Come vivificare i concetti spirituali e generare vivi concetti evolutivi?

L’inizio del percorso spirituale può essere visto anche come sostituzione di concetti ordinari con concetti spirituali. È naturale che inzialmente i concetti spirituali vengano utilizzati senza essere veramente vivi per il ricercatore, anche perché sono in gran parte acquisiti da altri. La vitalità dei concetti aumenta con il grado di consapevolezza, cioè dal livello esistenziale in cui vengono elaborati, ma anche creati.

La sola sostituzione dei concetti di minor qualità con concetti di maggior qualità esistenziale, è un fatto positivo di per sé, ma meglio ancora se si tratta della soglia per il mondo della vivificazione dei concetti. Per evitare di traslare la meccanicità concettuale dai concetti ordinari ai concetti spirituali, è importante maturare la concettualità consapevole, realizzando la capacità di esprimersi concettualmente da gradi sempre maggiori di coscienza – consapevolezza.

Vivificare i concetti conosciuti significa illuminarli con la Luce del Superiore. Vivificarli dovrebbe essere inteso anche, soprattutto, come avvicinamento alla capacità di generare vivi concetti vivificanti. I concetti veramente vivi non sono, infatti, quelli che abbiamo acquisito da altri e che poi abbiamo illuminato grazie al maggior grado di coscienza-consapevolezza. I concetti veramente vivi, sono per noi quelli che scaturiti dalle intuizioni del Vuoto mentale, elaboriamo poi in modo idoneo, trovando-generando significati evolutivi, basi di ulteriori significati che aiutano la propria e altrui evoluzione.

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Vuoto mentale: Indipendenza dal pensiero e indipendenza del pensiero

            L’indipendenza concettuale è determinata primariamente da due fattori: grado di indipendenza dal pensiero e grado di indipendenza del pensiero.

            Il primo riguarda la capacità di pensare consapevolmente, che nel suo aspetto più elevato implica la Coscienza Integrale, quindi l’alternanza Estinzione – Vuoto mentale – Pensiero consapevole.

            Il secondo fattore, il grado di indipendenza del pensiero è determinato dalla capacità di definire precisamente i fenomeni, argomentando giustamente le proprie definizioni, tendendo ad esprimere verità e non a cercare consenso. Le verità possono apparire insensate a chi subisce il senso falsato della vita che infetta la maggioranza. La collettività fuorviata da concetti sbagliati è un lebbrosario a cielo aperto.

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L’Amore non è mai malato, malato può essere solo il modo di intendere l’Amore.

Percepire il mondo nella Luce dell’Amore è Naturale,

l’Amore è l’Essenza dell’Universo.

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L’Amore non è mai malato,
malato può essere solo il modo di intendere l’Amore.

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L’Amore è senza desiderio, desidera l’Amore.

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L’Amore è intramontabile,
il Sole Stesso splende grazie all’Amore.

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L’Amore è senza proprietari, Essere Amore è la Sua unica proprietà.

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L’Amore andato è il Presente non vissuto.

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Amore, Illuminazione spirituale, legge di attrazione

I problemi indicano incapacità esistenziali, che possono essere intese come capacità di sottostare a leggi inferiori, tra cui l’azione inferiore della legge di attrazione, che attira miseria evolutiva, invece di prosperità spirituale – materiale.

La legge di Attrazione non è un optional per nessuno. Ciò che attiriamo è un indicatore molto affidabile del nostro grado di (ir)responsabilità – (in)consapevolezza.

Attiriamo molto più ciò che siamo, che ciò che desideriamo, anche se, chiaro, i desideri sono un’espressione di parte di ciò che siamo. Quanto mi conosco per davvero? Sono consapevole di non essere uno, ma decine, centinaia di io, ognuno con i suoi desideri, concetti? Conosco i blocchi, le paure, le ferite emozionale, i pregiudizi, che mi impediscono di attrarre anche ciò che è veramente positivo per me? Sono consapevole che certe cose non posso attrarle, oppure posso attrarle, ma non realizzarle, perché il Me Superiore impedisce al me inferiore di fuorviarsi in modo eccessivo?

