in funzione della meccanicità animalumana?Sono esempi di Vera Realizzazione oppure di realizzazione falsata, qualitativi o scadenti realizzatori di falsità? Ogni vita è automaticamente esempio e l’imitazione regnasovrana nella decadenza dettata dall’inconsapevolezza.E noi, che esempio siamo? Cosa riflettiamo, come riflettiamo, cosa stimoliamo a riflettere, quanto aiutiamo altri a riflettere giustamente? Quanto favoriamo il loro esprimere laLuce che Superiormente Sono?

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Fare ciò che si desidera non significa necessariamente farsi bene e fare del bene, anzi.

Fare ciò che si desidera? 

Fare ciò che si desidera non significa necessariamente farsi bene e fare del bene, anzi. Eseguire ciò che si desidera significa seguire i desideri. Nel caso di desideri di bassa levatura significa venire eseguiti dai desideri, nel senso che mancando un perno identitario qualitativo, si viene giocati, invece di giocare consapevolmente con la Manifestazione, in funzione dell’Illuminazione. 

I desideri negativi, ostacolanti l’Umanizzazione, non fanno certo parte del meglio, ma, eventualmente, significano ciò che solo immaginiamo essere il meglio. Se fare ciò che si desidera significasse sempre anche fare e farsi del bene, la qualità della vita di chi fa, perlomeno in buona parte, ciò che desidera sarebbe migliore. 

Sicuramente migliora, invece, la vita di chi realizza i desideri giusti, Umanizzanti, anche perché migliora lui stesso in quanto vita. 

Enorme è la differenza tra il realizzare consapevolmente desideri evolutivi e l’essere fagocitati meccanicamente da desideri negativi. La capacità di realizzare desideri deleteri potrebbe anche sembrare positiva, perché permette di ottenere il voluto, ma in verità permette di degradarsi e degradare, denigrare denigrandosi. In questo senso, il concetto di alta biodegradibilità non ha certamente un valore positivo, perché l’agente degradante è il male ignoranza esistenziale. 

Desiderare bene significa anche desiderare il Bene per tutti, consapevoli del fatto che il bene fa male al male: il bene può essere riconosciuto anche dal fatto che indebolisce il male. Per migliorare la vita è necessario migliorarsi, siamo anche la vita stessa. Se vogliamo divenire veramente migliori, basandoci su parametri Umanizzanti, dobbiamo desiderare potentemente il bene sempre maggiore, per realizzarci come sempre maggior bene. 

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È giusto fare ciò che si sente? Il primo passo che si dovrebbe fare seguendo il concetto di fai ciò che senti, dovrebbe essere sentire di dover migliorare il proprio sentire, spiritualizzandolo.

Fare ciò che si sente?

È giusto fare ciò che si sente, a patto di sentire qualitativamente. Il primo passo che si dovrebbe fare seguendo il concetto di fai ciò che senti, dovrebbe essere sentire di dover migliorare il proprio sentire, spiritualizzandolo. Per chi è posseduto da contenuti inferiorizzanti, l’idea di fare ciò che sente, può facilmente diventare una falsa giustificazione per sfogarli, pensando si tratti della strada della liberazione, verso la libertà. In effetti, si tratta di una liberazione, ma di demoni interiori, che attirano demoni esteriori. La liberazione dai demoni è cosa ben diversa dalla liberazione dei demoni. Chiediamoci: quali e quanti demoni, interiori ed esteriori, ci suggeriscono la liberazione dei demoni, perché possano acquisire maggior libertà, a prezzo della nostra maggior schiavitù?

Il peggio di se stessi non va certamente nutrito esprimendolo. Il peggio va affrontato consapevolmente, con un profondo lavoro spirituale, per far posto al meglio. Tra l’altro, esprimendo il peggio di noi stessi, possiamo facilmente diventare esempio negativo per chi è schiavo di contenuti negativi, e trova in noi la giustificazione per poterli esprimere.

La libertà di espressione si acquisisce elevandosi. La vera libertà è libera dal bisogno di esprimersi bassamente. Il bisogno di dover esprimersi bassamente è indice di schiavitù, la Liberazione esige l’Elevazione. La maturazione spirituale non consiste certo nel tradurre patologicamente i contenuti, consci e inconsci, in reattività animale, corrotta dalla capacità concettuale atta a studiare i modi per realizzarla.

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Superare giustamente i traumi emotivi

I traumi emotivi vanno certamente risolti, ma non bisogna cadere nel tranello di porre la ricerca e soluzione dei traumi come priorità del lavoro su stessi, altrimenti si rischia fortemente di girare in circolo, percorre molta strada spostandosi pero, effettivamente, molto poco. La direzione è verso l’Illuminazione e la soluzione dei traumi va presa come fermata del bus durante il viaggio, altrimenti si rischia di scendere alla fermata scambiandola per Arrivo e non arrivare mai a Destinazione; il vero viaggio è verso il Centro, non sulla circonferenza: il Punto Centrale è la Vera Circonferenza. 