Responsabilizzarsi significa anche corrispondere sempre più all’Amore, che è il Vero Piano della Legge di Attrazione, l’Amore è il vero Magnetismo Cosmico. L’ego dovrebbe utilizzare la Legge di Attrazione per entrare più profondamente nell’orbita dell’Amore, fino a dissolversi, in modo che dove c’erano tenebre ed ombra ci sia Luce. Cercare di utilizzare la legge di Attrazione per realizzare scopi egoici è un controsenso: l’Amore è senza egoismi ed egocentrismi.

Il ricercatore della Piacevolezza Massima, che è la Beatitudine, fruisce della Legge di Attrazione in modo verticale, in modo da venir attirato verso l’Alto, per Elevarsi, Radicandosi. Voler utilizzare la Legge di Attrazione in senso orizzontale, senza Elevazione-Radicamento, significa voler aumentare la quantità dell’inferiore, moltiplicando i piaceri effimeri, parzializzarsi.

L’edonismo, in quanto filosofia di vita della ricerca del piacere, può risolversi soltanto nell’Illuminazione. Soltanto Amore e Beatitudine sono Esperienzalità Piene, il parziale è sofferenza. Inteso nel senso evolutivo del termine, l’edonismo inteso spiritualmente, è anche il percorso del superamento del bisogno di appagamento sensoriale, perché già si è l’Appagamento Amore – Beatitudine, bastante a Se Stesso.

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La cosiddetta zona di confort è, in effetti, una zona di sopportazione sopportabile, di obbligato adeguamento alla parzialità.

Assumersi la responsabilità significa anche decidere di rinunciare all’inferiore. Va considerato che una volta realizzato ciò che prima era superiore, lo stesso può essere un ostacolo per ulteriore progresso, perciò rappresenta l’inferiore per il potenziale superiore.

Rinunciare all’inferiore in nome del superiore, può creare conflitti, dispiacere, resistenze, ma è sicuramente positivo. A causa della brutta abitudine di perpetuare cattive abitudini, gli spiacevoli effetti positivi possono essere catalogati come eventi negativi. Il percorso spirituale può essere caratterizzato da elementi molto spiacevoli, anche perché obbliga a liberarsi da limitazioni dalle piacevoli sembianze, facenti magari parte della cosiddetta zona di confort. Per l’eroinomane è molto più piacevole continuare a drogarsi, rispetto a iniziare a disintossicarsi: piacevole non è sinonimo di positivo, spiacevole non significa per forza negativo.

Lo stesso concetto di zona di confort è potenzialmente molto abbagliante. Non si tratta, infatti, di una vera e propria zona di confort. La Vera Zona di Confort è lo Stato Illuminato, la Coscienza Integrale. La cosiddetta zona di confort è, in effetti, una zona di sopportazione sopportabile, di obbligato adeguamento alla parzialità, come ben sa chi ne riconosce le limitazioni: la prigione può anche essere d’oro, ma è pur sempre una prigione.

L’Identità Reale (Verità – Pura Coscienza – Beatitudine) è Libertà, l’uomo nasce per nascere veramente, realizzare di Essere già Libertà, in Realtà. Se la zona di confort fosse veramente confortevole, non ci sarebbe nessun bisogno di uscirne. Il solo fatto che si possa uscire dalla zona di confort indica che è una limitazione esistenziale, una regione di là della quale c’è un altro mondo. La Vera Regione Esistenziale è senza esteriorità, è molto ragionevole tendere alla non dualità Coscienza Integrale. Zona di confort è un modo specifico di esprimere il concetto stupefacente: mal comune mezzo gaudio, che in verità significa: afflizione collettiva.