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Il Cosmo si fonda sull’Amore, che è il Signore Cosmico. Negare la Creazione significa rendere più difficile la realizzazione dell’Essere Amore.

Negare la Creazione, oppure la Manifestazione, come indicato da alcuni insegnamenti spirituali, può esprimere nichilismo sia sintropico (illuminante) che entropico. Illuminante, nella misura in cui aiuta a scoprire l’Origine Sussistente, a prescindere dalla Manifestazione. L’approccio più appropriato alla Creazione è, comunque, la sua valorizzazione in modo che possa fungere da strumento per il trascendimento. La soluzione è trascendere, non negare. Trascendere significa anche risolversi come inferiore, per scoprirsi come superiore. Trascendere è crearsi superiormente, in modo da poter generare continuità di coscienza su piani esistenziali superiori. Considerando l’Origine (Esistenza Originale – Coscienza Originale) come Unica Realtà, è del tutto lecito definire irReale, la Creazione, ma anche la Manifestazione in generale. Chiaramente, per avere le idee chiare, è necessario definire nitidamente cosa si intende come Manifestazione e come Creazione. La definizione di Manifestazione può basarsi sulla definizione dell’Origine. Secondo il modo di intendere di questo testo, l’Origine è Ciò che esiste a prescindere da tutto il resto, cioè da tutto ciò che è espressione della stessa Origine, intesa come: Esistenza Originale – Coscienza Originale. La Manifestazione è cioè Tutto tranne l’Origine. In sintesi, la Manifestazione è l’insieme di Spirito e Natura, che si creano dal potenziale dato dall’Origine, quando essa polarizza parte del potenziale infinito che l’Origine stessa rappresenta. La Creazione è, invece, un aspetto della Manifestazione, più precisamente della Natura. La Creazione inizia con la fecondazione della Natura da parte dello Spirito. Tale fecondazione dona nascita al Cosmo che è il Figlio. In questo modo lo Spirito diventa, anche, Padre, mentre la Natura diventa, anche, Madre. Lo Spirito e la Natura sono immanifesti rispetto alla Creazione, ma sono manifesti rispetto all’Origine. La Creazione avviene nell’ambito del Figlio, che come Amore è il Fondamento della Creazione che avviene in Lui: Noi Stessi in quanto Amore. La Creazione è spesso definita irReale, oppure illusione, anche perché il termine sanscrito Maya, che originariamente significa Creazione, viene interpretato anche come: illusione. La Creazione esige diversi strati di densità materiale, cioè di rallentamento delle vibrazioni, per questo di diminuzione della luce. Così si creano i cosiddetti veli di Maya, che vengono spesso denigrati, perché visti come ostacoli per il Divino, senza nemmeno considerare che tutto è Divino, tranne Dio: Dio è l’Origine, tutto il resto non può derivare che da Dio, perciò è Divino. I cosiddetti veli di Maya andrebbero interpretati come scalini ascensionali, grazie ai quali può avvenire l’elevazione della coscienza. Immaginiamo una scala con cento gradini, che permettono di raggiungere una vedetta dal quale si può gustare una vista meravigliosa. Immaginiamo ora, invece, che al posto dei cento gradini ci sia uno scalino soltanto. Potremmo lo stesso raggiungere la vedetta? Non è un paragone proprio esatto, perché gli scalini inferiori della Creazione sono la conseguenza del processo di involuzione, cioè della “discesa della coscienza”. Gli scalini esistenziali sono cioè creati dall’alto in basso, non potrebbero esserci quelli inferiori senza quelli superiori: i gradini inferiori sono frutto di Coscienze Superiori. Nostro scopo è fruire di questi gradini esistenziali come scalini evolutivi. Tra l’altro, senza i veli, scalini, di Maya, non ci potrebbe essere la differenziazione necessaria per l’individualizzazione della coscienza. Intendere come problema un’opportunità evolutiva è certamente un ostacolo. I veli di Maya vanno intesi giustamente, per essere trascesi. La maturazione spirituale è integrazione che porta anche a scoprirsi come Tutto. Porta cioè anche a riconoscersi come Manifestazione intera, oltre che come Origine. Negare la Manifestazione è perciò un modo di negare un aspetto fondamentale di Se Stessi, la Manifestazione, appunto. La Creazione non è certamente un orpello esistenziale. La Creazione è lo Spazio Evolutivo, l’ambito dei cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra. La Creazione ha uno profondo scopo, che riguarda direttamente noi stessi in quanto evoluzione cosciente di sé. L’Identità Reale, cioè che siamo in Realtà è: Coscienza Originale – Beatitudine, Esistenza a prescindere dalla Manifestazione e ivi contenuta Creazione. Chiaramente, in quanto Origine (Identità Reale) esistiamo a prescindere da ogni maturazione spirituale, che però serve a realizzarci come specifica individualizzazione di Ciò che in Realtà Siamo. La Creazione è anche passaggio da apparente disordine a realizzazione di sempre maggior ordine. Apparente disordine, perché il disordine è una fase di un piano ben strutturato verso sempre maggior ordine, di un segmento cosmico nell’ambito del Progetto Cosmo. Non collaborare all’ordinamento della Creazione è piuttosto semplice, basta non rispettare le proprie, pertanto anche altrui, esigenze evolutive: ricordiamo che il Cosmo si fonda sull’Amore, che è il Signore Cosmico. Negare la Creazione significa rendere più difficile la realizzazione dell’Essere Amore. Negare la Creazione, o peggio ancora, la manifestazione, può essere un terreno molto fertile sul quale produrre accidia, coltivare sofferenza, materializzare disfattismo, giustificare frustrazioni, negare l’importanza di realizzarsi per far apparire positivamente la propria non realizzazione, sostituire i fatti con le parole per darsi ragione. Ricordiamoci che possiamo confutare l’importanza dell’esistenza, ma non negare fondatamente l’esistenza, ogni nostra negazione è possibile proprio grazie al nostro esistere. L’irRealtà della Creazione non la rende senza valore o negativa . La Creazione è Natura informatizzata dallo Spirito, perciò è inevitabilmente valore. L’importante è valorizzarla, che significa anche comprendere bene ciò che è ingiusto, vale a dire anche perché lo è, ingiusto. La Creazione è irReale perché non autoesistente, non perché inesistente. Affermare che la Creazione non esiste, significa automaticamente confermare la sua esistenza, visto che la struttura psicofisica che lo afferma ne fa parte. Dire che il tempo non esiste significa validarne l’esistenza, i concetti sono inscindibili dal tempo. La Creazione esiste come illusione, irRealtà: esiste effettivamente, ma non Realmente perché, appunto, non autoesistente. andreapangos.it