Il culto della sofferenza è ipnosi dolorosa al punto sbagliato, perché a causa dell’assuefazione al patimento, impedisce di scorgere l’enorme croce di sofferenza, che ogni individuo mediamente consapevole porta, non soltanto sulla spalla. La vita ordinariamente consapevole è una Via Crucis senza possibilità di Risurrezione, è una negazione della propria finalità: la Risurrezione Illuminazione e Oltre.

Il culto della sofferenza è un ambito in cui l’effettivamente spiacevole viene scambiato per veramente piacevole, ma è un piacevole solo apparentemente. Rispetto all’Amore-Beatitudine, ogni esperienza è spiacevole, anche la gioia. Si tratta comunque di un fraintendimento del tutto naturale, fisiologico, per l’iNaturale esistenza meccanica. Fisiologico pe la vita caratterizzata dalle apparenze, tra l’altro da concetti soltanto apparentemente giusti sulla sofferenza.

Da una parte, l’idea che la sofferenza è salvifica, perché più si soffre più si è vicini al Paradiso. Colossale fraintendimento legato anche al non comprendere giustamente il concetto di sacrificare, che basilarmente significa: rendere sacro, cioè Illuminare spiritualmente. Sacrificarsi veramente significa tendere veramente al Paradiso, come spunto per Essere Uno con il Padre, che non è questione di Unità, ma di uguaglianza qualitativa.

Dall’altra parte, l’edonismo inteso come parzializzazione esistenziale, perché tendente a soddisfare i piacere sensoriali, invece di agire sull’Integrazione, per realizzare il Piacere Integrale Amore Beatitudine, dal quale esprimersi sensorialmente in modo consapevole, nobilitando la funzione sensoriale, non essendone schiavi.

         La decisione di rinunciare all’inferiore è di fondamentale importanza, ma ancor di più importante è l’attuazione concreta della rinuncia: il Trascendimento dell’inferiore, la piena consapevolezza che esistiamo a prescindere da ciò che abbiamo trasceso, la piena consapevolezza che ciò che prima magari ritenevamo fondamentale, era un peso che aggravava la nostra posizione sulla bilancia della Giustizia Cosmica. Responsabilizzarsi è la via verso l’Illuminarsi, divenire senza gravità alcuna. Il trascendimento è cessazione di se stessi in quanto fuorilegge cosmico su un determinato piano esistenziale. Essere Coscienza Integrale è Essere Legge di per Sé, Giudice senza giudizio: il Responsabile è Uno Zero.

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Non bisogna fermarsi all’accettazione. L’accettazione è il superamento del rifiutare, ma è pur sempre una questione di egocentrismo.

Oltre l’Accettazione

         L’accettazione è un processo positivo rispetto al rifiuto, ma non bisogna fermarsi all’accettazione. La verità risiede nella chiarezza del constatare consapevolmente che non poteva essere, accadere, diversamente, altrimenti non ci sarebbe stato l’avvenimento in questione.

         Come espresso precedentemente, l’inevitabilità di ciò che è stato non deve essere però una scusante per non tendere a migliorare il futuro, nel senso di: tutto è destinato, non posso cambiare niente. L’ineluttabilità vale per il passato, non per ciò che sarà. Migliorandoci possiamo migliorare le ineluttabilità future. Ricordiamoci però, che il miglioramento andrebbe visto sempre in funzione dell’Umanizzazione. Del miglioramento fa parte il passare dalla dualità rifiuto-accettazione, all’unicità del constatare consapevolmente della Consapevolezza Integrale, quindi senza dualità.

         Accettazione e rifiuto sono scelte, anche se molto spesso di bassa qualità, perché non determinate dal giusto discernimento, bensì da reattività, meccanismi. La possibilità di scelta andrebbe nobilitata dalla scelta di maturare la capacità di scegliere sempre meglio. Migliorare la qualità delle scelte è un elemento fondamentale dell’Umanizzazione, rappresenta anche la nobilitazione del fruire dell’aspetto Intelligenza dell’Io Superiore.

         L’accettazione è il superamento del rifiutare, ma è pur sempre una questione di egocentrismo limitante. È come se l’onda accettasse ciò che ha prodotto l’oceano nel suo insieme, come se l’Oceano dipendesse da lei.