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Maya e i suoi veli: perché secondo alcuni la Creazione non è Reale?

La Creazione è spesso definita irReale, oppure illusione, anche perché il termine sanscrito Maya, che originariamente significa Creazione, viene interpretato anche come: illusione. La Creazione esige diversi strati di densità materiale, cioè di rallentamento delle vibrazioni, per questo di diminuzione della luce. Così si creano i cosiddetti veli di Maya, che vengono spesso denigrati, perché visti come ostacoli per il Divino, senza nemmeno considerare che tutto è Divino, tranne Dio. I cosiddetti veli di Maya andrebbero interpretati come scalini ascensionali, grazie ai quali può avvenire l’elevazione della coscienza. Immaginiamo una scala con cento gradini, che permettono di raggiungere una vedetta dal quale si può gustare una vista meravigliosa. Immaginiamo ora, invece, che al posto dei cento gradini ci sia uno scalino soltanto. Potremmo lo stesso giungere la cima? Chiaramente è un paragone non proprio esatto, perché gli scalini inferiori della Creazione sono la conseguenza del processo di involuzione, cioè della “discesa della coscienza”. Gli scalini esistenziali sono cioè creati dall’alto in basso, non potrebbero esserci quelli inferiori senza quelli superiori. Nostro scopo è fruire di questi gradini esistenziali come scalini evolutivi. Tra l’altro, senza i veli, scalini, di Maya, non ci potrebbe essere la differenziazione necessaria per l’individualizzazione della coscienza. Intendere come problema un’opportunità evolutiva è certamente un ostacolo. I veli di Maya vanno intesi giustamente, per essere trascesi. andreapangos.it

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Dio è veramente in noi? Cosa significa che Dio è in noi?

Affermare che Dio è in noi significa pensare che siamo più grandi di Dio, cioè che Dio è un oggetto proiettato da noi soggetto; un’assurdità soprattutto se consideriamo che il concetto di Dio andrebbe usato primariamente per indicare l’Origine, che è l’Infinito Originale, senza nemmeno Espressione.

Si tratta di una falsità che può comunque essere temporaneamente utile, una specie di stampella, medicina per guarire dall’idea di un Dio esteriore. L’importante è affrancarsi il prima possibile da tale stampella, scoprendo che, inteso come Origine, Dio è l’Identità Reale: Ciò che si è Realmente, come “Elemento” Immanifesto, non come entità manifesta. 

L’Origine è adimensionale e nell’esprimere il Proprio Potenziale crea Dimensionalità, che con il proprio svilupparsi crea contenitori contenenti contenuti sempre più limitati-limitanti: Dimensionalità che in nessun caso tange l’Origine Stessa. 

L’idea che Dio è in noi va bene soltanto fino a un certo punto, anche perché Originariamente Dio è senza punto alcuno. 

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