         La Consapevolezza Integrale né accetta né rifiuta le condizioni, ma le constata senza turbamento, consapevole che il suo solo osservarle può migliorarle, in senso Umanizzante. Può, inoltre, se lo reputa necessario, intervenire in modo specifico per migliorarle ulteriormente. Chiaramente, constatare consapevolmente il male, non significa ritenere che il male vada bene, anzi l’idea: il male va bene è una contraddizione in termini. La Consapevolezza Integrale è il Bene potentemente in azione per favorire maggior bene.

Quattro prospettive

         Sintetizzando, abbiamo quattro tipi di visione, reazione o azione .

         L’onda che rifiuta lo stato dell’Oceano, che afferma: non accetto che l’Oceano sia così.

         L’onda che accetta lo stato dell’Oceano, pensando: accetto le cose per come sono.

         L’onda che constata l’Oceano per com’è, consapevole che in quel dato momento[1] non può essere diversamente, e che lei può soltanto immaginare di rifiutare o accettare.

         L’Oceano[2] che si constata per Ciò che È.

[1] Più precisamente, nel momento precedente, perché la constatazione riguarda sempre momenti precedenti alla constatazione stessa.

[2] Inteso anche come Consapevolezza Integrale, perché tutto ciò che si può constatare fa parte dello spettro della consapevolezza.

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Nel suo aspetto massimo, l’empatia è sensibilità invulnerabile: Amore e Beatitudine sono perennemente senza turbamento.

L’empatia è la capacità di sentire l’altro. La Coscienza Integrale è anche Sentire Tutto come Se Stessi Totalità. Maturare l’empatia è quindi uno dei passaggi fondamentali per realizzare la Coscienza Integrale, che però è oltre l’empatia ordinaria: sente l’altro senza esperienza di separazione e, anche, senza esperienza di diversità da Sé. La Coscienza Integrale Sente l’altro direttamente come aspetto di Sé, senza la barriera Io – altro da me.

            La Coscienza Integrale è autoEmpatia – sperimentazione di Tutto come Se Stessi, perché è anche Amore – Beatitudine. Nel suo aspetto massimo, l’empatia è pertanto sensibilità invulnerabile: Amore e Beatitudine sono perennemente senza turbamento. L’Empatia Integrale è SentirSi Amore e Beatitudine. L’Empatia Integrale è il rapportarsi della Coscienza Integrale con un suo specifico segmento.

            Possiamo classificare l’empatia in tre gradi distinti: empatia del compatire, empatia della compassione consapevole, empatia dell’Amore – Beatitudine.

            L’empatia del compatire è caratterizzata dall’identificazione dell’empatico con la sofferenza dell’altro, il che porta a soffrire maggiormente chi prova empatia.

            L’empatia della compassione consapevole, più semplicemente: compassione consapevole, deriva dalla capacità di constatare la sofferenza altrui, senza però che questa influenzi particolarmente l’empatico. La compassione consapevole è di per sé aiuto a chi soffre.

            L’empatia dell’Amore-Beatitudine, è l’empatia che scaturisce dalla Coscienza Integrale, cioè dalla consapevolezza di Essere il Tutto, in cui avviene un evento di sofferenza. In questo, non c’è alcun calo del grado di consapevolezza dell’Empatico, non scompare la Coscienza Integrale. Ciò rende possibile un influsso trasformante molto potente, con l’Amore-Beatitudine che allevia concretamente la sofferenza altrui. La Coscienza Integrale sperimenta tutto come Se Stessa, come Unico Uno, o meglio ancora Unico Zero, ma può scorgere nettamente in sé segmenti di Se Stessa, in questo caso la persona sofferente. Va considerato che l’influsso della compassione consapevole e dell’Empatia Integrale può anche stimolare picchi di afflizione nella persona in questione, ma si tratta di afflizione Umanizzante, cioè di sofferenza derivante da purificazione e consapevolizzazione.

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